Il concetto di musicoterapia come disciplina scientifica si sviluppa solo all’inizio del
secolo XVIII: il primo trattato di musicoterapia risale alla prima metà del Settecento a
cura di un medico musicista londinese Richard Brocklesby.
Da tempo sappiamo come la musica può agire sugli stati d’animo e sulle emozioni
grazie alle sue doti rilassante e stimolante. La musicoterapia è una disciplina basata
sull’uso della musica come strumento terapeutico e, soprattutto, negli ultimi anni la
scienza si è concentrata sulla possibilità di sfruttare le virtù della musica come
terapia complementare, soprattutto nelle condizioni parafisiologiche.

Nel tempo sono stati studiati e confermati gli effetti benefici della musica, sia
sulle funzioni cognitive che su quelle fisiologiche dell’uomo. Oggi può essere
associata con successo alle terapie psichiatriche: l’ascolto e il canto
possono ridurre, ad esempio, i sintomi della schizofrenia e controllare gli
stati di agitazione associati alle demenze, migliorando la qualità di vita dei
pazienti. Alcuni risultati scientifici indicano che la musicoterapia può aiutare i
bambini con disturbi dello spettro autistico migliorando le loro abilità
nell’interazione sociale e nella comunicazione verbale. La terapia musicale
può essere utile anche nelle patologie come l’afasia o l’amnesia, permettendo
al paziente di comunicare emozioni con un linguaggio non-verbale. La
musicoterapia viene realizzata grazie al sostegno di un musicoterapeuta
qualificato che per intraprendere un percorso terapeutico con i pazienti, deve
avere competenze psicologiche e mediche certificate, oltre ad avere
un’esperienza nel campo della musica.

Le modalità di approccio del terapeuta possono essere di due tipi:
Musicoterapia attiva (suonare): l’interazione avviene tramite la produzione
diretta di suoni utilizzando la voce, gli strumenti musicali o dei semplici
oggetti.
Musicoterapia recettiva (ascoltare): si basa sull’ascolto di brani musicali.

Ognuno di noi si serve della musica per stare meglio, ognuno di noi la
interpreta a modo proprio, ognuno di noi ha una propria definizione di
quest’arte, che è in grado di suscitare emozioni di ogni genere, allora mi sono posta
una domanda: “cosa è la musica per noi?”. Per rispondere a questo
interrogativo, ho posto la stessa domanda a una decina di persone di età
compresa tra i 16 e i 30 anni, ed ecco le risposte più interessanti:
“La musica l’ho sempre definita terapeutica soprattutto quando si è soli
perché è proprio in questi casi che si è costretti ad ascoltare sè stessi
dunque a conoscersi e ad accettarsi. Se dovessi trovare una parola per
identificare la musica direi: salvezza”
(Davide G.)
“ La musica per me rappresenta una sorta di universo parallelo…”
(Chiara L.)
“La musica ci permette di evadere dal qui e ora che ci circonda e ci
permette di proiettarci nel passato o nel futuro; nel passato per farci rivivere
ricordi, emozioni, nostalgie, profumi d’infanzia, e nel futuro per proiettare tra
le note musicali i nostri desideri più intimi.”
(Roberto)
“ La musica permette di vedere le cose con una prospettiva diversa”
(Alessandro A.)
“ La musica è espressione di sé e del proprio io, dell’interiorità dell’individuo,
è una liberazione, un elemento indispensabile del quotidiano.”
(Melissa M.)
“Musica: un’unica esperienza naturale ed eterna capace di accomunare e
riunire chiunque nel mondo.”
(Chiara M.)
Per concludere posso affermare che siamo tutti essere musicali, che la
musica scorre nelle nostre vene più di quanto noi possiamo immaginare e
che è diventata essenziale come l’aria che respiriamo, la musicoterapia
pertanto è destinata ad assumere un ruolo sempre più importate
nell’educazione e nella cura dell’individuo e della società in cui vive.
Vanessa Militano
