La giornata del 23 aprile è stata scelta nel 1996 dall’UNESCO per promuovere la lettura, la pubblicazione dei libri e la tutela del diritto d’autore. La data selezionata è stata proprio questa poiché lo stesso giorno nel 1616 morirono tre scrittori considerati importanti nella letteratura internazionale: William Shakespeare, Miguel de Cervantes e Garcilaso de la Vega. In realtà, Cervantes e Garcilaso de la Vega sono morti rispettivamente il 22 (la sepoltura avvenne il giorno successivo) e il 23 aprile secondo il calendario gregoriano, il calendario solare oggi ufficiale in quasi tutti i paesi del mondo; mentre Shakespeare è morto il 23 aprile secondo il calendario giuliano, precedente a quello gregoriano e promulgato da Giulio Cesare nel 43 a.C., all’epoca ancora in vigore in Inghilterra, e quindi dieci giorni dopo. Nello stesso giorno sono inoltre nati gli scrittori Maurice Druon, Vladimir Nabokov e Manuel Mejía Vallejo.
Il fatto che vi sia una giornata dedicata al diritto d’autore sottolinea quanto esso sia importante nell’ambito della creazione di opere. Il motivo di tale importanza sta proprio nella definizione stessa di diritto d’autore e nelle garanzie che dà a chiunque produca opere, frutto della creatività e dell’immaginazione personali, di qualsiasi tipo (nell’ambito scientifico, letterario, musicale, artistico figurativo, architettonico, teatrale, cinematografico, della trasmissione televisiva e radiofonica e dei software e delle banche dati).
La tutela autoriale non dipende da alcuna domanda di brevetto come avviene invece per le invenzioni industriali. Il contenuto del diritto d’autore si articola inoltre in diritto morale e diritto patrimoniale dell’autore in Italia, disciplinati entrambi dalla legge n. 633 del 1941 con successive modifiche e integrazioni.

Il diritto morale d’autore è un diritto personale, inalienabile e intrasmissibile. Rende l’autore possessore di alcune facoltà come ad esempio il diritto di non pubblicare l’opera, di non rivelare la propria identità al momento della pubblicazione, di vietare la pubblicazione dell’opera dopo la sua morte, di rivendicare la paternità dell’opera e di opporsi a qualsiasi deformazione, mutilazione o altra modificazione dell’opera stessa che possa influenzare il suo onore o la sua reputazione. Quest’ultimo diritto, dopo la morte dell’autore, può essere rivendicato, senza limite di tempo, dal coniuge, dai figli, e, in loro mancanza, dai genitori e dagli ascendenti e dai discendenti diretti.
Il diritto patrimoniale d’autore invece consiste nel diritto esclusivo di sfruttamento economico dell’opera protetta. Si compone di una serie di facoltà, tutte indipendenti tra loro, tra cui la facoltà di riprodurre, distribuire, comunicare al pubblico, tradurre in altra lingua o rielaborare l’opera. Tali facoltà spettano, salvo casi particolari, all’autore o ai suoi aventi causa (coloro che acquisiscono questo diritto) e possono essere esercitate soltanto durante tutta la vita dell’autore e fino a settant’anni dalla sua morte.
Diversamente dal diritto morale d’autore, tutte le facoltà del diritto patrimoniale possono essere trasferite, anche separatamente, attraverso un contratto di licenza o di cessione. Nel caso dell’opera letteraria si può ricorrere al contratto di edizione, con cui l’autore concede a un editore l’esercizio del diritto di pubblicare per le stampe, a spese e per conto dell’editore stesso, l’opera dell’ingegno, entro un arco di tempo non superiore a vent’anni dalla consegna del manoscritto completo o dalla sottoscrizione del contratto.
La tutela dei diritti d’autore rientra fra le attività della Società Italiana degli Autori ed Editori, ed è stata oggetto di una serie di convenzioni internazionali, volte a conseguire un regolamento uniforme in materia. Si ricorda, in particolare, la convenzione firmata a Ginevra da quaranta paesi, il 6 settembre 1952, nel corso di una conferenza indetta dall’UNESCO. In Italia, la convenzione di Ginevra è stata approvata con la legge n. 923 del 1956 ed è entrata in vigore il 24 gennaio 1957.
Il diritto d’autore è perciò fondamentale perché permette a chiunque produca un’opera d’ingegno di farlo liberamente, di averne riconosciuto il merito e di averne il pieno controllo anche nel caso in cui questa venga diffusa per volontà dell’autore stesso.
La giornata del 23 aprile tuttavia non ha unicamente lo scopo di ricordare l’importanza del diritto d’autore ma ha anche come fine la celebrazione della lettura come fonte non solo di conoscenza ma anche di divertimento e passatempo. Spesso infatti si tende ad associare la lettura soltanto allo studio e all’ambito scolastico e forse questo avviene perché leggere un libro viene visto come un’imposizione alla quale si deve sottostare rispettando in più una scadenza ben precisa. Non tutti i libri possono piacere, questo è certo, ma è anche vero che la lettura di alcuni libri vale la pena e, proprio per la varietà e vastità di temi che uno scritto può trattare, la lettura non è un’attività che interessa un gruppo ristretto di persone e preclusa alla maggior parte ma qualcosa che può coinvolgere tutti. In realtà questa “imposizione” può anche essere un hobby e oltre a rivelarsi utile, poiché migliora la capacità di esprimersi sia oralmente che per inscritto, potrebbe anche suscitare riflessioni a partire da ciò che si legge su noi stessi e su ciò che ci circonda e far sentire compresi poiché ci si rende conto di non essere diversi dagli altri (“Questa è la parte più bella di tutta la letteratura: scoprire che i tuoi desideri sono desideri universali, che non sei solo o isolato da nessuno. Tu appartieni”, Francis Scott Fitzgerald). Leggere inoltre permette di avere un atteggiamento critico ma anche una mente aperta disposta ad ascoltare e ad accettare le idee altrui differenti dalle proprie.

Il 23 aprile è infine una giornata significativa perché ricorda agli autori che sono liberi di esprimersi in tutte le forme d’arte esistenti e celebrando non solo l’utilità ma anche la bellezza della lettura è capace di incitare a leggere sempre più persone rendendole così libere, come suggerisce la stessa etimologia della parola libro: dal latino liber cioè “essere liberi”.
Chiara Paternostro
