William Morris: la bellezza alla portata di tutti

Immaginiamo di poter visitare la periferia di Londra nella seconda metà dell’Ottocento, nel
pieno di quel fenomeno che viene definito Seconda Rivoluzione industriale. Davanti ai
nostri occhi si presenterebbe una realtà complessa, profondamente mutata rispetto al
passato: grandi quartieri operai sovraffollati, avvolti da dense e scure nubi emesse da alte
ciminiere di fabbriche, un tempo alimentate a carbone, ora rifornite anche per mezzo
dell’elettricità; all’interno di esse masse di operai impegnati ad eseguire un lavoro
alienante per una paga misera, piegati ad una condizione disumana “legittimata” dalla
necessità degli imprenditori industriali di produrre velocemente e a basso prezzo al fine di
trarre maggiore profitto e di occupare una posizione centrale nel nuovo “universo-
mercato”. Ma volgiamo ora lo sguardo a est di Londra, verso Walthamstow, città al tempo
di natura rurale, ma che avrebbe ben presto conosciuto lo stesso progresso che aveva
investito la capitale britannica. È qui che, il 24 marzo del 1834, viene alla luce William
Morris, artista, scrittore, fondatore del movimento Arts and Crafts, e, malgrado la sua
avversione nei confronti della produzione in serie, da molti considerato il padre del design.
Morris frequenta il Marlborough College e, in seguito, l’Università di Oxford, dove incontra
per la prima volta Jane Burden, sua futura moglie, ed entra in contatto con la corrente
preraffaellita e con il pensiero di John Ruskin, illustre critico d’arte e precursore dell’Art
Nouveau.

Ruskin aveva analizzato attentamente gli effetti negativi che la rivoluzione
industriale aveva provocato sui lavoratori e sui consumatori: i beni industriali di uso
domestico, prodotti dalle macchine con l’aiuto degli operai, impiegati in un lavoro ripetitivo
ed estenuante, erano di qualità scadente e risultavano grezzi e spogli. Ne derivava che il
consumatore era costretto a rinunciare alla qualità e all’estetica in cambio dell’utilità del
prodotto.
Il celebre critico d’arte aveva dunque ribadito la necessità di un ritorno a un modello che si
ispirasse alle antiche corporazioni medievali. All’interno di esse i lavoratori operavano in
qualità di artigiani, seguendo con cura le diverse fasi di produzione e realizzando un
prodotto di qualità di cui potessero andare fieri, che, insieme alla funzionalità, portasse
decoro e raffinatezza nelle abitazioni dei compratori. L’ambiente domestico, che costituiva
l’unico rifugio dalla faticosa realtà cittadina, doveva infatti risultare accogliente ed
appagare la vista di chi vi abitava.


William Morris, iscrittosi al partito socialista, abbraccia le osservazioni di John Ruskin e le
applica alla propria produzione artistica: la sua utopica idea, in antitesi all’alienazione che
la catena di montaggio proponeva, era quella di restituire spiritualità al lavoro operaio,
coniugando il piacere della creatività artigianale con la produzione industriale, così da
trasformare i lavoratori in artisti-operai, coinvolti attivamente nella creazione di prodotti industriali dotati di qualità e di un aspetto apprezzabile. Per concretizzare la sua visione
produttiva William Morris fonda nel 1861 la Morris, Marshall, Faulkner & Co., un’azienda
che produceva oggetti d’arredamento, vetrate, carte da parati, stoffe di rivestimento,
tappezzerie e ricami. Tutti i prodotti erano caratterizzati da un’estetica raffinata, ricca di
linee sinuose e motivi fitomorfi e zoomorfi, elementi tipici della nascente Art Nouveau.


Conscio dell’esclusione delle classi operaie dal mercato, che la produzione di oggetti di
qualità ad alto costo aveva alimentato (e a cui aveva contribuito anche la sua azienda),
l’artista-imprenditore tenta nuovamente di coniugare l’arte e l’industria, dando vita nel 1888
alla Arts and Crafts Exhibition Society, società destinata a produrre oggetti in serie a basso
costo e con un certo pregio artistico o estetico, fruibili a tutte le classi sociali. È in questo
contesto che prende avvio il movimento Arts and Crafts, promotore della rivendicazione
della dignità delle arti applicate, considerate al pari di pittura e scultura.
L’idea produttiva di Willliam Morris, attenta alla cura estetica del prodotto in rapporto alla
sua funzionalità, ha posto le basi del moderno concetto di design, e la sua visione per certi
aspetti utopistica del lavoro industriale ha contribuito a formulare una concezione su cui
oggi si fonda la politica di molte aziende: la diffusione democratica

Di Anastasia Pirrera

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