Meglio noto come Archer’s Voice, (il titolo con cui è stato pubblicato in America), Dimmi che sarai qui è un romanzo della scrittrice di best-seller Mia Sheridan. Il libro in questione rientra all’interno della categoria “young adult” e deve la sua fama soprattutto al BookTok; numerosi lettori infatti recensiscono e consigliano libri di qualsiasi genere e lunghezza attraverso video appartenenti a questa sezione di Tik Tok.
Uno degli elementi che maggiormente colpisce del romanzo è la semplicità correlata anche alla profondità della trama che lo caratterizza. Infatti non sempre un libro per lasciare un messaggio significativo deve avere una trama complessa. Un’altra caratteristica importante è la presenza dei punti di vista di tutti e due i protagonisti in modo da trasmettere al lettore le emozioni ed i sentimenti provati da entrambi i personaggi.
Per quanto riguarda la trama, il romanzo racconta la storia di due giovani, Bree ed Archer, che nonostante siano ormai abbastanza vicini all’essere adulti, si sentono ancora profondamente ancorati e condizionati dai traumi subiti in passato. Entrambi i personaggi hanno alle spalle più momenti di sofferenza che attimi di gioia e il loro incontro non sarà altro che la dimostrazione delle capacità di un legame di allontanare le persone dal dolore. Un legame non solo d’amore, ma anche di amicizia, tra due persone in apparenza diverse ma che in un secondo momento, superate le paure e i pregiudizi, sono in grado di comprendersi ed aiutarsi a vicenda.
“Lei mi chiese come si indicava la parola amore nel linguaggio dei segni e le ho sillabato il tuo nome”
“E il suo amore scivola silenziosamente tutt’intorno a me, mi trattiene, mi tiene ancorato, ricordandomi che le parole più rumorose sono quelle per cui vivere.”
Il romanzo inizia con un primo flashback riguardante l’infanzia di Archer, ne sono presenti molti nel libro, con lo scopo di far conoscere il personaggio nel dettaglio. Successivamente il primo capitolo presenta al lettore il personaggio di Bree. La protagonista è una ragazza che ha perso entrambi i genitori e che ancora subisce in modo intenso il dolore causato dalla loro perdita. Bree, per non essere tormentata dai ricordi che la vista della sua casa le causa, decide di fare un viaggio in macchina e abbandonare la città in cui vive in Ohio per trasferirsi a Pelion, una cittadina turistica del Maine, nella quale era solita andare in vacanza con i genitori. Girando per la piccola città Bree incontra Archer Hale, che appare subito freddo, scostante e, soprattutto, silenzioso. Non rivolgerà infatti nessuna parola a Bree durante il loro incontro suscitando così la curiosità della ragazza. Quest’ultima, nonostante l’incontro poco promettente con Archer, riesce a formare rapporti di amicizia con altri cittadini di Pelion e questi la informano del fatto che in realtà Archer sia muto e che da sempre stia chiuso all’interno della sua tenuta uscendo di casa solo per andare al supermercato. Bree riceve anche numerosi avvertimenti che le consigliano di non provare a stringere amicizia con lui perché violento e irrazionale. La protagonista decide però di non dare ascolto ai pregiudizi e di provare a conoscere Archer in modo da farsi lei stessa un’idea su di lui. Lei sarà la prima a dargli una possibilità e a comprenderlo anziché giudicarlo e si ritroverà lei stessa capita. Tra i due personaggi nascerà un’amicizia che si trasformerà, nel corso della storia, in amore. E nella compagnia e nel sostegno reciproco Archer e Bree troveranno la via d’uscita dal dolore, superando le difficoltà insieme e ottenendo, alla fine della storia, il lieto fine che credevano non avrebbero mai avuto.
“Questo è il fardello di cui ti parlavo, Bree. Questo è ciò a cui assomiglia il fardello di amarmi.”
“Amarti non è un fardello. Amarti è un onore ed una gioia, Archer.”
“Compresi che la reazione delle persone aveva molto più a che fare con loro, con ciò che erano, piuttosto che con qualcosa che mi riguardava.”
Un aspetto importante del romanzo riguarda il modo nel quale Archer considera la sua disabilità, soprattutto all’inizio della storia. Il non poter parlare rappresenta per lui un limite insuperabile che ha come conseguenza l’isolamento in una realtà in cui si trova solo con se stesso e dalla quale è convinto di non potere uscire; realtà nella quale la sua disabilità è l’unica cosa che lo caratterizza e che annulla tutti gli altri aspetti positivi che possiede. Archer, oltre ad avere la paura di essere giudicato, non si sente in prima persona degno di apparire agli altri perché l’unica cosa che vede di se stesso è la sua incapacità di parlare, in seguito a quello che lui considera un suo fallimento e che racconterà a Bree verso la metà del romanzo. Fa riflettere inoltre il fatto che proprio Bree sia la prima ad essere amica di Archer, quest’ultima infatti è in grado di parlare la lingua dei segni e quindi l’unica capace di comunicare con lui nella sua lingua. Archer con lei imparerà a fare della sua disabilità non un limite bensì un incentivo per fare le cose ancora meglio e per imparare ad apprezzarsi di più smettendo di considerarsi un peso per gli altri.
Dimmi che sarei qui è perciò un romanzo romantico, commovente e coinvolgente che insegna ad amare noi stessi proprio per ciò che ci differenzia dagli altri e a non lasciarsi mai condizionare o limitare dai pregiudizi e dalle opinioni di chi non ci conosce e si ferma soltanto all’apparenza.
Chiara Paternostro
