La videoarte (in inglese video art) è un movimento artistico nato negli anni 60’, con l’avvento della televisione, che di base utilizza apparecchi elettronici per creare installazioni. L’esperienza della videoarte non si ferma quindi solamente all’esperienza visiva ma comprende tutti i sensi per elevare le sensazioni percepite e coinvolgere lo spettatore. Alcune di loro possono anche essere interattive per dare alla persona una sensazione di soggettività in più.
Il primo grande esponente e da molti definito il fondatore della videoarte, è stato Nam June Paik, coreano-americano nato il 20 Luglio 1932, la sua opera più conosciuta e ricordata è stata in collaborazione con la violoncellista Charlotte Moorman.
L’opera ha alla base la combinazione di videoarte e musica: il violoncello che suonava la musicista era formato da televisioni che trasmettevano immagini di vario tipo mentre l’artista suonava. La performance comprendeva anche un connubio con la nudità: la musicista si spogliava per mettere in contrasto l’assenza di sensualità della musica rispetto alla videoarte. Questa performance l’ha portata ad ottenere l’appellativo di “violoncellista in topless” ed è stata perfino arrestata, ma ciò non li ha fatti smettere.

Altro lavoro di Paik molto conosciuto è il “TV Buddha” che vuole esprimere il contrasto tra oriente e occidente, tra la spiritualità e la tecnologia: consiste in una statua del Buddha che viene filmata da una telecamera di sicurezza, l’immagine statica e silenziosa viene trasmessa sulla televisione degli anni 60’; in questo caso il Buddha è sia l’osservatore che l’osservato.

Nam June Paik era anche un visionario: scrisse una composizione chiamata “4 minuti e 32 secondi di silenzio” che, come anticipato dal suo titolo, consisteva solamente di silenzio. Fu il primo a fare una cosa del genere e definirla arte.
Ad oggi il MOMA (Museum of modern art of New Jork) accoglie quasi tutte le opere di Nam June Paik; l’artista ci ha lasciato nel 2006 ma viene ricordato tutt’oggi per la sua inventiva.
Altro artista molto apprezzato dalla sfera internazionale è il videoartista statunitense Bill Viola, che crea opere che uniscono performance con la musica; la caratteristica principale delle sue creazioni è quella di rappresentare le infinite possibilità della psiche umana. La sua opera più famosa è “The Raft”: nell’installazione, un gruppo di persone di diverse etnie e generi, in un apparente fermo immagine mentre svolgono azioni quotidiane, vengono improvvisamente colpiti da dei getti d’acqua ad alta velocità che partono da entrambi i lati colpendo il gruppo, il tutto mostrato a rallentatore per una durata di circa 10 minuti. L’obiettivo dell’installazione è mostrare sia i giochi di luce dell’impatto esplosivo dell’acqua che le espressioni facciali e i gesti degli individui e delle loro reazioni alla violenza e sorpresa del getto.

Ci sono però anche artisti italiani che si sono occupati di videoarte, di particolare rilievo è lo “Studio Azzurro”, collettivo artistico creato da Fabio Cirifino, Paolo Rosa e Leonardo Sangiorgi nel 1982 a Milano. Il nome prende spunto della linea che sta tra il mare e il cielo, e di come i fondatori pensavano che la sfumatura fra questi due mondi li rappresentasse.
Tra le opere più conosciute e ricordate troviamo “Il nuotatore (va troppo spesso ad Heidelberg)”: una musica avvolgente porta in trance lo spettatore che trova davanti a sé 12 monitor accostati uno all’altro; ad attraversare gli schermi troviamo un nuotatore che si sposta da schermo a schermo. L’opera è stata realizzata posizionando 12 videocamere sul bordo di una piscina a pelo d’acqua che trasmettevano le registrazioni ai monitor. In un’alternanza tra il nuotatore e altri microeventi (una palla che cade e altri oggetti) i gesti si ripetono instancabilmente.

Altra opera conosciuta dello Studio azzurro è la videoinstallazione “Il viaggio”: varie valigie trasportate su un nastro trasportatore vengono scansionate ininterrottamente dai raggi X mostrandone il contenuto. L’opera mette in risalto non il viaggio umano ma il viaggio degli oggetti, dei ricordi, simboli e desideri che portano con sé: ogni valigia contiene una storia, un passato e un desiderio per il futuro.
Flavia Fiasconaro
