La tragedia dello Shuttle Columbia

1 febbraio 2003, 3:30 del mattino (Eastern Standard Time). I controllori di volo del Centro
di controllo missione Houston iniziarono il loro turno. Allo stesso tempo, in orbita,
l’equipaggio dello Space Shuttle Columbia iniziava le procedure per il rientro. Alle 8:10 fu
approvata l’accensione dei motori per la deorbitazione; alle 8:15:30 l’equipaggio eseguì la
manovra con successo e alle 8:44:09 lo Shuttle rientrò nell’atmosfera a 120 chilometri dal
mare. Ma qualcosa non andò come previsto: un danno al sistema di protezione termica
sull’ala sinistra dell’orbiter permise all’aria calda di entrare e iniziare a fondere la struttura
d’alluminio. 4 minuti e mezzo dopo l’entrata nell’atmosfera, un sensore iniziò a registrare
quantità anomale di sforzo sull’ala sinistra, ma i suoi dati non furono trasmessi né
all’equipaggio né a Houston. Lo shuttle iniziò a ruotare verso sinistra come risultato
dell’aumento della forza d’attrito sull’ala, ma questo non fu notato da nessuno a causa
delle correzioni del sistema automatico di volo.
Alle 8:53:46 il Columbia sorvolò la costa della California a circa 23 volte la velocità del
suono, 70 km d’altezza sul mare e con una temperatura esterna di circa 1500 °C. Appena
entrò nello spazio aereo californiano, alcuni pezzi si staccarono dalla struttura esterna e
da Terra era visibile un alone luminoso in cielo che lo circondava. Alle 8:58:21 un pezzo
del sistema di protezione termico si staccò dall’orbiter e atterrò in Texas: l’equipaggio fu
avvisato del danno qualche secondo dopo e scoprì che lo stato del carrello di atterraggio
sinistro era ignoto. L’attrito dell’ala sinistra fece ruotare ancora di più la navicella fino ad
una posizione critica.
Alle 8:59:32 si persero i contatti con il Columbia. Si pensa che la perdita di controllo del
veicolo sia iniziata qualche secondo dopo a causa della perdita di pressione idraulica.
Iniziò a volare secondo una traiettoria parabolica, molto più ripida della precedente di
atterraggio. L’accelerazione sperimentata dall’equipaggio incrementò da 0.8g a 3g
causando confusione e disorientamento, ma non perdita di conoscenza. Alle 9:00:03
l’autopilota fu sostituito dal controllo manuale, indicando quindi che almeno uno dei due
capitani era ancora cosciente a quel tempo. Alle 9:00:18 il Columbia iniziò un processo
catastrofico di disgregazione e la registrazione dei dati on-board cessò. Alle 9:00:25 la
parte anteriore e posteriore si separarono: l’aumento repentino dello “strappo”, cioè della
variazione di accelerazione, portò l’equipaggio a sbattere contro i muri interiore del fuso,
portando a una depressurizzazione del compartimento dell’equipaggio per le 9:00:35. I
pezzi dell’orbiter continuarono a sfaldarsi in pezzi più piccoli e per le 9:35 tutti i detriti
erano atterrati.

Tutti e 7 i membri dell’equipaggio morirono. I loro resti lasciano intuire che la
depressurizzazione mista all’aumento di temperatura abbia causato loro ferite fatali. Era la
seconda volta che una missione Shuttle finiva in tragedia: prima di questa il 28 gennaio
1986 lo Shuttle Challenger esplose in volo dopo appena 73 secondi dalla sua partenza,
provocando la morte di tutto il suo equipaggio. Il disastro del Columbia è l’ultimo dei 5
incidenti mortali avvenuti durante il volo spaziale dal 1967 fino ad oggi: in totale, le vittime
ammontano a 15 astronauti e 4 cosmonauti.

Le indagini sul disastro portarono a capire che il danno considerevole all’ala sinistra era
colpevole della distruzione del Columbia: analizzando i video del decollo, gli investigatori
scoprirono che un pezzo d’imbottitura si staccò dopo 81.7 secondi dal bipiede sinistro e
colpì i pannelli dell’ala sinistra a una velocità di circa 800 km/h 0.2 secondi dopo,
causando il danno al sistema di protezione termica. Come conseguenza del disastro, il
programma Shuttle fu sospeso fino al 2005, quando la missione STS-114 iniziò con il
lancio di Discovery durante il quale 16 pezzi di imbottitura abbastanza grandi furono
dislocati, portando la NASA a investigare sul problema per evitare una terza catastrofe
Shuttle. Per risolvere il problema alla radice, nella missione successiva STS-121
rimossero la rampa di imbottitura.

Nel gennaio 2004 il presidente Bush annunciò la “Visione per l’Esplorazione Spaziale”,
auspicando il completamento del progetto Shuttle entro il 2010 per sostituirlo dai “Veicoli di
esplorazione con equipaggio” per viaggiare sulla Luna e su Marte. Inoltre, la NASA ha
istituito il NASA’s Day of Remembrance, ricorrenza commemorativa che si celebra ogni
anno l’ultimo giovedì di gennaio volta ad onorare i membri della famiglia della NASA che
hanno perso la vita promuovendo la causa dell’esplorazione e della scoperta, come quelli
dell’equipaggio dell’Apollo 1, Challenger e Columbia. Per ricordare nello specifico le
vittime di questo tragico incidente, la NASA ha montato una placca (in foto) contenente i
nomi dei 7 membri dell’equipaggio sul retro del rover Spirit, atterrato su Marte nel 2005.

Lorenzo Montano

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