Da sempre vediamo i sogni come un grande mistero della nostra vita quotidiana e abbiamo inventato le storie più intriganti e disparate per dare loro senso e significato. Durante il corso della storia, molti, tra scienziati e filosofi, hanno tentato di spiegare il fenomeno dei sogni e la sua “utilità”, ricevendo non poche critiche e contestazioni.
Sono giunte fino a noi fonti che testimoniano l’interesse per il tema del sogno; la più datata risale a 1500 anni prima di Cristo, all’interno delle scritture cuneiformi (sistema di scrittura arcaico con cui molti popoli rappresentavano elementi legati alla regalità, al potere e all’esperienza religiosa). Nella Bibbia, invece, i sogni sono associati alla divinazione, a messaggi precisi, vividi e lineari (ad esempio la figura di Giuseppe, figlio di Giacobbe, che, interpretando con l’aiuto di Dio il sogno del faraone, predice i periodi di abbondanza e di carestia, salvando il popolo d’Egitto). Nella Grecia Antica, il sogno assume una funzione terapeutica: coloro che manifestavano sintomi di malattie mentali venivano portati in luoghi isolati e bui, chiamati “grotte dei sogni”, dove restavano a sognare a lungo. Una volta riportati alla luce del giorno, i malati raccontavano i propri sogni e le proprie visioni ai sacerdoti, che effettuavano, infine, dei rituali (psico-catarsi) per purificarli. Questo rapporto tra i sogni e la salute si protrarrà a lungo, fino al Medioevo. Ma il primo a ipotizzare che i sogni fossero legati all’attività psichica fu il filosofo e psicoanalista Sigmund Freud, che attraverso la sua opera più importante e imponente, intitolata L’interpretazione dei sogni pone, alla fine del XIX secolo, le basi della psicoanalisi, spiegando che i sogni rappresentano uno sfogo ed esprimono l’inconscio del sognatore, in particolare i desideri rimossi durante la veglia. Ad oggi, a circa 120 anni dalla pubblicazione della sua opera, la scienza sta cercando di trasformare il mistero dei sogni in una vera materia di studio ma ancora non è chiaro se questi abbiano qualche specifica funzione o se siano invece un fenomeno a sé, un semplice sottoprodotto del sonno. Alcuni, come Allan Hobson, psichiatra di Harvard, celebre per i suoi studi sul sonno REM (Rapid Eye Movement – stadio del sonno ricco di sogni caratterizzato da rapidi movimenti oculari), sostengono che i sogni non abbiano nessuna funzione specifica e li ritengono solo una conseguenza secondaria del funzionamento notturno del cervello, che forma spontaneamente queste immagini a partire da alcuni segnali del tronco encefalico. Altri, come lo psicologo e filosofo finlandese Antti Revonsuo e lo psicologo Mark Blagrove, credono fortemente nella teoria delle waking-dreaming continuities (continuità veglia-sogno) ovvero quella teoria secondo cui contenuti di ciò che sogniamo sono connessi in modo significativo agli interessi, alle passioni e alle preoccupazioni della vita quotidiana. Quindi i sogni hanno un significato celato? Sono le esperienze giornaliere che condizionano i nostri sogni? Ma il dubbio più insormontabile è: a cosa ci serve sognare e soprattutto cosa sogniamo? I ricordi dei nostri sogni possono essere molto nitidi o vaghi e imprecisi; in entrambi i casi, questi ci immergono in un mondo immaginario composto da emozioni scaturite da situazioni quotidiane e da esperienze vissute. Inoltre, essi non ci dicono niente di rivoluzionario, però, ci permettono inconsciamente di sentirci liberi di esternare stati d’animo come ad esempio paura e gioia. Molto spesso sogniamo situazioni particolarmente negative, rielaboriamo le questioni che ci turbano da svegli, probabilmente per cercare di adattarci, di trovare una soluzione, di difenderci dai nostri “nemici”, di prepararci al meglio alla disapprovazione sociale (forse l’incubo peggiore dei giovani) e alle sconfitte. Sogni molto comuni ad esempio sono la caduta nel vuoto, l’impossibilità di parlare, come se non si avesse più la voce, e l’annegamento. In pratica il sogno stesso gioca in modo creativo con le nostre esperienze, collegando ricordi passati con quelli presenti e manifestando in qualche modo la nostra intimità e la nostra personalità nel sogno. Naturalmente succede anche di sognare situazioni gradevoli e positive, dove ci sentiamo liberi di esternare il desiderio di vivere come vorremmo, felici e pieni di vita. Spesso capita persino di sognare delle situazioni che affronteremo nella realtà (i cosiddetti sogni premonitori) e il sogno diventa quindi uno strumento che permette di anticipare in modo approssimativo eventi che hanno legami con il nostro inconscio. I sogni sono, dunque, una macchina formidabile per l’elaborazione di scenari surreali e metaforici, potenzialità che sembrano illimitate. Penso, quindi, che sia abbastanza paradossale credere che i sogni non abbiano alcun significato: d’altra parte, perché l’evoluzione umana avrebbe selezionato una funzionalità del cervello priva di qualsiasi utilità? Lo studio dei sogni potrebbe essere la prossima tappa dell’evoluzione della psicologia o forse rimarrà uno dei tanti misteri dell’umanità. Tuttavia, ritengo che la bellezza del mondo onirico, così affascinanre, sia rappresentata proprio dall’alone di mistero che lo avvolge e che forse sarebbe meglio non venisse mai svelato. Per quanto possano essere belli, piacevoli, dolenti o tristi, i sogni rimarranno sempre qualcosa di criptico e personale.

“Nei sogni, la vita di tutti i giorni, con le sue fatiche ed i suoi piaceri, con le sue gioie ed i suoi dolori, non si ripete mai; al contrario, i sogni hanno lo scopo di liberarcene. Anche quando tutta la nostra mente è presa da qualcosa, quando siamo abbattuti da qualche profondo dispiacere, o quando tutto il nostro potenziale intellettivo è assorbito da qualche problema, il sogno non farà altro che entrare nella tonalità del nostro umore e rappresentare la realtà in simboli.”
(S. Freud , L’interpretazione dei sogni)
Antonio Santino
