I mille volti della Luna

Sin dall’alba dei tempi l’uomo si interroga sulle questioni più profonde della propria esistenza mentre contempla il cielo notturno e le sue luci immortali, oggetto di leggende, misteri e… arte!

La Luna, lo sa bene l’artista, non è solo un ingombrante elemento che riempie passivamente il nostro cielo insieme alle stelle, ma è ciò che lo adorna con la propria luce e la propria bellezza, facendone il palcoscenico di uno spettacolo tanto affascinante quanto misterioso: quello della notte.

Eppure l’artista non si deve limitare ad imprimere i colori della Luna su una tela o a tramutarne in parole il fascino: deve, piuttosto, percepirne il potere simbolico, un potere che va oltre la sua natura.

Perché, diciamocelo, la Luna, di fatto, non è altro che un’enorme roccia che vortica intorno al nostro pianeta e si occupa di illuminare le nostre notti; sta all’artista superare l’oggettività e dare una voce e un senso a quello che diventa un vero e proprio personaggio delle sue storie, siano esse in forma di dipinti, canzoni, poesie o racconti.

Ne La pagina bianca, ad esempio, il satellite terrestre è raffigurato nella sua pienezza a ricordare, per l’appunto, una pagina bianca: si tratta della Genesi dell’essere umano, la cui nascita è proprio come un foglio da riempire con una storia. La Luna si configura quindi come l’emblema della potenza e della creatività.

René Magritte, uno dei massimi esponenti della corrente surrealista, fa della Luna uno strumento per decifrare addirittura la condizione umana, attraverso le tele dai colori cupi, misteriosi e quasi inquietanti che caratterizzano la sua arte: secondo il pittore Belga, la Luna e l’uomo sono in qualche modo strettamente connessi fra loro.

O, ancora, ne I misteri dell’orizzonte, Magritte fa della Luna, stavolta rappresentata durante la sua fase calante, un invito all’uomo moderno a liberarsi della propria egocentrica visione del mondo. L’artista è chiaro: è arrivato il momento di tornare a casa, di rimettersi in contatto con la natura, dando il via a una profonda nonché necessaria introspezione.

Sono diverse poi le opere dell’olandese Vincent Van Gogh che hanno come protagonista la Luna o, più in generale, il cielo notturno: prima fra tutte la sua famosissima Notte stellata, quasi un sogno che, con i suoi mille colori, si sostituisce alla tela. Ma di grande rilevanza è anche la sua Luna che sorge; si tratta di un dipinto dal carattere intimo, personale, realizzato quando Vincent si trova recluso in una clinica psichiatrica e l’unico paesaggio che può permettersi di contemplare è quello al di là della piccola finestra della sua camera. La grandiosità di questa tela non risiede tanto nella particolare simbologia attribuita alla Luna, quanto ai tratti decisi, spessi, densi, quasi violenti di cui il pittore fa uso, specchio del tormento che proprio in quel periodo sta dilaniando la sua anima. La Luna, insieme al resto del paesaggio, diventa così un vero e proprio campo di battaglia, una valvola di sfogo per i sentimenti di Vincent.

Ma è in particolare nell’epoca del Romanticismo che la Luna, insieme a tutto ciò che della natura fa parte, diventa uno dei massimi oggetti dell’interesse degli artisti. È il caso di Caspar David Friedrich, pittore tedesco noto principalmente per il suo Viandante sul mare di nebbia, che si dedica alla realizzazione di una serie di opere che hanno come soggetto quel mistico connubio che lega indissolubilmente l’essere umano alla natura. Un essere umano che, totalmente immerso nella contemplazione della Luna e del cielo, cerca in tutti i modi di decifrare i misteri di un’esistenza sfuggente. L’esempio più chiaro di questa tendenza artistica è Uomo e donna contemplano la Luna, esposto all’Alte Nationalgalerie di Berlino.

E che dire, facendo un salto nella letteratura, di Giacomo Leopardi? Nella sua poesia Alla Luna, emerge tutta la passione che infiamma il suo animo; il giovane, contemplando la notte, ricorda l’anno passato: quello stesso giorno alla medesima ora, con le lacrime agli occhi aveva visto la stessa Luna rischiarare il cielo. Nonostante il tempo trascorso lei è sempre lì, incastonata tra le stelle, simbolo della natura amica-nemica di Leopardi.

O graziosa luna, io mi rammento

che, or volge l’anno, sovra questo colle

io venia pien d’angoscia a rimirarti:

e tu pendevi allor su quella selva

siccome or fai, che tutta la rischiari.

Federico Fiume

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