N.B: nell’articolo verranno citati i nomi italiani dei film
Lo studio Ghibli è ad oggi uno degli studi di animazione giapponese più acclamati, il primo che può vantare di aver vinto il premio Oscar con un film di animazione giapponese “La città incantata” di Hayao Miyazaki, regista e capo esecutivo dello studio.
Ma come è nato l’iconico studio di animazione?
Lo studio nasce nel 1985 dalla collaborazione tra Miyazaki e Takahata, entrambi facenti parte già dal 1964 della Toei animation, studio di animazione e creatore di “Heidi”; insieme decisero di staccarsi dallo studio e fondarne uno proprio che prese il nome di “Studio Ghibli”. La loro prima opera con il nuovo studio è “Nausicaä della Valle del Vento” basato sul manga omonimo di Miyazaki.
La visione dello studio a quei tempi però era incerta: i dipendenti venivano assunti a tempo determinato così che a fine progetto la “squadra” si sciogliesse per mantenere i rischi al minimo. Il film supera peró tutte le aspettative, portando al cinema 1 milione di persone e venendo accolto in maniera positiva dalla critica.
Dopo il rilascio di “Laputa: Il castello nel cielo” lo studio rilascia nel 1988 altri due film diretti rispettivamente da Takahata e Miyazaki: “La tomba delle lucciole” e “Il mio vicino Totoro”. Questa è stata la prima e ultima volta che lo studio si occuperà di due film contemporaneamente, infatti per loro è stata una sfida contro la stessa filosofia dello studio: presentare il prodotto della miglior qualità possibile mantenendo i costi previsti.

Anche se entrambi i film sono ricordati come due cult dello studio, ai tempi dell’uscita erano stati un vero e proprio fallimento al botteghino, cosa inaspettata pensando che proprio Totoro, protagonista del film con l’omonimo nome, è presente nel logo dello studio. La critica però apprezza i due film e vinceranno la maggior parte dei premi cinematografici giapponesi.
Due cambiamenti sostanziali arrivano con “Kiki consegne a domicilio” (1989):
-l’introduzione di impiegati a tempo pieno
-reclutamento regolare di nuovo staff e l’introduzione di un programma di training per i nuovi assunti
Miyazaki capisce che per potersi affermare nell’industria cinematografica bisogna stendere delle basi salde.
Nel decennio successivo lo studio continuerà a produrre film di successo nel Giappone come: “Porco Rosso” e “I sospiri del cuore” ma la loro popolarità rimase interna al territorio Giapponese. Il cambiamento arrivò solamente con “La principessa Mononoke”: i suoi temi di tensione fra uomini e natura, esplorando anche temi quali disabilità e sessualità riuscirono a rendere tematiche come queste avvicinabili a un pubblico più giovane e ampio.
Il film diventa un campione di incassi in Giappone (supera anche il record di E.T del lontano 1983) di tutti i tempi fino al 2001, sorpassato solo da “La città incantata”; il film ha così successo che viene rilasciato in America e vengono prodotti cd e dvd. Anche se il successo in Nord America è modesto, la sua distribuzione è stata un passo fondamentale per aprire le porte verso il mercato occidentale: fino a quel momento la distribuzione estera era stata principalmente in Hong Kong e Taiwan. Intorno al 2000 i film dello studio Ghibli sbarcano in Europa e solo con Gualtiero Cannarsi nel 2009 arrivarono in Italia.

