I social e l’intuizione di Pascal

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Stiamo per entrare nel 2025, sono passati quattro anni dall’epidemia da Covid-19, che ci ha costretti all’isolamento forzato nelle nostre case, e oggi, che in realtà siamo liberi di uscire, muoverci e relazionarci con le persone come vogliamo, ci troviamo sempre più isolati e distanti tra di noi a causa dell’uso smodato dei social. Questo luogo di rifugio virtuale ha trovato un enorme impulso all’uso nel periodo della pandemia, quando ognuno di noi ha dovuto affrontare il proprio vuoto interiore e trovare nuove strategie per ripartire, facendo però leva su esempi sbagliati.

Esattamente quattrocento anni fa, un filosofo francese di nome Blaise Pascal aveva intuito che l’uomo affronta i suoi problemi, come l’angoscia, la tristezza e la noia, cercando un mezzo più solido per uscirne.
Secondo Pascal, l’uomo si rifugia nel “divertimento” per sfuggire dall’infelicità, creata per la mancanza di passioni e così si ritrova a sentire il suo niente, il suo vuoto interiore. Il desiderio di “scappare” da queste sensazioni per non pensare alla propria condizione interiore porta l’uomo a ricercare varie forme di svago o soltanto un’occupazione, ma questa continua ricerca per trovare la “felicità” fa sì che l’individuo non viva nel presente, ma in attesa del futuro. Ma tentando sempre di essere felici, è inevitabile che non lo saremo mai.

Blaise Pascal - Wikipedia

Quattrocento anni fa, Pascal aveva descritto la fragilità dell’uomo e, fino ad oggi, non abbiamo fatto tesoro dei suoi insegnamenti, anzi ripetiamo i nostri sbagli. In preda a questa sensazione di vuoto creata nel periodo del Covid, ci siamo rifugiati in un mondo virtuale, che sicuramente ci avrà aiutato lì per lì a vivere “normalmente”. Questo mondo virtuale si è piano piano integrato nella nostra vita, e ora è diventato indispensabile. I social media sono diventati lo specchio delle nostre insicurezze, dei nostri desideri nascosti e della perfezione sempre ricercata in noi stessi e nelle nostre vite. Siamo così costantemente attratti e interessati a sapere ciò che accade di nuovo ogni singolo secondo, da non renderci conto che, in fondo, stiamo solo sprecando il nostro tempo. L’aspetto negativo più grande dei social è la crisi d’identità che la maggior parte degli adolescenti è costretta a sperimentare. Molto spesso si tende a imitare ciò che si vede pur di sentirsi parte integrante ed integrata della società. In questo modo compiamo delle scelte discutibili, mettendoci nei panni di qualcun altro, senza mai mostrarci per quello che siamo davvero. Veniamo calati in un mondo pieno di stereotipi da sempre presenti, come ad esempio che magrezza e altezza sono sinonimo di bellezza, o che ricchezza è sinonimo di felicità, e questo ci porta a vivere in uno stato di malessere sia psicologico che fisico. La maggior parte degli adolescenti, infatti, vive sempre sotto pressione, sentendosi continuamente giudicati ed inferiori e, pur di rispettare “quei canoni”, modificano il proprio modo di essere. La soluzione di Pascal è di prendere consapevolezza del vuoto che cerchiamo di riempire,confrontandoci con le nostre emozioni e cercando un equilibrio tra il mondo reale e il mondo digitale.

Vanessa Militano

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