Nel 1943 le persecuzioni nazifasciste erano in corso ormai in quasi tutta Europa e nel mondo infuriava
quella che passerà alla storia come Seconda Guerra Mondiale. È in periodi difficili come questi che un atto
di gentilezza, per quanto semplice possa essere, colpisce maggiormente, ridando al mondo speranza nei
confronti di un essere umano che di umano sembra avere ben poco.
All’ospedale Fatebenefratelli di Roma, il primario Giovanni Borromeo escogitò un piano per salvare decine di ebrei dall’orrore dei campi di sterminio: inventa il cosiddetto morbo di K, così definito per via delle iniziali degli ufficiali nazisti Kesselring e Kappler, una malattia definita in alcune false cartelle cliniche come “contagiosissima”.

I nazisti, scoraggiati, rinunciarono a controllare i nomi dei pazienti, così agli uomini e alle donne affetti dal morbo di K finì per essere dedicato un intero reparto, dove sotto falso nome vennero a lungo accolti ebrei e polacchi, nel quale rimasero solo un paio di giorni: il tempo necessario affinché da una tipografia arrivarono dei falsi documenti che permisero loro la fuga, dopo che queste persone furono state dichiarate morte col loro vero nome.
Continuò così per diversi mesi e grazie al coraggio dei dottori dell’ospedale alcuni ebrei riuscirono anche a salvarsi dal grande rastrellamento dell’ottobre del ’43, durante il quale furono catturate e deportate
(principalmente ad Auschwitz) oltre mille persone.
Il dottor Borromeo, parlando in tedesco, riuscise persino a dissuadere i nazisti da un controllo dei degenti
dell’ospedale, avvertendoli dell’altissima pericolosità della malattia.

È inoltre da ricordare il contributo di un medico ebreo, Vittorio Emanuele Sacerdoti che, sotto falso nome, aveva ottenuto un lavoro da praticante studente all’ospedale. Stando alle sue dichiarazioni i primi ebrei
tratti in salvo furono suoi pazienti che, sapendolo in ospedale, si rivolsero a lui. È grazie al dottor Sacerdoti, inoltre, che sappiamo come sono andate le cose.
Questa storia si inquadra nella drammatica situazione che viene a crearsi in tutta Italia, e in particolare a
Roma, a seguito dell’armistizio dell’8 settembre 1943. Da questo momento, racconta Sacerdoti, il
Fatebenefratelli diventa destinazione di molti fuggitivi: carabinieri, polizia dell’Africa orientale, partigiani,
ebrei e, successivamente, perfino fascisti.
Questa è una storia vera di umanità che dovrebbe farci riflettere: facendo la cosa giusta, ognuno di noi può essere un eroe.
Francesco Sansone
