Le fake news e le truffe online sono, fin dalla prima creazione di internet, un problema che la società
odierna si è trovata ad affrontare costantemente. Se all’inizio la società non era pronta a questa nuovo tipo
di truffa, attualmente gli Stati si stanno mettendo in atto con campagne di prevenzione, come per esempio
il progetto #BastaBufale.
Ma cosa sono esattamente le fake news e perché sono un problema per la società di oggi?
Le fake news sono notizie false non verificate create con lo scopo di spaventare, diffamare, umiliare,
istigare all’odio e alla violenza, creando spesso sentimenti negativi collettivi come angoscia e rabbia verso
qualcosa o qualcuno. Inoltre possono portare rischi alla società perché sono talvolta cause di rivolte,
violente e non, sui social o nella realtà. Anche se ai nostri occhi la condivisione di notizie false può sembrare
come un gioco, prendiamo come esempio le catene di Sant’Antonio: possono con il tempo e a seconda
dell’argomento che trattano avere conseguenze spaventose sull’ordine pubblico. Una fake news per essere
efficace non deve convincere tutta la popolazione; bastano un centinaio di persone per metterne in
confusione mille altre e far dubitare le notizie ufficiali. Queste notizie false hanno la possibilità di
influenzare come una vera e propria propaganda l’opinione di migliaia di persone; un esempio eclatante è
l’influenza che hanno avuto la fake news sulle elezioni americane del 2016.

Come Donald Trump ha vinto le elezioni del 2016: le fake news
Secondo il report “Securing Democracy in the Digital Age” realizzato dall’Australian Strategic Policy Institute
(ASPI) si è analizzato come le fake news siano state una delle chiavi per la vittoria di Donald Trump. Uno dei
punti chiave è stata proprio l’auto percezione degli utenti; secondo i sondaggi, si può notare come più si
avvicinava il giorno del voto, più il numero di elettori che mettevano in dubbio le notizie ufficiali auemntava
fino a diventare circa l’88% del totale.
Inoltre, secondo altri dati, le notizie false in rete sono aumentate a dismisura pian piano che ci si
avvicinasse al giorno delle elezioni così come le interazioni che hanno avuto gli utenti con esse, passate da 3
a 9 milioni: una delle principali piattaforme utilizzate per la diffusione è stata Facebook.
Tra i titoli con le maggiori interazioni su questa piattaforma troviamo: “Papa Francesco supporta le elezioni
di Donald Trump”, “Il sito WIKIleaks conferma lo scambio di armi da parte di Hillary Klinton con l’ISIS”,
“L’ISIS invita gli elettori musulmani a supportare la Klinton”: queste sono solo una parte delle centinaia di
notizie circolate in quel periodo, rivelatesi tutte false.
Ma come hanno potuto queste notizie avere così tanta influenza sulle elezioni? Se si vanno ad analizzare il
numero di notizie pro-Trump e pro-Klinton, si evince come Trump era di gran lunga in vantaggio anche in
termini di condivisione di queste notizie.

Le truffe online
Le truffe in generale sono aumentate esponenzialmente con la diffusione di Internet e sfruttano i momenti
di necessità della società per condividere offerte e soluzioni incredibili a prezzi stracciati ma che si rivelano
completamente false. Due esempi, uno moderno e l’altro un po’ meno: la truffa di Onecoin e la più grande
truffa dell’Ottocento.
Onecoin
La OneCoin è una criptovaluta presentata al mondo nel 2015, periodo del boom delle criptovalute, e
definita il killer di bitcoin, poiché facile da utilizzare e destinata ad utilizzi quotidiani, in pratica una miniera
di soldi, facili e veloci per gli investitori. Inoltre, la proprietaria prometteva una vita agiata a rischio
contenuto che avrebbe permesso di lasciare il proprio lavoro. Ovviamente nulla di ciò era vero, la
criptovaluta esisteva solamente su carta e non esistevano minatori su di essa.
Come fece la fondatrice di OneCoin, Ruja Ignatova, a truffare gli investitori?
La fondatrice cominciò a vendere pacchetti formativi per imparare tutto sul mercato delle criptovalute. Per
facilitare l’acquisto di OneCoin, la truffa seguiva uno schema piramidale: più investitori si “istruivano” al
riguardo, più possibili acquirenti sarebbero arrivati. L’inganno è stato scoperto solo nel 2017, anche se le commissioni nazionali finanziarie di vari paesi come la Bulgaria e il Regno Unito avevano già mandato negli
anni precedenti segnali di allarme a proposito di questa criptovaluta. Questa storia non è però dissimile
dalla truffa di Poyas nell’800.
La truffa di Poyas
La truffa di Poyas è stata ideata dal capitano dell’esercito britannico Gregor MacGregor. Mandato nel 1811
in Sud America è tornato in Britannia presentandosi come ambasciatore del principato di Poyas.
Gregor MacGregor presentava Poyas come una terra del Sud America con cascate su tutti i monti e una
terra molto fertile e ricca di risorse; diede inoltre la possibilità a gli investitori di poter acquistare un pezzo
di terra in questo “paradiso” e la possibilità di visitare la terra. La truffa funzionò per oltre 10 anni: chi
tornava dal “paradiso terreste” e denunciava l’accaduto non veniva creduto, dato che la maggioranza della
popolazione credeva a MacGregor. Solo nel 1825 i funzionari francesi si resero conto che molti loro coloni
avevano il passaporto di una terra sconosciuta ma anche questa volta MacGregor riuscì a non essere
incriminato. Si stima che la sua truffa abbia portato all’economia inglese un debito di 3.6 miliardi di sterline
attuali.

Come possiamo difenderci dalle fake news e truffe online?
Per prevenire la condivisione di notizie false e truffe sono state stilate tre leggi fondamentali per la nuova
educazione digitale: condividi solo notizie che hai verificato; usa gli strumenti di internet per verificare la
notizia; chiedi le fonti e le prove.
Attualmente anche i social media e Google stesso si sono messi in atto per prevenire la diffusione delle fake
news e delle truffe dando la possibilità agli utenti di segnalare il contenuto, affichè possa essere rimosso o
difficilmente trovabile nella barra di ricerca. Noi stessi utenti digitali dovremmo metterci in prima linea per
prevenire la diffusione di queste piaghe digitali al fine di rendere più sicura la nostra società. È pure vero
però che se cadiamo negli stessi tranelli da molti anni ormai.
Flavia Fiasconaro
