Se in questi ultimi tempi avete aperto Twitter o qualsiasi altro social probabilmente vi sarete imbattuti in un post in cui si discuteva del “caso Kanye West” e di alcune sue recenti (e discutibili) affermazioni riguardo le persone ebree e i nazisti.
Ma pensandoci bene, è stata questa la prima volta in cui l’artista si è espresso a riguardo sotto gli occhi di tutti? Facciamo un passo indietro, fino al 2009 durante gli MTV Music Awards, uno dei primi momenti in cui Kanye ha fatto parlare di sé. Durante la cerimonia Taylor Swift, vincitrice del “Best Female Video”, sale sul palco per ritirare il trofeo e fare il discorso di ringraziamento. Non fa in tempo ad aprir bocca che Ye (pseudonimo di Kanye Omar West) la interrompe bruscamente togliendole il microfono, dicendo che Beyoncé (cantante pop pluripremiata) sarebbe stata una vincitrice più meritevole di lei per quel premio.
Il web si rivolta: i fan di Kanye attaccano verbalmente Taylor sui social (che per qualche tempo sparirà) e il rapper, a 7 anni dall’episodio, fa uscire “Famous”, singolo in cui insulta la cantante con frasi alquanto sessiste. Sempre nel 2016 il rapper viene ricoverato per una crisi di nervi e la sua salute mentale si rivela essere peggiorata, scoprendo di soffrire di “bipolarismo”.
Kanye West si prende quindi una pausa dal mondo dello spettacolo e dai social.
Da quell’episodio del 2009, il primo che ha messo sotto gli occhi del mondo i bizzarri atteggiamenti del rapper, arriviamo al periodo dal 2018 in poi, durante il quale tante sono le occasioni in cui Kanye dice la sua sul razzismo, facendo sorgere nella gente il dubbio che l’artista possa seriamente essere un personaggio problematico.
In un’intervista con il magazine “TMZ” Kanye dichiara la propria opinione riguardo la schiavitù con le seguenti affermazioni: “Quando senti parlare di schiavitù per 400 anni suona come una scelta. Sei stato lì per 400 anni ed è tutto per te”.
Sembra ironico pensare che questa stessa frase sia stata pronunciata da una persona nera; purtroppo però nelle sue affermazioni sembra esserci ben poca ironia…Come quando in più di un’occasione ha mostrato simpatia per Donald Trump, ormai ex presidente repubblicano degli Stati Uniti dicendo: “è mio fratello, non posso non amarlo”; o quando ha postato una foto indossando un berretto con lo slogan dell’ex presidente “Make America great again”.
Spostiamoci a maggio 2020, il mondo in piena pandemia è in subbuglio per l’omicidio di George Floyd, ingiustamente assassinato da un agente di Polizia per presunta truffa. Nasce così il movimento “BLACK LIVES MATTER” per la tutela della comunità nera in America. E anche in occasioni così tragiche West ci tiene a metter bocca sull’accaduto, mostrandosi in pubblico indossando una maglietta con la dicitura “WHITE LIVES MATTER” e dichiarando sui social che in realtà il BLM sia tutta una truffa.

La gente comincia a farsi sentire, perché troppe volte l’artista ha abusato del suo diritto alla “libertà di parola ed espressione”; troppo spesso lo si è lasciato parlare perché mentalmente instabile, facendo leva sul fatto che nessuno lo avrebbe preso sul serio. A mettere un punto alle ormai frequenti manifestazioni di antisemitismo sui social sarà lo stesso Elon Musk.
Alla fine dello scorso anno, Kanye West rilascia un’intervista ad Alex Jones, in cui pronuncia le seguenti parole: “Basta parlar male dei nazisti. Amo gli ebrei ma amo anche loro. Hitler ha molte qualità che lo salvano, era cristiano, ha inventato le autostrade e il microfono che uso per esibirmi […] sono stufo del fatto che non si possa dire ad alta voce che Hitler abbia fatto anche cose buone. Gli ebrei controllano le banche e buona parte dei media […] la storia la scrivono i vincitori. Gli ebrei non possono dirmi chi posso o non posso amare. Non potete imporre il vostro dolore a tutti quanti. Ebrei, perdonate Hitler”.
E come se questo agghiacciante discorso non fosse abbastanza è su Twitter che si conclude lo “spettacolo”: Ye posta una svastica unita alla stella di Davide, in segno di unione e amore fra le due parti visto che lui “ama tutti, anche i nazisti”. Elon Musk a questo punto sospende il suo account, e Kanye West sparisce nuovamente dai social.

Per le strade di Los Angeles gruppi di neonazisti mostrano striscioni di supporto per il rapper con la scritta “Kanye ha ragione sugli ebrei”, ed eseguono il saluto nazista; “Kanye è solo un troll” dice la gente su Twitter, che minimizza l’accaduto definendolo uno scherzo o una semplice provocazione. O forse non è così. Forse nel 2023 c’è ancora qualcuno che aspetta il consenso di una figura pubblica e globalmente nota come Kanye West, così che faccia da microfono a chi silenzioso crede che esista davvero una razza superiore.
No, Kanye non è solo un troll, non finché al mondo ci sarà qualcuno pronto a giustificarlo. Non finché al mondo non sarà chiaro il messaggio: l’odio è odio, che venga da una superstar pluripremiata, con una carriera invidiabile, o che venga da un gruppo di persone qualunque per strada con il braccio teso verso l’alto, in memoria di quell’uomo che causò la morte di 17 milioni di innocenti, ma che fece tante cose buone.
Fabiana Curatolo
