Siamo nel XXI secolo, un periodo storico segnato sicuramente dall’avvento di Internet, della
comunicazione in tempo reale, della messaggistica veloce e della posta elettronica: una vera e
propria rivoluzione nel campo della comunicazione. Quasi tutte le parti del mondo sono
interconnesse fra loro da una vasta rete di enormi cavi elettrici e comunicano tramite onde
elettromagnetiche che si propagano nell’aria e nel vuoto. Ma da dove siamo partiti? Come, quando
e perché l’uomo cercò di unire più parti del mondo al fine di fare arrivare notizie, idee e scoperte a
più persone possibili? I primi tentativi di rendere la letteratura, la politica, la scienza e, in generale,
la cultura accessibili a tutti li ritroviamo nel Settecento, secolo nel quale, grazie all’avvento
dell’Illuminismo, le libertà individuali come la libertà di espressione, di pensiero e, soprattutto, di
stampa si diffusero in quasi tutta Europa e anche nelle Americhe.

Ma prima un passo indietro. Già dal XV secolo con la stampa a caratteri mobili di Gutenberg (già
presente in Cina da 5 secoli, ma poco usata per la grande quantità di ideogrammi), i testi di poeti,
filosofi, fisici, astronomi e in generale di ogni figura professionale di alto livello poterono circolare
più facilmente ed essere letti da più persone in poco tempo. Il lavoro che prima era dei monaci
amanuensi, soggetto ad eventuali errori o correzioni (portando inoltre alla nascita della filologia),
veniva sostituito da una macchina che faceva lo stesso lavoro in maniera più veloce, conveniente
e a prova di errore. I manoscritti si diffondevano fra le varie corti d’Europa, nelle accademie, nelle
università e nei vari circoli di studiosi, ma non erano accessibili alla maggior parte della
popolazione. Contro la libera circolazione di opere e scritti si schierò la Chiesa, soprattutto dopo
che la traduzione in tedesco di Lutero ebbe così tanta diffusione da provocare la divisione fra
protestanti e cattolici. Dopo il Concilio di Trento, infatti, venne stilata una lista di libri proibiti,
l’Indice, nella quale spiccavano opere come il Decameron di Boccaccio, il De falso credita et
ementita Constantini donatione di Valla e, successivamente, il Dialogo sopra i due massimi sistemi
del mondo di Galilei.


Terminato l’oscurantismo seicentesco, con l’arrivo dell’Illuminismo in Francia si moltiplicarono i
centri di diffusione della cultura, nell’ideale di far uscire più uomini possibili da quella che Kant
definirà “condizione di minorità; minorità è l’incapacità di servirsi del proprio intelletto da soli”.
Iniziarono a sorgere le prime biblioteche circolari, successivamente diventate centri di dibattito e di
scambio di idee; nacquero i primi “caffè”, luoghi dove si degustava la bevanda mentre si parlava di
qualunque questione dell’epoca, dalle scienze alla politica alle lettere alla filosofia, e
successivamente queste conversazioni vennero trascritte e pubblicate in quelli che divennero i
primi periodici, come il The Spectator di Addison in Inghilterra e Il caffè di Verri in Italia. In questo
periodo nasce anche la cosiddetta “opinione pubblica” che aveva come oggetto primario la politica
(res publica); i sudditi o cittadini potevano sapere cosa accadesse dentro e fuori il loro Stato,
potendosi fare un’idea sulla gestione del proprio paragonandolo agli altri. Le autorità iniziarono a
essere criticate dal popolo e i filosofi illuministi si proposero come guide per aiutare i governanti a
ingraziarsi nuovamente il popolo. La maggior parte degli Stati tendeva ad un assetto assolutista,
che divenne “illuminato” grazie a figure come Voltaire, Montesquieu e Rousseau che orientavano
le riforme dei sovrani verso il distacco dalla Chiesa e dalle religioni rivelate in favore di una
religione razionale, come il deismo, e che mirarono a far arrivare la cultura a più persone possibili,
incentivando l’alfabetizzazione con l’istruzione primaria obbligatoria e la costruzione di istituti di
secondo grado e università per formare figure professionali. Con la pubblicazione nel 1772 della
Encyclopédie ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers (Enciclopedia delle scienze, delle arti e dei mestieri) di Diderot e d’Alembert, ostacolata inizialmente dalla Chiesa, si
rese accessibile alla gran parte della popolazione tutto il sapere allora conosciuto dall’uomo e il
divario fra scienze teoriche e pratiche, già assottigliato con l’avvento della rivoluzione scientifica
del 1600, fu colmato del tutto.


