Il genio che fu Johann Sebastian Bach

Con “musica barocca” intendiamo lo stile dominante nell’Europa del 1600 e della prima metà del 1750, subito successivo al periodo di Rinascimento e che poi sfocerà nello “stile galante” e nel classicismo. Lo scopo della musica di questo periodo è, come nell’arte e nella letteratura, quella di stupire chi ascolta: se nell’arte ritroviamo sontuosi abbellimenti e nella letteratura un abbondanza di figure retoriche che compensano la povertà di contenuti, in musica troviamo questa “meraviglia” nella quantità spesso eccessiva di ornamenti (trilli e mordenti), preludi improvvisati, ritornelli e nuove tecniche strumentali come il “tremolo” e il “pizzicato”. Fra i maggiori esponenti di questo periodo troviamo George Friedrich Handel, Antonio Vivaldi, Johann Pachelbel e infine Johann Sebastian Bach, considerato il picco di questa espressione barocca e protagonista dell’articolo di oggi.

Nato a Eisenach, in Germania, nel 1685 era l’ottavo figlio del direttore dei musicisti della città. Suo padre, Johann Ambrosius Bach, gli insegnò a suonare il violino e le basi della teoria musicale; i suoi zii erano musicisti professionisti e uno di loro lo introdusse all’organo, strumento che diventerà protagonista di una delle sue più note composizioni. Rimasto orfano a 10 anni si trasferisce da suo fratello Cristoph, organista della chiesa di San Michele a Ohrdruf, dove continua i suoi studi musicali. Nel 1700 con il suo amico di scuola Georg Erdmann fu accettato alla prestigiosa scuola di San Michele a Luneburg dove si trasferì fino al diploma nel 1703; oltre a suonare nel coro scolastico, ha anche suonato l’organo a tre manuali e il clavicembalo. Dopo essere stato rifiutato come organista a Sangerhausen, diventa musicista di corte a Weimar per il duca Johann Ernst III, ma svolgeva compiti umili e non si occupava molto di composizioni. Chiamato ad Arnstadt per ispezionare il nuovo organo della “Nuova Chiesa”, ora a lui intitolata, divenne il suo organista: aveva poche mansioni, un salario generoso e un nuovo organo accordato secondo la nuova scala musicale temperata, cioè la moderna scala musicale, che offriva una qualità di toni ben diversa da quella del periodo rinascimentale. Dopo varie tensioni fra Bach e alcuni coristi, uno dei quali una sera lo inseguì con un bastone per picchiarlo, lasciò il posto e nel luglio 1707 divenne organista nella chiesa Blasi. La fama del compositore continuò a crescere e tornato a Weimar nel 1708, diventa Konzertmeister, direttore musicale, alla corte ducale, dove ha l’opportunità di lavorare con molti musicisti professionisti. È un periodo florido di composizioni per pianoforte e orchestra, grazie anche alle tecniche armoniche prese da musicisti italiani come Vivaldi e Torelli. Inizia a scrivere anche preludi e fughe che poi sfoceranno in uno dei suoi lavori più impegnativi, “Il clavicembalo ben temperato”, composto da 48 composizioni, 24 preludi e 24 fughe, una per ogni chiave, sia in maggiore che in minore. Il duca presso cui soggiornava nel 1713 ritorna da un viaggio nei Paesi Bassi con una mole di spartiti, molti scritti da musicisti italiani, che fanno avvicinare Bach al “concerto grosso all’italiana”, caratterizzato dall’alternarsi di parti completamente orchestrali e momenti da solista dei vari strumenti.

