La scuola giapponese e le differenze con l’Italia

La scuola Giapponese nel corso degli anni si è sempre distinta per la sua difficoltà e metodo
di insegnamento. Ma quali sono le principali differenze tra la scuola giapponese e quella
italiana e a che cosa sono dovute?
La scuola come luogo sociale
La scuola è per i giapponesi fin dalla primissima età il centro di ritrovo e di sviluppo dello
studente. È infatti qui che lo studente si forma e avvengono le attività sociali di
aggregazione. Queste attività si svolgono subito dopo il termine delle lezioni e sono
organizzate come club. La principale differenza rispetto alla scuola italiana, è che questi club
sono veri e propri luoghi di incontro per studenti della stessa scuola che possono seguire le
attività di loro interesse: spaziano da attività sportive a culturali o artistiche. La scuola di
norma con le attività pomeridiane può finire anche alle 19, molto diverso da una comune
giornata in Italia.
Come cita T., exchange student in Giappone, “In Italia spesso la scuola è solo un centro per
studiare e mancano nel pomeriggio attività sociali”. Il liceo Galilei nel tempo si sta
adoperando per organizzare attività pomeridiane nell’interesse degli studenti anche
attraverso i PON.
Un’altra differenza che viene vissuta dagli studenti italiani in Giappone è il senso generale di
rispetto nei confronti di ciò che è pubblico, infatti è dovere per tutti gli studenti pulire la
propria aula e gli ambienti scolastici comuni (そうじ). Questo serve a responsabilizzare e
ad insegnare sia il senso del dovere che il rispetto dei luoghi pubblici fin da piccoli.
La scuola è la punta di spicco dell’organizzazione della scoietà giapponese basata sul
rispetto e sul lavoro. Dagli occhi deli exchange students in Italia viene percepita come il
massimo esempio della loro efficenza da ci si può prendere spunto.

Composizioni delle classi
In Italia lo studente finita la terza media sceglie il suo indirizzo di studio (che esso sia:
scientifico, classico tecnico/professionale) e per 5 anni segue le lezioni insieme agli stessi
compagni. Al contrario la scelta di indirizzo in Giappone ,che avviene comunemente tra
materie scientifiche e umanistiche, viene fatta al secondo anno(dei comuni tre) pertanto
anche l’inserimento dello studente per la composizione delle classi avviene al termine del
biennio comune. Gli alunni successivamente possono essere divisi in base all’appello (es.
materie pratiche) o a bravura in una materia (matematica). Nelle scuole possono essere
presenti come in Italia ordinamenti speciali come scienze applicate o corso d’inglese.
Un’altra differenza con il Giappone è il numero di alunni di una classe che di media si aggira
sui 40 studenti, ciò dovuto anche al fatto che il metodo principale di esaminazione e verifica
sia scritto.

Metodo di insegnamento e di esaminazione
Come accennato precedentemente il metodo di insegnamento in Italia e in Giappone
differisce molto.
In Italia è comune prendere appunti sulla lezione dell’insegnante e la base
dell’apprendimento è prevalentemente orale. In Giappone è invece uso comune dare agli
studenti delle fotocopie dove andare poi ad inserire le parole chiave scritte dall’insegnante o
copiate dal libro.


Ma perchè questa differenza?
La lingua Italiana è una lingua fonetica, ovvero che il parlato e lo scritto coincidono nei suoni.
Fin da piccoli in Italia si viene allenati in questa abilità con i “dettati”, la finalità era controllata
se si riconoscevano e scrivevano correttamente le parole che si ascoltano.
Il Giapponese è invece costituito da 3 sistemi di scrittura 2: simili ad alfabeti e il terzo
sistema è costituito da ideogrammi definiti Kanji (漢字). Il giapponese rientra come lingua
fonetica in solo 2 dei 3 alfabeti, ovvero hiragana e katakana. Usare quindi una tecnica di
insegnamento come il dettato non risulterebbe utile: una parola con la stessa fonetica in
base al kanji in cui è scritta può avere significati completamente diversi.
Un esempio é la parola “Hana”: se vengono scritte come parole comuni di cose i kanji
diventano 花 e 鼻. I significati sono peró completamente diversi: il primo con il significato di
fiore e il secondo con il significato di naso. Altro esempio sono i nomi propri di persone, lo
stesso nome “Hana” può essere scritto in diversi modi: 葉菜、羽菜、花菜, 葉夏, ecc…
Fornire quindi agli studenti fotocopie permette loro di sapere esattamente come scrivere
correttamente il nome di uno scrittore o personaggio storico.
Diventa quindi motivo di controllo nei test che gli alunni scrivano utilizzando i Kanji corretti.
Fin dalla prima elementare si studiano i kanji che in 6 anni ammontano a circa a un migliaio.
In italia la corrispondenza della fonetica permette di attribuire maggiore importanza agli
esami orali.
“I professori in Italia non scrivono molto alla lavagna rispetto ai professori Giapponesi ma mi
ha dato la possibilità di imparare un nuovo metodo di studio” – Akane Sakamoto Exchange
student giapponese al Galilei 2022/2023
Altra motivazione delle fotocopie è fornire a tutti gli alunni in tutte le classi insegnamento
standardizzato, questo quindi non permette una differenza di argomenti studiati e possibilità
tra le classi questo consente a tutte le classi di avere le nozioni necessarie per l’esame
finale per entrare all’università. Il ruolo dell’insegnante sfortunatamente può risultare più
staccato “Questa può risultare un’arma a doppio taglio, può capitare che un alunno abbia
necessità di delucidazioni ma deve fare il possibile per stare al passo anche quando forse le
fotocopie non gli risultano chiare” cita R, exchange student in Giappone.
Esiste quindi un sistema scolastico migliore dell’altro?
Il sistema scolastico giapponese e italiano rispondo a necessità sociali e culturali diverse,
bisogna quindi prendere i lati positivi di questi ultimi e osservare in modo critico tutti i punti
deboli.

Ringraziamento speciale per tutti gli exchange students che hanno permesso questo articolo
di essere scritto.
Flavia Fiasconaro

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