Letteratura: voce dell’interiorità

Quante volte, tu studente, hai alzato gli occhi al cielo e sbuffato di fronte ad una poesia di Leopardi oppure ad una novella di Boccaccio?

Molto spesso si tende a guardare alla letteratura come un mondo che non ci appartiene, un qualcosa distante da noi anni luce, una materia puramente legata all’ambito scolastico, ma se ci fermassimo a riflettere, scopriremmo che in realtà non è così.

Nella letteratura confluiscono la storia e la filosofia, a volte essa si intreccia con la scienza e la psicologia, spaziando tra i più disparati ambiti come la politica e la religione; trattando dei temi più comuni sino ai temi più insoliti e particolareggiati in un numero a dir poco infinito; a volte parla di realtà, altre ancora di sogni e fantasia, racconta di storie senza tempo ma soprattutto dell’essenza dell’uomo.

La letteratura è cambiata nel corso dei secoli e continua a mutare nel tempo: cambia il contesto storico, cambiano i temi, cambiano i lettori, cambia la sua funzione, cambiano gli stessi artisti…ma ciò che resta immutato è ciò che ne sta alla base, che sia in prosa o in versi, la letteratura consiste nel mettere nero su bianco le proprie emozioni, emozioni che sono comuni ed universali.  

La letteratura è maestra di vita, ci trasmette importanti valori e preziosi insegnamenti, essa spesso rappresenta la luce del faro che guida gli uomini ed uno specchio, nel quale riconoscersi e ritrovarsi: vi è una sola certezza, qualsiasi emozione l’uomo sia in grado di provare, ci sarà sempre qualcun’altro là fuori che ha provato, prova o proverà la medesima sensazione.

Pensiamo per esempio a Dante e Petrarca, ai poeti stilnovisti o ancora all’elegia latina d’amore, ad autori come Catullo, Properzio, Tibullo ed Ovidio: chi, cuore sognante, almeno una volta, leggendo una loro poesia, non si è ritrovato nelle loro parole o ha provato le stesse sensazioni, come se qualcuno avesse fatto magicamente dono al nostro cuore del potere di parlare o avesse collegato il nostro petto ad una macchina in grado di trascriverne i sussulti?

E quante volte ci siamo sentiti estranei al mondo, come pesci fuor d’acqua, in conflitto con una società che non ci rispecchia e dalla quale ci sentiamo esclusi esattamente come ci raccontano Goldoni; i poeti romantici, a partire da Goethe fino ad arrivare a grandi personalità come Foscolo e Leopardi oppure ai poeti post unitari come gli Scapigliati, i famosi poeti maledetti o gli stessi autori del Decadentismo come per esempio Pascoli e D’annunzio? E quanto ci ha spiazzato sapere che in fondo, ogni uomo prova questo stesso sentimento?

La lista non finisce qui: avreste mai pensato che a formulare il pensiero “la felicità è nell’attesa” sia stato Giacomo Leopardi? Nonostante la cattiva reputazione, Leopardi è uno dei più suggestivi autori della letteratura italiana, poiché la sua filosofia ruota attorno al motivo centrale tipicamente romantico dell’infelicità dell’uomo e del male di vivere, tematica che si presenta molto moderna e vicina ad ognuno di noi, sulla quale l’autore si è a lungo interrogato, proprio come ogni uomo, motivo per il quale ha saputo catturare l’attenzione e l’ammirazione di ogni lettore.

Qualsiasi studente a cui chiederete quale sia il suo autore preferito della letteratura latina vi nominerà sicuramente Orazio e Seneca: è innegabile che il tema del tempo da loro trattato, con la sua semplicità, fa sì che le loro poesie diventino promemoria di un aspetto che spesso, soprattutto noi ragazzi, sottovalutiamo;ogni attimo è prezioso perché il futuro è imprevedibile e incerto e proprio per questo non dobbiamo sprecarlo.

Chi invece di fronte al mondo pirandelliano, che strega e incuriosisce, fatto di maschere, inganni e apparenzenon ha pensato “caspita, è proprio vero”? Come l’autore stesso afferma “Siamo uno, nessuno e centomila”ed è triste pensare come la sua filosofia di pensiero rispecchi perfettamente il mondo che ci circonda: indossiamo tutti delle maschere, crediamo di essere un’unica persona, ma in realtà appariamo in tanti modi a seconda della prospettiva di chi ci sta attorno, sebbene di fatto una volta tolta la maschera siamo nessuno…siamo attori costretti a recitare la nostra vita su un palcoscenico e costretti ad indossare le tante maschere che ci hanno affibbiato.

Diamo invece uno sguardo al teatro, a Goldoni ed Alfieri, che sebbene distino da noi qualche secolo, sono portatori con le loro opere di valori ancora oggi molto attuali.

Purtroppo infatti, proprio come descrive Goldoni, sempre più persone si interessano soltanto delle apparenze e non della sostanza e oggi più che mai nella nostra società, nel 2020, non c’è posto per valori, ideali, sentimenti puri e innocenti ma solo per il valore dell’utile e del guadagno, per il quale moltissimi uomini sono pronti a fare di tutto, determinando il prevalere dell’ipocrisia e dell’egoismo.

Anche il concetto alfieriano di lotta tra eroe e tiranno è profondamente radicato nell’umanità, in ognuno in modo differente, motivo per il quale assume molteplici interpretazioni. Se scaviamo più a fondo vedremo che ognuno di noi è protagonista di un conflitto interiore che ci vede schierarci contro le nostre ansie, angosce, paure e tormenti: potremmo infatti identificare il tiranno come i nostri limiti o tutto ciò che ci rende deboli, fragili, che ci fa sentire inadeguati, ciò che provoca in noi frustrazione, dolore, tristezza e che ci impedisce di realizzare i nostri desideri e raggiungere la nostra felicità.

Soffermiamoci anche sul teatro latino, in particolare su Terenzio, che si fa portavoce di uno dei valori più importanti ma soprattutto attuale che ci sia, l’ humanitas: la naturale predisposizione e solidarietà verso gli altri, un concetto così profondo e articolato, che l’autore riesce a riassumere nella frase “homo sum humaninihil a me alienum puto”, cioè “sono un uomo dunque tutto ciò che è umano, mi riguarda”, frase che inevitabilmente ci porta a riflettere a fondo, soprattutto in questo buio periodo di dolore e sofferenza.

Il concetto di humanitas che verrà poi rappresentato e direttamente incarnato da Enea, protagonista dell’opera più importante di Virgilio e trattato da Seneca, che nella sua dichiarazione poetica “homo, sacra res homini” (“l’uomo, cosa consacrata all’uomo”) e la metafora della volta ad arco, raggiunge il suo valore più alto, rappresenta quasi un’inno alla solidarietà, un invito alla filantropia e alla fratellanza tra gli uomini, che oggi, in un mondo fatto di odio e violenza, è più moderno che mai.

La letteratura non deve essere vista come nozioni e poesie di imparare: non va quindi ripetuta e memorizzata, ma interiorizzata: bisogna immergersi nelle parole, nei testi, nelle poesie e nei romanzi, perché studiare letteratura non vuol dire solo studiare il pensiero di uno scrittore, ma prima di tutto, studiare il pensiero di un altro uomo che prova emozioni e sentimenti esattamente come noi.

Mi piace definire la letteratura come anima e cuore impressi su carta, come due enormi occhi in grado di osservare e raccontare di vita e di umanità in una prospettiva universale e senza tempo.

La bellezza della letteratura è la bellezza di un fiore eterno, destinato a non appassire mai.

Sabrina Di Carlo

Lascia un commento