Viste le tensioni sempre più crescenti alla corte di Weimar, si allontana da essa e cerca un lavoro più stabile. Viene fatto arrestare dal duca per “essere stato insolente” e uscito di prigione si trasferì a Cothen, presso la corte del principe Leopoldo dove prese servizio come maestro di cappella e direttore della musica. Il principe era calvinista quindi per fede rifiutava la musica liturgica troppo elaborata: in questo periodo si concentra la produzione di musica secolare come i “Concerti brandeburghesi” e molta altra musica strumentale (una delle più famose suite per violoncello, la BWV 1007, è di questo periodo). Dopo aver rifiutato un posto come organista ad Amburgo, viene invitato a Lipsia per prendere il posto di Thomaskantor, ovvero direttore artistico della chiesa di San Tommaso, una carica ambita da molti musicisti, e passata brillantemente l’audizione venne eletto come 17° Thomaskantor il 5 maggio del 1723. Bach può finalmente dedicarsi a tempo pieno alla sua musica e cerca di comporre una cantata ogni settimana; di questo periodo è anche gran parte della sua produzione religiosa luterana come la Passione secondo Matteo. Assume la direzione del Collegium Musicum di Lipsia e continua a scrivere musica: dell’ultimo periodo della sua vita uno dei componimenti più imponenti è L’arte della fuga, una raccolta di 18 fughe e canoni complessi basati su un tema semplice, da molti considerata l’apoteosi della tecnica polifonica barocca. Sofferente di miopia sin da tenera età, nel 1750 questa condizione si aggrava e inizia a percepire un dolore proveniente da dietro gli occhi: viene operato ma non recupera la vista (studi recenti fanno supporre che Bach avesse un glaucoma, incurabile all’epoca). Riacquisita miracolosamente la vista a luglio dello stesso anno, viene colpito subito dopo da un ictus e morì la sera del 28 luglio 1750 a 65 anni per collasso cardiocircolatorio. Si spense uno dei geni della tecnica del contrappunto e della fuga più influenti del 1700. Durante il corso della sua vita Bach ha composto più di 1000 opere fra sonate, suite, concerti, sinfonie, invenzioni: le sue prime biografie contenevano liste delle sue composizioni sulle quali si basano i cataloghi usati correntemente. La notazione più comune è la BWV (Bach-Werke-Verzeichnis) pubblicata nel 1950 nella quale le opere sono divise per genere: BWV 1-224 comprende le cantate, 225-231 i mottetti e via dicendo. Una curiosità: per mostrare il suo talento musicale, non di rado Bach nascondeva il suo cognome nelle sue composizioni; infatti le lettere “B”, “A”, “C”, “H”, nella scala tedesca e in chiave di violino, corrispondono alla sequenza “Si b”, “La”, “Do”, “Si”, detta “BACH motif” e trovata in alcune composizioni come la BWV 898 e 1047. Questo motivo è stato poi ripreso da musicisti posteriori a lui come tributo al grande compositore e questa

Ad un primo ascolto i componimenti di Bach non sembrano nulla di nuovo, anzi possono sembrare quasi dissonanti, soprattutto per la presenza di molte voci: ma con un orecchio più attento si può scorgere il vero genio del grande compositore; ciò che all’inizio sembra suonato quasi  casualmente in realtà racchiude dietro di sé uno schema ben preciso, ogni voce è composta in funzione delle altre per creare una complessa armonia di suoni che permette all’uditore di separarsi dalla realtà che lo circonda per immergersi in questo insieme virtuoso e vorticoso di melodie che si incastrano l’una nell’altra come i pezzi di un grande puzzle musicale. Certo, al contrario di uno Chopin o di un Liszt o di uno Schubert, vissuti in epoca romantica, le sue musiche sembrano più fredde e spoglie di emozioni, ma sono il prodotto di una mentalità razionale alimentata dal clima dell’epoca che offre uno spettacolo di incastri musicali davvero ampio. Infine uno dei pezzi più famosi, usato spessissimo in serie TV e film per presagire un momento di sventura, che negli ultimi mesi è anche tornato alla ribalta sui social con il meme di un’aragosta blu è la “Toccata e Fuga in Re minore BWV 565”, composizione di circa 10 minuti che mostra la grandezza di Bach nel sapere adoperare queste tecniche innovative.

Lorenzo Montano

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