Tame Impala: tra synth e indomabilità del tempo

Il progetto “Tame Impala” nasce dai “Dee Dee Dums”, band di Kevin Parker inizialmente
composta da lui e Luke Epstein. Dal 2015 Kevin Parker, però, prende il pieno comando
musicale del gruppo, iniziando a comporre e registrare ogni canzone da solo e facendosi
aiutare dai vari componenti esclusivamente per le esibizioni dal vivo. Il nome è un
riferimento all’impala, animale africano, dal punto di vista del contatto con un essere
vivente incontrato in natura e di questo breve momento di silenzio contemporanemanete
arricchito da un particolare livello di comunicazione spirituale tra l’individuo e l’animale
selvatico che, un attimo dopo, scappa e torna da dove è venuto. “Tame” trasmette quindi
l’idea di controllare gli aspetti selvaggi o indomiti della mente rappresentati dall’impala,
noto per la sua agilità. La combinazione di queste due parole nel nome del progetto solista
riflette il desiderio di Parker di creare musica che esplori la tensione tra ciò che è
controllabile e ciò che non lo è. Difatti l’intera discografia di Tame Impala è il resoconto del suo viaggio
personale nel tempo: l’artista, con i suoi album, ci guida attraverso la sua auto-riflessione
con “Innerspeaker”, l’isolamento con “Lonerism” e l’espressione di un cuore infranto con
“Currents”. Tra l’utilizzo di una chitarra elettrica e i cosiddetti “synth” o sintetizzatori, le
sue composizioni sono progredite insieme alla sua personalità verso un pubblico sempre
più vasto. Cinque anni dopo l’uscita di “Currents” pubblica il suo quarto album in studio,
“The Slow Rush”: quest’ultimo rappresenta anche un’importante lezione di vita che Parker
ha compreso collaborando con numerosi artisti quali The Weeknd o Kanye West.


Vuole, infatti, trasmettere l’importanza di non avere paura di aprirsi con gli altri, perché grazie a questi momenti possiamo svelare tratti nascosti dentro di noi che altrimenti sarebbero rimasti tali.
Servendosi di quest’ideale, l’autore si immerge negli oceani del tempo: passato, presente e
futuro. Il titolo stesso sottolinea la natura paradossale di esso: a volte si muove
lentamente, sembra non finire mai, mentre altre volte passa in un batter d’occhio,
costringendoci in entrambi i casi ad accettare i cambiamenti che avvengono nel nostro
percorso.

Nella canzone “Lost in yesterday”, ad esempio, si presenta il tema della nostalgia
come un vizio incorregibile di cui non possiamo fare a meno, della romanticizzazione del
passato e contemporaneamente il contrario: i nostri ricordi ci definiscono e dobbiamo
esserne grati (“’Cause if they call you, embrace them”), ma se ci trattengono nel presente è
necessario liberarsene (“If they stall you, erase them”) e crearne altri. In “Is It True” Parker
spiega la complessità di questo processo, di un cambiamento difficile dato
dall’inconsapevolezza di ciò che potrebbe succedere nel futuro in quanto la vita cambia e
con essa le persone che incontriamo; l’unica certezza è data dalla necessità di una scelta
imminente i cui effetti si verificheranno solo col passare del tempo (“Until we know what
the future holds”). La complessa ispirazione di Tame Impala nasce, quindi, dalla sua
concezione dei ricordi, che sembrano arricchirsi sempre di più col tempo, dettati da
relazioni umane, dall’essere ossessionati dalla nostalgia, l’ansia per il futuro e il vivere nel
momento per credere in sé stessi anche se tutto attorno a noi sembra crollare.

Omar Boukhalfa

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