Perché la nostra “attention span” è diminuita?

Indipendentemente da come abbiamo trascorso il nostro periodo di forzata quarantena nel 2020,
una cosa in comune l’avremo, per certo, trovata tutti, dai più piccoli ai più grandi. Sto parlando
della capacità di attenzione: la nostra concentrazione ha subito un tremendo calo negli ultimi anni,
provocando disagi soprattutto agli studenti.
Sono pochi i giovani non rimasti colpiti dall’impatto di un tale cambiamento di stile di vita come
quello avvenuto ormai tre anni fa, a causa dello spaventoso dilagare della pandemia da
coronavirus: cambiamenti drastici che hanno portato i ragazzi della generazione Z ad annegare in
intrattenimenti che accomunavano tutti, con l’obiettivo di sentirsi ancora parte del mondo. Ma
riaprendo gli occhi ci si accorgeva che tutto era solamente una finzione, di reale c’era solo uno
schermo.
Ci siamo ritrovati tutti a seguire tendenze a noi estranee e col passare dei mesi chiusi in casa, non
abbiamo più capito chi fossimo; abbiamo subito una quasi totale depersonalizzazione che ha
portato a una grave perdita dell’attenzione.
Ci siamo scollegati, non eravamo più in noi. Solo la nostra figura e una pandemia in corso.
Ci siamo collegati, seguendo tendenze e stando al passo con le “breaking news”. Solo immagini e
una pandemia in corso.
Ci siamo spenti, derealizzando ciò che era il vero mondo e le giornate non erano più le stesse. Solo
la nostra figura e una pandemia in corso.
Ci siamo accesi, tenendo sempre gli occhi aperti sugli ultimi aggiornamenti sulle tecnologie o su
nuovi modi per far passare il tempo. Solo immagini e una pandemia in corso.
Immagini, immagini, immagini.


Loro sono la causa principale del drastico calo della nostra “attention span”.
Quante volte ci siamo accorti che stiamo più attenti se guardiamo delle immagini o se guardiamo
un video di anche meno di 10 secondi? E se provassimo a leggere un testo, anche a voi, le parole
sembrano volare, perdere significato, senza nemmeno arrivare a finire il rigo e comprenderlo? È
questo il grave problema che ha interessato soprattutto gli studenti negli ultimi anni.
Una notizia tramite un video di TikTok di 10 secondi adesso passa molto più velocemente rispetto
a una testata giornalistica. Molti si stancano a leggere persino quella.
Secondo delle fonti risalenti al 2021, la scienza dimostra che oggi non sappiamo stare concentrati.
Oggi la nostra capacità di attenzione va dagli 8 ai 40 secondi. Un forte calo rispetto al secolo
scorso. Il motivo principale sembra essere l’uso continuo dei media digitali, che ci bombardano di
informazioni, notifiche e contenuti accattivanti. In pratica, 10 anni fa il tempo massimo di
concentrazione era di 3 minuti. 6 anni fa è arrivato a 1:15 minuti fino a diminuire sempre di più, e
questa discesa non da segni di arresto. Sono istanti di distrazione, però poi ci vogliono tanti minuti
per riprendere la concentrazione. Questa cosa dà scariche di dopamina poiché il cervello ne ha
bisogno proprio come una droga, rilascia cortisolo e genera stress. Il burnout è ormai uno dei mali
del nostro secolo. Insomma finiamo imprigionati in un loop.

Ma c’è qualcosa di più profondo. In un certo senso siamo biologicamente programmati per essere
distratti dalle notifiche. Il nostro cervello ama le novità ed è attirato dai suoni sin da quando
eravamo primitivi e se sentivamo un rumore, se non ci fossimo girati a controllare se era una foglia
o un feroce animale, ora non saremmo qui. Eppure, quando non c’è nulla che ci interrompe,
adesso lo facciamo noi. Non possiamo più farne a meno.
Quali sono, in sostanza le principali cause di questo drammatico calo di concentrazione?
Tecnologia digitale, abbondanza di informazioni immediate, stress e ansia, cambiamenti nella
forma di comunicazione con brevi messaggi di testo e stili di vita sedentari… e forse tanto altro che
ci porta a derealizzare ciò che siamo, perdendo persino il pensiero critico.


Il professore Damiano Canale, dell’Università Bocconi di Milano, afferma che: “I ragazzi arrivano
all’università che non hanno più familiarità con il ragionamento in senso lato, non sanno più
argomentare una tesi e questo ha a che fare con il tempo che passano online. Hanno un’idea in
testa ma non riescono a strutturarla perché non conoscono più le regole della logica, e noi lo
vediamo benissimo […] la loro capacità di pensare in modo critico si è indebolita, non riescono più
a distinguere quello che è rilevante da quello che non lo è, non sanno più filtrare” e conclude “Non
hanno gli strumenti perché oggi in rete premiano solo la frase a effetto, l’aggressività.”
È importante notare che non tutte le persone sperimentano una diminuzione dell’attenzione allo
stesso modo, e alcuni individui potrebbero non essere influenzati da questi fattori. Tuttavia, è
fondamentale essere consapevoli di come tali influenze possono impattare la nostra capacità di
concentrazione e bisogna prendere misure per gestire e migliorare la nostra attenzione, se
necessario. Questo può includere la pratica di tecniche di mindfulness, la limitazione delle
distrazioni digitali e la promozione di uno stile di vita equilibrato.

Yasmine Boukhalfa

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