“La città incantata”, uscito nel 2001, ad oggi ha superato i 18 milioni di spettatori nelle sale e ha superato il record del Titanic. Oltre a considerare gli strabilianti risultati al botteghino bisogna tenere in considerazione anche la calda accoglienza da parte della critica del film che lo ha portato a vincere sia l’Oscar per il miglior film di animazione (ad oggi l’unico film d’animazione giapponese ad averlo vinto) che “L’Orso d’Oro” per il miglior film del festival di Berlino del 2002.
Ma quale è stata la chiave del successo del film? Miyazaki ha immaginato il film con una protagonista femminile in cui i giovani potessero rispecchiarsi nei suoi pregi e nei suoi difetti, parlando di cose “vicine ai cuori”.
“La città incantata” è stato il ponte di lancio per lo studio Ghibli che ad oggi è il più acclamato di tutto il Giappone: tra i suoi film più conosciuti troviamo anche “Il castello errante di Howl”, “Si alza il vento”, “Ponyo” e molti altri.
Ma da dove viene il nome “Ghibli”?
Il nome è di origine araba ed è usato per indicare il vento del deserto ovvero il “vento caldo del Sahara”; lo studio di animazione proprio come il vento “Ghibli” avrebbe portato un “nuovo vento caldo nell’industria degli anime giapponesi”. Ghibli inoltre è anche il nome che gli italiani utilizzavano per indicare gli aeroplani in ricognizione oltre ad essere proprio il nome di un aereo da caccia italiano “Caproni Ca. 309 Ghibli”; come riferimento sembra molto azzeccato dato il grande amore di Miyazaki per l’Italia. “Porco rosso” infatti è ispirato agli anni della seconda guerra mondiale ed è ambientato in Italia.
Miyazaki si è ritirato?
Anche se è strano, Miyazaki è “andato in pensione” più volte per tornare qualche tempo dopo con un nuovo lavoro.
-La prima volta è stato nel 1997 per tornare poi con il capolavoro acclamato dalla critica “La città incantata”;
– La seconda volta nel 2004 per lavorare al “Castello errante di Howl”;
– Una terza volta nel 2013 per lavorare al film “Si alza il vento” tratto dal suo stesso manga;
– Tornò una quarta volta nel 2016 per lavorare a un cortometraggio “Boro il bruco”;
– E per la quinta volta nel 2018 dopo il suo “ritiro” ha annunciato un nuovo film con il suo nome.
Quando intervistato dal “New York Times” gli è stato chiesto quale fosse la ragione per cui fosse tornato nell’industria ancora una volta, ha risposto “Perchè mi andava”.
Nel corso degli ultimi anni ha lavorato al film “君たちはどう生きるか” tradotto in italiano “E voi, come vivrete?” derivato dall’omonimo libro del 1937 di Genzaburou Yoshino; la storia parla della vita di un ragazzo di 15 anni e della sua crescita spirituale.
Il titolo però non è confermato, infatti Miyazaki ha affermato “Sto facendo questo film perché non ho la risposta”; infatti il titolo può essere anche letto come “Scegli la tua vita”. Il film uscirà nelle sale giapponesi questa estate.
Gli eredi di Miyazaki e il futuro dello studio Ghibli
Nel 1997 Miyakazi aveva lasciato il suo posto a Yoshifumi Kondo a cui aveva lasciato una sua regia “I sospiri del mio cuore”. Questo fu il primo film dello studio Ghibli animato in digitale: fino a quel momento i film dello studio di animazione erano stati fatti tutti a mano. Sfortunatamente però Kondo morì l’anno successivo a causa di un aneurisma dovuto all’eccessivo lavoro.
Nel 2001 si era trovato un nuovo regista per lavorare al film “Il castello errante di Howl”, Mamoru Hosoda (conosciuto ad oggi per le sue opere quali: “Mirai”, “Wolf Children” e “Il bambino e la bestia”), ma nel 2002 ha lasciato il progetto a causa di divergenze creative; lui stesso afferma in un’intervista che: “Volevano che facessi un film simile a quelli di Miyazaki, ma io volevo fare il mio film”. Questo evento segna ancora un volta il ritorno di Miyazaki allo studio Ghibli (con l’occasione andrà anche in Europa a studiare le ambientazioni per il film).

Nel 2005 viene scelto come regista del prossimo film Ghibli il figlio di Miyazaki, Goro, per lavorare al film “I racconti di Terramare”, aveva collaborato in passato con il padre e altri registi dello studio. Il film però non venne accolto bene: venne rinnegato dalla stessa autrice e nominato come peggior regia del 2006 in Giappone.
Nel 2014 lo studio dopo altri film di discreto successo, chiude i battenti per lavorare a piccole produzioni videoludiche come “Ni no Kuni- la minaccia della strega” ma Miyakazi torna nel 2016 per lavorare a un cortometraggio in computer grafica “Boro e il bruco”.
Nel 2018 torna ancora una volta Miyazaki per lavorare ad un ultimo film “E voi, come vivrete”; ad oggi non si conosce esattamente il futuro dello studio dal punto di vista registico, soprattutto dopo l’uscita del film “Earwig e la strega” primo film completamente in computer grafica (CGI) dello studio diretto da Goro ma nel cuore, nonostante tutto, rimarrà sempre uno studio capace di muovere i cuori delle persone.
Flavia Fiasconaro
