Sinner è l’eroe della nuova era del tennis, un colosso che rappresenta la speranza dei giovani che credono nello sport con passione, identificandosi in lui. Quest’anno è diventato bicampione con la vittoria dell’ Australian open e dello US open che poi hanno aiutato a diventare il Primo italiano numero 1 del mondo. In questo 2024, in cui ha continuato a vincere partite, arrivando a un bilancio di 65 vittorie e solo 6 sconfitte, si è guadagnato la prima posizione nel ranking ATP. Dopo questo fantastico inizio di stagione, il 10 marzo Sinner risulta positivo a un controllo antidoping durante il Masters 1000 di Indian Wells. Il secondo controllo positivo è del 18 marzo, dopo la semifinale persa nello stesso torneo contro Carlos Alcaraz. In entrambi i casi sono stati trovati livelli simili di Clostebol, con una concentrazione nelle urine nel primo caso di 86 picogrammi per millilitro, e nel secondo di 76 picogrammi per millilitro: cioè una concentrazione inferiore a 1 miliardesimo di grammo per litro. E, secondo la versione fornita dalla difesa di Sinner, il riscontro è causato da una contaminazione avvenuta attraverso il suo fisioterapista Giacomo Naldi, che avrebbe massaggiato Sinner durante la settimana del torneo dopo aver usato il Trofodermin, un medicinale spray contenente Clostebol, per curare un taglio al mignolo della mano sinistra. La contaminazione durante i massaggi si spiegherebbe perché Jannik ha una forma di dermatite sui piedi e sulla schiena che gli causa spesso piccoli tagli e ferite sulla pelle. Il caso, che inizialmente non viene reso noto, condiziona la primavera-estate di Sinner, al centro di altre polemiche quando rinuncia ai Giochi Olimpici di Parigi 2024 per una tonsillite. La prima sentenza sul caso arriva il 20 agosto, poco prima degli US Open: il tribunale sportivo assolve il tennista italiano spiegando che la concentrazione di clostebol trovata nelle sue urine è da definirsi “bassa”. Per il tribunale Jannik non ha “alcuna colpa o negligenza” nell’assunzione del farmaco e l’assoluzione piena ha consentito a Sinner di evitare squalifiche di ogni genere. Jannik ha dovuto rinunciare soltanto a 400 punti in classifica, i punti che ha guadagnato al Masters 1000 perdendo in semifinale, e ha dovuto pagare una multa di 300mila euro. E dopo questo caso ha licenziato il suo preparatore atletico Umberto Ferrara e il suo fisioterapista Giacomo Naldi.
Con la chiusura della vicenda sembrava tutto più sereno per Sinner. Ma a rovinare il finale di stagione c’è la Wada, acronimo di World Anti-Doping Agency, un’organizzazione internazionale creata al fine di promuovere e coordinare la lotta contro il doping nello sport. La Wada gioca un ruolo importante nel mantenere l’integrità e l’equità nello sport, promuovendo i principi di lealtà e correttezza tra gli atleti e La sua attività è fondamentale per garantire che gli sportivi competano in condizioni eque e che i risultati delle competizioni siano rappresentativi delle reali capacità degli atleti.
Il 26 settembre la Wada pubblica un comunicato in cui motiva così la scelta: “È opinione dell’agenzia che la constatazione di ‘nessuna colpa o negligenza’ non fosse corretta ai sensi delle norme applicabili”. L’agenzia antidoping non crede a quanto detto dall’atleta e dal suo team, e per questo avanza al tas una richiesta di squalifica tra uno e due anni. La vicenda continua a far discutere e sta dividendo il mondo del tennis tra colpevolisti e innocentisti. Intanto il numero 1 del mondo sta rispondendo alle polemiche sul campo, avendo vinto come ultimo torneo il Six Kings Slam in Arabia Saudita, battendo il suo vero e proprio rivale, Carlos Alcaraz. Non si ferma, però: il tennista italiano ha come obiettivo da qui a fine stagione quello di vincere le Atp Finals di Torino e di riconfermare la vittoria della Coppa Davis a Malaga, in attesa che il Tas di Losanna esprima la sentenza.
Gabriel Verdone