Eppure era ancora difficile far circolare notizie fra i continenti; settimane di viaggi in mare
separavano il Vecchio e il Nuovo mondo e se da un lato questo diede alle 13 colonie americane un
vantaggio sulla madrepatria, rese difficile la veloce diffusione di scoperte, notizie e idee. Per
ovviare a questo problema, intorno al 1793 venne presentato al pubblico il primo prototipo di
telegrafo detto ad asta: si basava su una rete di stazioni comunicanti che, come nel passaparola,
facevano arrivare il messaggio da un capo all’altro. Ogni stazione era provvista di una torre sulla
quale era montato un braccio rotante che portava all’estremità due bracci minori; ogni posizione di
questi bracci corrispondeva a un carattere alfanumerico e veniva letto da un osservatore tramite un
cannocchiale situato sulla postazione successiva, distante vari chilometri, che lo trasmetteva alla
successiva ancora e così via fino all’ultima stazione. La prima linea fu aperta fra Parigi e Lilla ed
ebbe così tanto successo che entro il 1840 la Francia contava 534 stazioni in 29 città. Il servizio
era un monopolio statale e il popolo non poteva utilizzarla. Al contempo iniziavano i primi studi
sull’elettricità da parte di studiosi illustri come Franklin, Volta e Ampère che portarono allo sviluppo
del primo telegrafo elettrico da parte di Samuel Morse, da cui prende nome l’alfabeto che tutti
conosciamo costituito da punti (dits) e linee (dahs).


La prima trasmissione avvenne fra Washington e Baltimora nel 1844 e in breve tempo il sistema si
diffuse in tutti i continenti formando una fitta rete. Venne perfezionato per aumentare la lunghezza
delle tratte e l’efficienza di esse e inoltre si forma una nuova classe di operatori specializzati che
riuscivano a digitare quasi 100 caratteri al minuto. Gli uffici intermedi instradavano i messaggi a
destinazione leggendoli a mano e ritrasmettendoli alla stazione successiva: ciò avveniva a causa
delle basse tensioni utilizzabili, richieste dalle batterie, fonte di energia dei telegrafi (la dinamo
sarebbe arrivata solo nel 1869). Nacquero le prime agenzie di stampa, che facevano viaggiare le
proprie notizie sui cavi telegrafici, come la Agence Havas di Parigi e la Stefani in Sardegna, e i
primi uffici telegrafici per mandare messaggi privati. Solo in Italia nel 1871 si contavano 1237 uffici
e 50000 km di linee telegrafiche, accessibili alla gran parte della popolazione: la distanza fra vari
popoli si faceva sempre minore.

Alla fine del XIX secolo, scoperte da Maxwell e riformulate da Heaviside le leggi che governano
l’interazione elettromagnetica, vari scienziati e inventori lavorarono sull’uso delle onde EM per
trasmettere messaggi da un punto all’altro del globo. Nel 1896 Marconi depositò il brevetto di un
sistema di telegrafia senza fili, con il quale inviò nel 1901 segnali attraverso l’Atlantico. Poco dopo
nel 1907 nacque la radio: non poteva ancora trasmettere voci, ma era idonea ad inviare segnali
acceso/spento, quindi poteva inviare messaggi tramite il codice Morse. Per la mancanza della
sintonia e dei canali, i segnali delle prime radio erano accessibili a tutte le stazioni limitrofe, dando
origine a problemi di riservatezza e di quantità di messaggi. In compenso fu possibile installarle
sulle navi, il che permise al Titanic di trasmettere richieste di soccorso captate da navi a esso
prossime, dimostrando l’utilità del mezzo radiotelegrafico in mare.
Dal 1920 in poi, il XX secolo si fa portatore di un’evoluzione rapidissima dei metodi di
comunicazione globale: nasce la telescrivente, antenata di lunga data dei fax, che permetteva
l’invio di testi scritti che venivano codificati automaticamente secondo un codice a cinque bit (codice Baudot) che veniva stampato su carta nella stazione ricevente; la radio si evolve e viene
creata la televisione che permette a tutti di accedere agli avvenimenti e ai fatti che avvengono in
giro per il mondo; nascono i primi calcolatori, le prime comunicazioni mobili, Internet e giungiamo
ad oggi, in un mondo più interconnesso che mai e che dà la possibilità a tutti con un paio di click di
accedere a tutto il sapere umano e di esporre le proprie idee e i propri pensieri riguardo ogni cosa.
Con i rischi che ciò porta, ovviamente.
Lorenzo Montano
