Il bavaglio alla street art

“Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Così recita il 21° articolo della Costituzione italiana. Parole chiare, fondamento di qualsiasi democrazia degna di essere definita tale. Parole che tuttavia necessitano di non essere mai ritenute scontate, perché la libertà è un condizione fragile come il cristallo. E per motivare questa affermazione intendo riportare due storie forse passate fin troppo inosservate. Si tratta di episodi non proprio recenti, ma non è mai troppo tardi per raccontarli.

La prima risale al settembre del 2022, in piena campagna elettorale. Le mura del Collegio Capranica di Roma si svegliano con addosso un’opera dello street-artist TvBoy intitolata con il celebre epigramma “Odi et amo” di Catullo. L’opera raffigura la futura premier Giorgia Meloni e il suo alleato Matteo Salvini  intenti in un bacio appassionato. Entrambi, tuttavia, nascondono dietro la schiena un pugnale con il quale sono pronti a colpirsi. Sulla destra, Silvio Berlusconi osserva la scena divertito, quasi in attesa di ricavare un vantaggio dalla situazione. A seguito di una chiamata anonima, il graffito viene immediatamente cancellato dall’AMA, la società che gestisce la raccolta dei rifiuti nella capitale. Nemmeno tre mesi dopo un’altra opera di TvBoy è sottoposta a censura, e rimossa dall’amministrazione comunale di Bologna; raffigurava Giorgia Meloni con in un mano un cartello che recitava: “the rave is not over!”, in chiara opposizione al decreto anti-rave che il governo aveva da poco emanato.

Per raccontare la seconda storia, che definirei ancor più  agghiacciante, occorre invece tornare indietro al gennaio del 2023. All’indomani dell’arresto di Matteo Messina Denaro lo street-artist Evyrein realizza a Padova un graffito raffigurante la premier Meloni e l’ex-latitante uniti in una stretta di mano, sormontati dalla scritta provocatoria: ”in Bonafede”, il nome utilizzato dal boss durante la sua latitanza. Due settimane dopo si verifica l’assurdo: viene aperta un’indagine, l’opera viene rimossa, la casa dell’artista viene perquisita alle 5 del mattino (come accade con i più pericolosi criminali), ed Evyrein viene accusato di vilipendio delle istituzioni. Adesso rischia una sanzione che va dai 1000 ai 5000 euro. Confidiamo nella rinnovata visibilità che l’inchiesta possa paradossalmente conferire alla sua arte.

Invito a riflettere un attimo sulla preoccupazione che notizie del genere dovrebbero destare, sull’assurdità e l’esagerazione dei provvedimenti che ho appena descritto. Dovremmo rivendicare il valore della critica che invece sembra essere intesa al pari di un crimine, come se si considerassero negativi il giudizio e il parere divergente. Come se la provocazione fosse un mostro da annientare in nome di una stabile concordanza di opinioni. Forse è proprio in momenti come questi che l’arte che contesta e denuncia, con l’ira e le reazioni che suscita, rafforza la sua utilità.

Anastasia Pirrera

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