L’inganno della bellezza

L’arte, la filosofia, la letteratura, la musica sono qualcosa di fondamentale per l’uomo da sempre, sono misura dei nostri giorni, dei nostri secoli.

Comunichiamo fin dai tempi antichi attraverso l’arte, basti pensare ai graffiti degli uomini primitivi, ma anche oggi un’opera riesce a comunicare emozioni non esprimibili a parole e ogni volta che succede non possiamo che rimanere esterrefatti, a volte senza neanche capirne il perché. Lo stesso vale per la musica, quando sentiamo quella canzone che ci trasporta in un fantastico non-luogo e ci fa esplorare le nostre parti più nascoste. O la letteratura che spesso ci fa avvicinare a noi stessi attraverso dei personaggi. E la filosofia, che è meraviglia e ci spinge a conoscere sempre di più per puro amore.

Cos’è questa se non bellezza?

Nasciamo tutti, secondo me, con questa idea di bellezza chiara, quasi come se fosse innata in noi, proprio come l’amore. Perché è evidente che le due idee siano intrinseche in noi e collegate. Per gli antichi greci il bene corrispondeva al bello quindi non può che essere, secondo una visione platonica, eros. Pertanto quando cercheremo il bello non faremo altro che inseguire il bene, una continua ricerca. Nel Fedro, Platone analizza l’anima, la quale nella sua realtà divina conosce l’idea di bellezza, quando però la dimenticherà unendosi al corpo verrà travolta dall’enfasi di ritrovarla percependo la bellezza delle cose sensibili, la bellezza quindi diverrà quasi una forma di “nostalgia dell’assoluto”. L’amore per la bellezza è naturale, è spontaneo ma, secondo me, è anche dannoso.

Non ho alcun bisogno delle cascate del Niagara, la bellezza è ovunque”.
(Pierre Auguste Renoir 1841-1919)

In questi giorni particolarmente, tutti noi siamo stati colpiti dagli attacchi contro le più celebri opere degli attivisti per contrastare il cambiamento climatico. Infatti, al di là di quanto potessimo essere a favore o contro la protesta, la prima domanda che ci siamo posti è stata “l’opera avrà riportato danni?”. La frustrazione ci ha travolto tutti per un attimo come se questo accaduto ci abbia messo in comunione gli uni con gli altri. Proprio per questo quello degli attivisti è stato un atto vincente, tutti ne siamo rimasti colpiti. Mi chiedo soltanto perché non ci concentriamo sulla bellezza di ciò che ci circonda, distruggendola da secoli, come puntualizzano gli attivisti. Siamo così legati a qualcosa di incantevole ma non pensiamo mai che è stata originata da ciò che stiamo tanto trascurando e che se continuando a farlo sparirà per sempre e noi non potremo più ammirare ciò che spinge la nostra esistenza, il bello.

E se le istituzioni ecclesiastiche conoscessero da sempre questa nostra tendenza verso il bello per manipolarci?

Siamo così attratti dalla bellezza che il concetto di un essere perfetto e divino non può che entusiasmarci, spingerci ad adorarlo a seguirlo per pura natura e seduzione.

L’arte è celebrare, cantare e far emergere la bellezza.” 
(Balthus 1908-2001)

Forse veniamo continuamente “presi in giro” dalla bellezza, la quale ci inganna costantemente. Chissà se, però, raggiungiamo la gioia unicamente attraverso questo raggiro. La bellezza che consideriamo tale non è verità, quindi non sarà felicità ma solamente gaiezza, piacere. Non posso che chiedermi, allora, se i poeti, gli artisti, i filosofi sono gli unici che riescono a scrutare oltre questo inganno, riuscendo a riportarlo nelle loro opere. Sono gli unici che riescono a conoscere l’amore, la vera bellezza. Impariamo a guadarci intorno, a esplorare ciò che ci circonda. Non è l’estetica che dovrebbe veramente importarci eppure siamo sempre sospinti da una forza irrefrenabile verso essa.  Forse l’uomo per sua natura non vuole arrivare realmente alla verità.  In fondo, per quale ragione rimaniamo a contemplare una farfalla e siamo disgustati da un bruco?

È quindi l’estetica che condiziona il nostro modo di vedere, di percepire le cose.  Forse dovremmo solo comprendere la vera bellezza per vivere nel vero, ed è proprio la vera bellezza che “è misura di tutte le cose”.

Adelaide Zerbo

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