Nella seconda metà dell’Ottocento, a partire dal 1830, si sviluppò la corrente artistica del romanticismo, il movimento che mirava a rompere i canoni di ordine e perfezione del precedente classicismo per mettere in primo piano l’introspezione psicologica ed emotiva dell’individuo. Temi ricorrenti di questo movimento sono infatti l’infinito, l’assoluto, il titanismo e anche il sublime, e più in generale tutte le manifestazioni dei turbamenti, così come le gioie e le frenesie dell’animo, dovute a una nuova concezione della vita, più incerta, piena di quesiti riguardo al destino dell’uomo. Questa corrente si manifesta ovviamente in tutte le forme d’arte: nella pittura con Caspar Friedrich, di cui è un noto esempio il “Viandante sul mare di nebbia”, in letteratura con le malinconiche poesie di Leopardi rivolte alla Luna, e quindi chiaramente anche in musica. Quest’ultima però è per così dire, rispetto alle altre forme d’arte, meno esplicita, non ha un soggetto che è presentato agli occhi dello spettatore, ma è più “libera” anche da un punto di vista interpretativo. I cambiamenti necessari anche dal punto di vista tecnico per adattare la produzione musicale a questi nuovi canoni per questo furono particolarmente notevoli.
Paragonandolo al suo predecessore, il classicismo, e ancora prima al barocco, è sicuramente uno stile più dinamico, meno rigido, la cui interpretazione assume quindi un carattere più “personale”. Proprio per questa ragione inizia ad avere grande rilevanza il pianoforte, strumento che adesso è in grado di sostituirsi all’intera orchestra, permettendo al musicista singolo una grande libertà emotiva pur conservando l’aspetto concertistico della composizione. La drammaticità di questi pezzi è conferita anche dalla forza, dal vigore, ma anche dalla delicatezza con cui viene suonato lo strumento, che adesso ha un potenziale espressivo incredibilmente maggiore di prima. Un pianoforte suonato da Mozart, durante l’epoca classica, probabilmente non avrebbe retto il “fuoco” con cui meritano di essere suonate gran parte delle composizioni di Chopin e Liszt. Questo passaggio avvenne in larga misura grazie a pianisti come Beethoven, precursore del romanticismo, che per primo apportò modifiche alla struttura del pianoforte rendendolo adeguato a questo genere di composizioni. Ciò chiaramente non vuol dire che le composizioni orchestrali perdono di importanza perché meno “teatrali”: ne è un esempio Grieg con la famosissima composizione “In the hall of the Mountain King”, in cui si denotano la drammaticità, la tensione, anche l’ansia tipici del romanticismo. Sempre in questo periodo viene tra l’altro aumentato il numero di strumenti a fiato all’interno dell’orchestra.

Altro elemento che nasce con il Romanticismo è la tecnica del “rubato”, che ancora una volta si contrappone al classicismo il quale richiede di suonare in maniera precisa seguendo il tempo indicato dallo spartito. Nel romanticismo invece non si suona più seguendo il metronomo, l’andamento diventa quasi una scelta personale del pianista con poche indicazioni dell’autore. Rubato però non vuol dire rallentare e accelerare senza un criterio: le variazioni di tempo devono essere equilibrate tra loro, in linea di massima; ai momenti di rallentamento devono corrispondere altrettanti momenti di accelerazione, simile, come descritto da Liszt, alle fronde di un albero che oscillano al vento. Sta comunque al musicista scegliere come gestire questi tempi, modellando, sempre evitando di eccedere, il brano in base alle proprie esigenze espressive. Inventore e maggiore esponente del rubato, e forse anche del romanticismo in campo musicale, fu proprio Fryderyk Chopin, la cui breve vita sofferta, lontana dalla patria e dalla famiglia, aggravata dalla malattia e dalle questioni amorose si riflette principalmente nei valzer, così come nei notturni, che vedono un modo di concepire la musica fino ad allora sconosciuto a chiunque e che per questo ebbe grande successo.
Con il romanticismo nasce pure la musica a programma, ovvero il genere di composizioni atte a narrare una storia, altra novità assoluta. Anche in questo caso i compositori di maggiore importanza in questo campo sono Chopin, con le sue quattro ballate, genere introdotto da lui stesso, e Franz Liszt, ad esempio con il Mephisto Waltz, ispirato ad un episodio legato al personaggio di Faust nei racconti di Nikolaus Lenau, uno dei brani che più si fa portavoce del virtuosismo dell’autore e, con la sua passione e sensualità, delle innovazioni musicali ma anche tecniche del romanticismo. Liszt ebbe infatti un ruolo di pari importanza a Chopin nello sviluppo della corrente romantica, anche se viene da alcuni visto più come un virtuoso date le sue mostruose abilità pianistiche. Ciò però non toglie valore all’emotività delle sue composizioni, come dimostrano i suoi Liebestraum.

In generale, il romanticismo vede un utilizzo completamente nuovo della melodia, il cui ruolo principale è quello di dare emotività alla composizione, accompagnata dall’armonia, ci si va allontanando sempre di più dalla polifonia barocca, anche la tonalità viene studiata più a fondo, diviene sempre più complessa, vengono analizzati tutti gli espedienti che possono portare la musica al massimo delle sue capacità espressive. Questo movimento artistico sarebbe durato fino alla fine dell’Ottocento al cui posto cominciò ad affermarsi l’impressionismo.
Giuseppe Gurgone
