Cosa sta succedendo al gioco degli scacchi?

È recentemente terminato il primo mese del 2024 e lo storico gioco degli scacchi non è mai stato più popolare quanto adesso: nel corso degli ultimi anni, milioni di persone hanno almeno provato a giocarci per la prima volta o hanno ricominciato a farlo dopo aver iniziato durante l’infanzia o l’adolescenza grazie alla serie Netflix di successo del 2020 “La regina degli scacchi (The Queen’s Gambit)” e a youtuber di successo come GothamChess; proprio dall’inizio del secolo sino ad oggi, questo gioco ha subito un boom di innovazioni e informazioni acquisite grazie ai computer più moderni.

Fino al sedicesimo secolo nessuno sapeva veramente come giocare alla perfezione e nel diciannovesimo secolo iniziava un miglioramento di precisione nelle mosse ma molte facce del gioco restavano ancora ignote: le informazioni non potevano “viaggiare” facilmente e nessun robot poteva confermare le revisioni delle partite, che cambiavano alla lentezza di una lumaca: questo è come il gioco si è evoluto per numerosi anni. Ma adesso, nel 2024, gli scacchi sono basati così tanto sui computer da creare una minaccia esistenziale al gioco stesso. Difatti, nelle partite a cadenza standard che hanno sempre rappresentato la modalità principale, le posizioni delle aperture sono quasi completamente risolte, permettendo al giocatore di studiare e, soprattutto, memorizzare le posizioni per non avere difficoltà di fronte a possibili complicazioni poste dal giocatore con i pezzi bianchi: per questo motivo la differenza di abilità tra i primi 200 giocatori in classifica mondiale è sempre minore. È proprio come afferma Hans Niemann nel 2022: “Gli scacchi parlano da sé” (in lingua originale, “Chess speaks for itself”).

Come dimostrano anche le partite più recenti, le aperture di entrambi i giocatori sono allo stesso livello, motivo per cui si preferisce spesso un tempo di partita ridotto al fine di aggiungere imprevedibilità al gioco e provare a minimizzare il possibile vantaggio creato nelle aperture, ad esempio, da giocatori come Garry Kasparov, che attuava le più profonde e aggressive idee nelle sue mosse, creando uno stile di gioco universale. La rivalità tra Anatoly Karpov e Kasparov simboleggia indubbiamente l’ultimo scontro esistito tra due stili distinti di giocatori: uno era caratterizzato da un’imprevedibile “calcolatrice” di mosse brutali, l’altro da aperture che portavano ad una posizione più difensiva ed intuitiva per valorizzare al massimo ciascuno dei pezzi sulla scacchiera. Al giorno d’oggi tutto quesoot è scomparso proprio a causa dell’era dell’informatica e dei computer che arricchiscono il mondo degli scacchi grazie alla quantità di partite giocate in qualsiasi parte del mondo e in qualsiasi momento: grazie all’accesso ad internet ormai disponibile alla maggior parte della popolazione mondiale, si svolgono innumerevoli tornei online (tra i più importanti il “Titled Tuesday” e la “Speed Chess Championship”) o semplici partite online con giocatori casuali da tutto il mondo sui più grandi siti dedicati al gioco, quali chess.com, lichess.org… L’estensione del mondo scacchistico verso quello digitale comporta, però, la crescita di un problema già esistente, tutt’ora non facilmente risolvibile e protagonista della scena attuale internazionale anche nei tornei dominati dai più forti giocatori: barare utilizzando un computer o, più in generale, un dispositivo elettronico per giocare le mosse migliori in ogni situazione. Se ciò poneva già uno spiacevole problema per la FIDE (Federazione internazionale degli scacchi), con l’avvento di milioni di persone verso il gioco, adesso è ancora più complicato punire chiunque sia colpevole di questo grave atto di violazione delle regole, creando diffidenza anche tra i giocatori più forti.

Lo stesso Hikaru Nakamura, terzo giocatore in classifica, è stato recentemente accusato da un altro professionista che sospetta una violazione delle regole dopo aver osservato le sue 45 partite con cadenza rapida vinte consecutivamente senza sconfitte: questo esempio dimostra chiaramente la difficoltà nello scovare coloro che barano poiché, per quanto il sospetto possa risultare ovvio o inconfutabile, non è sufficiente per provare che quel giocatore stia realmente violando uno dei principi fondamentali del fair play. Nell’ultimo periodo la piattaforma chess.com, che conta più giocatori al mondo rispetto alle altre, ha risposto alla questione rinforzando le proprie politiche sul gioco leale e i controlli statistici delle partite vinte da ogni giocatore, ma purtroppo la corsa verso l’eliminazione di questo problema non vedrà alcun traguardo nel futuro a noi prossimo.

Omar Boukhalfa

Lascia un commento