Ludwig van Beethoven fu un compositore e pianista tedesco. Nacque il 16 Dicembre 1770 a Bonn (Germania) e sin da piccolissimo il padre ne sfruttò le potenzialità, imponendogli numerose ore di studio di pianoforte, insostenibili per un bambino; alla tenera età di 8 anni, Beethoven aveva già tenuto il suo primo concerto. Il progetto del padre era quello di usufruire delle doti del figlio per arricchirsi economicamente e raggiungere la fama come padre di un prodigio.
Era un uomo brutale, oltre che un alcolista, e numerosi sono gli aneddoti riguardo ai suoi atteggiamenti: si dice si divertisse ad umiliare e importunare il figlio, generando in lui non pochi traumi; non era raro che entrasse nella sua camera nel cuore della notte, per costringerlo a dar prova delle sue abilità musicali davanti ai suoi amici e conoscenti.
Accecato com’era dal desiderio di raggiungere il suo obiettivo, non si fece problemi a usare la violenza su Beethoven per piegarlo all’ubbidienza, e per molto tempo mentì circa la reale età del bambino, facendo credere che fosse più giovane di due anni per dare maggiore credito alla grandiosità del suo talento.
Solamente in età avanzata il pianista scoprirà la sua reale data di nascita.

Possiamo quindi constatare il difficile rapporto tra Beethoven e la sua famiglia, ma oltre ad essa dovette affrontare un’altra grande difficoltà: la sordità. Intorno all’età di 30 anni, Beethoven iniziò a soffrire di problemi di udito, e, poiché la sua condizione peggiorava giorno dopo giorno, decise di provare a costruire autonomamente dei veri e propri apparecchi acustici arcaici, nella speranza che compensassero la sua malattia, ma con scarsi risultati.
Ideò dunque dei metodi, alquanto bizzarri, che gli permettevano di sentire anche solo una singola nota.
Ad esempio tagliò i piedi del suo pianoforte, in modo tale da poter posizionare la tastiera sul pavimento, per poter successivamente appoggiare l’orecchio al suolo e sentire le vibrazioni delle note. Un altro espediente consisteva nel tenere tra i denti una bacchetta metallica che poggiava sulla cassa del pianoforte, per riuscire a percepire le vibrazioni.
Ma questi metodi, con il peggioramento della sordità, risultarono inutili, per questo il compositore, in uno stato di disperazione, vedendosi costretto a rinunciare al suo amato pianoforte, si trovò ancora una volta ad escogitare degli stratagemmi che in questo caso, però, avevano lo scopo di impedirgli di suonare.
Per esempio legò della corteccia umida alle sue braccia che, seccandosi produceva delle vesciche che gli impedivano di suonare per circa due settimane. Beethoven cominciò progressivamente ad isolarsi nel tentativo di nascondere la sua sordità a coloro che lo circondavano, pensando che, se fosse stato scoperto, avrebbe compromesso la sua carriera. Provò tanta frustrazione da tentare il suicidio nel 1802, ma, non riuscendo nel suo intento, decise di dedicarsi alla composizione.

Otto anni prima della sua morte (avvenuta nel 1827) la sordità diventò totale, ma nonostante questo continuò a comporre. Fu proprio in questo periodo, nel 1824, che compose la nona sinfonia, il capolavoro più celebre di tutta la sua vita.
Tutto questo ci fa comprendere non solo come Beethoven sia stato uno tra i compositore più grande di tutti i tempi, ma soprattutto quanto la musica possa essere di vitale importanza per un uomo.
Giulia Ravvolgi
