Crisi e problemi del cinema italiano

C’è poco da girarci intorno, il cinema italiano ha dei problemi, la cui origine va cercata direttamente negli anni migliori di questo .

Perché è infatti importante precisare che il cinema nostrano ha avuto in passato una rilevanza importantissima, tant’è che non è assurdo considerare gli anni 50-60 come anni di dominio di questo ,anni in cui film come “La bella vita” di Fellini esportavano l’italianità all’estero grazie alla grande riconoscibilità dell’impronta italiana, caratterizzata dalla capacità di fare di vizi di forma virtù che ha portato alla nascita del neorealismo, della commedia all’italiana arrivando poi a un maggiore distacco da queste due principali correnti con film come il sopracitato “La dolce vita” di Fellini o “il Boom “del duo De Sica-Zavattini.

In questa “età dell’oro”, oltre che andar bene all’estero, il cinema italiano aveva successo anche nella stessa Italia. Infatti, nonostante sia necessario considerare che i costi dei biglietti erano inferiori a quelli moderni e i mezzi per usufruire di intrattenimento a basso prezzo erano minori, è sufficiente prestare attenzione ai dati relativi agli ingressi annui pro capite per capire che la differenza relativa all’afflusso degli italiani nei cinema nel corso degli anni è abissale.

Si parla infatti di una media di circa 15.2 ingressi procapite nel decennio che va dal 1950 al 1960 a una stabilizzazione di questi a circa 2 dalla fine degli anni 80 ad oggi. Questi dati sono ancora più preoccupanti se accostati all’effettiva partecipazione dei film nostrani alla vendita di questi biglietti:prendendo ad esempio gli anni 1960 e 2022, si nota che nel primo caso i film italiani costituivano circa il 30% dei film in circolazione portando un incasso pari al 47% di quello totale ,nel 2022 invece il 44% dei film distribuiti è stato di produzione italiana ma soltanto il 20% degli incassi è arrivato da questi.

Tuttavia i dati sopra elencati aiutano a comprendere l’entità del problema ma non le sue cause. Come detto precedentemente queste vanno sì cercate in un generale diminuimento nella fruizione di film in sala ma, soprattutto, in un drastico calo di interesse per il cinema italiano che, dopo aver raggiunto il suo picco negli anni 50-60, si è “adagiato sugli allori” iniziando una progressiva riduzione della qualità nelle sue produzioni più leggere che inizialmente portavano spese contenute ed entrate stabili, ma che col tempo sono diventate ripetitive(basti pensare all’infinita di film natalizi col duo Boldi-De Sica). e hanno portato a un generale pregiudizio dei giovani nei confronti della produzione nostrana.

Nonostante questi problemi siamo tutt’oggi un paese più che capace di produrre film di qualità, come i recentii “La scuola cattolica” di Stefano Mardini o “È stata la mano di Dio” di Paolo Sorrentino ma che deve reimparare ad avere una maggiore fiducia nei propri registi e nelle proprie pellicole non limitando il proprio giudizio alle solite commedie.

Flavio La Rocca

Lascia un commento