Nella puntata di giovedì 25 Aprile, del programma di Geppi Cucciari “Splendida Cornice”, su
Rai 3, scopro di una bambina di nome Flora, che a soli 14 faceva già la staffetta partigiana.
Nel suo intervento durante la trasmissione, la donna di ormai 94 anni racconta delle
peripezie che con il cuore in gola da bambina affrontava, correndo per i boschi
dell’Appennino tosco-emiliano. Si ricorda, infatti, negli ultimi sedici mesi di guerra come
l’intervento delle bande partigiane abbia consentito l’inizio di quella guerra di liberazione
dall’occupazione nazista, e nel contempo, di resistenza contro il collaborazionismo fascista,
segnata per l’appunto dalla data del 25 Aprile del 1945.
Per portare a compimento tale opera i partigiani dunque dovevano vivere in
clandestinità, nascosti nelle cantine o negli appartamenti di qualche sostenitore della
resistenza o, come detto prima, rifugiati in qualche nascondiglio in montagna.
Con il supporto della mamma, e con piccoli giochi d’astuzia, la piccola Flora recapitava ai
partigiani messaggi da far arrivare necessariamente di gruppo in gruppo; talvolta nascosti
nelle scarpe, altre fra le ciocche di capelli raccolti in due trecce.
La piccola più volte rischia di imbattersi in pattuglie di tedeschi; Flora armata di spavalderia li
affronta, non rischia di farsi beccare, così finge per esempio di recapitare i sigari per il
nonno.

La crudeltà di quegli uomini, però, non risparmia nessuno, e Flora scopre infatti che una sua
amica, staffetta come lei, è stata torturata e uccisa; poco dopo aver appreso di questa
notizia per lei sembra essere giunta la fine.
Racconta infatti che, forse grazie alle parole di troppo di una spia, una volta lei stessa fu
fermata e fatta spogliare restando con appena le mutande addosso: nello sfilare via le
scarpe il messaggio nascosto rischia di saltare fuori. Non succede mai, e Flora sembra
esser soggetta a un miracolo che le consente di recapitare il messaggio e tornare dalla
famiglia sana e salva.
Nel 1944, con l’intervento degli alleati americani, Flora e i suoi genitori furono fatti
sfollare con un viaggio terribile in quello che allora era il campo profughi più grande
d’Italia: Cinecittà. A guerra finita trovarono la loro casa distrutta, ma la famiglia era di
nuovo unita dopo il ritorno dei due fratelli di Flora dalla guerra. In seguito al suo
matrimonio, Flora si trasferì a Bologna e lavorò nella bottega di famiglia.
Narra di questo e tanto altro la pellicola documentario dal nome della piccola partigiana,
uscito nelle sale il 21 Aprile, fondamentale a tenere viva la voce di chi è riuscito a non
farsi elidere da una parentesi così crudele della nostra storia. Così come lo è l’impegno
della stessa Flora che alla sua veneranda età continua a cercare il confronto con le
nuove generazioni, testimoniando nelle classi di piccoli Italiani che invece oggi sentono
da lontano l’eco delle tragedie in Palestina, in Ucraina, in Yemen, Siria.

Questo è prova del fatto che gli uomini consentono ai fatti di ripetersi nonostante la crudeltà di essi, e
ogni errore non può fare da lezione.
Fabiana Curatolo
