Diciamoci la verità, il rapporto tra culture diverse è un concetto abbastanza dibattuto e sottovalutato al giorno d’oggi. Eppure sono tanti i ragazzi, da tutto il mondo, spinti dalla voglia di scoprire, viaggiare e avere sempre qualcosa di diverso davanti ai loro occhi. Viaggiare ci aiuta a migliorare le nostre abilità sociali, come saper entrare in relazione con gli altri, stare in un gruppo sociale e adattarci all’ambiente e al contesto. Viaggiando si può diventare persone più colte senza neanche aprire un libro, si possono imparare nuovi dialetti e nuove lingue, apprendere nuove culture, tradizioni e gustare i sapori di nuovi cibi. È così anche per Akane Sakamoto, studentessa giapponese di Suzaka (prefettura di Nagano) che per il penultimo anno di liceo ha deciso di continuare gli studi all’estero per il percorso scolastico 2022-2023. Tutto ciò è stato possibile grazie ai programmi intercultura che vengono offerti agli studenti ogni anno per poter vivere indimenticabili esperienze, fuori dalla routine quotidiana con la propria famiglia e con la “solita” scuola. Sappiamo tutti che i giovani bramano nuove esperienze e cambiamenti.
Giorno 22 settembre 2022 con la classe 4^E e con l’aiuto di docenti e alunni di altre classi, si è tenuta presso la sede centrale del nostro liceo una piccola cerimonia di benvenuto per Akane, addobbando la scuola con palloncini dei colori rosso e bianco (colori della bandiera giapponese) e apparecchiando vari tavoli sui quali abbiamo messo dolci tipici siciliani, giusto per darle una prima impressione sulla cucina italiana. Dal giorno dopo sono cominciate le lezioni ma, oltre queste, sta anche intraprendendo un corso di italiano pomeridiano, non solo per comunicare al meglio con noi ma, soprattutto, perché è curiosa, ama studiare nuove lingue ed entrare in contatto con le altre culture.
Le abbiamo posto allora alcune domande per capire le differenze tra la scuola giapponese e quella italiana e anche per ricevere un primo feedback sui suoi primi mesi scolastici qui al Galilei.
“Come ti senti a iniziare una nuova vita in un paese così diverso dal Giappone quale l’Italia?”
“Sono venuta qui senza sapere nulla dell’Italia e devo dire che sono entusiasta delle differenze culturali. Ci sono, però, alcuni punti in comune tra i due paesi. La mia iniziale preoccupazione era la lingua italiana, totalmente diversa dal giapponese, che contiene vari alfabeti. Ma è divertente, sarà facile imparare se ci sono entusiasmo e soprattutto compagnia! Sin da piccola sono stata curiosa, non nego che amo viaggiare e studiare cose nuove, come altre lingue, anche se è difficile data la diversa scrittura e il modo di leggere (da sinistra verso destra). Bisogna adattarsi al meglio!”
“Quando hai scoperto che dovevi venire in Italia per quest’anno scolastico come ti sei sentita? Ti piaceva l’idea dell’Italia? Ha rispecchiato le tue aspettative?”
“Sin da quando frequentavo la scuola media ho sempre espresso il mio desiderio di studiare all’estero, dunque sono felice di questa esperienza rivoluzionaria. In realtà la mia prima scelta è stata la Germania, sono rimasta un po’ delusa all’inizio quando ho saputo che sarei venuta in Italia. Ma ora come ora posso affermare che l’Italia è migliore per me, molti italiani sono così gentili e accoglienti, così tanto che mi sono subito sentita a mio agio. Anche in Giappone è importante l’accoglienza, dunque mi sono sentita come a casa.”
“Il sistema scolastico giapponese è severo? Passi tutti i tuoi pomeriggi a studiare? Puoi dirci le differenze tra la scuola italiana e quella giapponese?”
“Dipende da vari fattori, non tutte le scuole sono uguali in Giappone. Personalmente frequento un college, che è diverso dal “tipico” liceo italiano. In molte scuole giapponesi, ad esempio, non esiste l’esame di maturità, ma un vero e proprio esame di ingresso per l’università, per tutti i tipi di facoltà, al quale vengono preparati per bene durante tutto il percorso liceale. Questo è il sistema giapponese:

Per quanto concerne, invece, la quantità di studio assegnata per casa, sono sicura che sia ben diversa da quella italiana. In Giappone le lezioni terminano alle 16 e nel pomeriggio i ragazzi si organizzano in alcuni club organizzati dalla scuola nei quali approfondiscono argomenti studiati al mattino, si divertono a scoprire qualcosa di nuovo tutti insieme nei laboratori, oppure rimangono a scuola a studiare; dopodiché ci si dedica alla pulizia della scuola e infine si ritorna a casa di sera. Di solito gli studenti studiano dopo cena, ma il carico dei compiti non è mai troppo grande da impedire agli studenti lo svago. Un’altra curiosità a proposito della scuola giapponese è che non esistono gli esami orali! Le verifiche sono esclusivamente scritte e quattro o cinque volte all’anno si dedica una settimana per svolgere le verifiche di tutte le materie. Per quanto riguarda le regole, devo dire che alcune sono abbastanza strane in Giappone, forse qui, in Italia, si è più “liberi”. Alcune scuole desiderano che tutti gli studenti debbano avere i capelli neri, o che non si debbano truccare oppure fare piercing: per fortuna questi strambi standard non sono comuni, non mi piacciono per niente.”
“A proposito di cibo: quali piatti italiani ti sono piaciuti di più fino ad ora?”
“È difficile scegliere, ci sono tanti cibi che mi piacciono… La pizza e le arancine sono davvero gustose, ma ho provato anche qualcosa di “più siciliano” come i cannoli e il pane con la milza e non sono per niente male, apprezzo la cucina italiana.”
“Come sono visti gli italiani dai giapponesi?”
“C’è da dire che in qualsiasi parte del mondo ci sono degli stereotipi. Basandomi sulla mia esperienza e da giapponese, posso dire che gli italiani mi sembrano gentili, spontanei e allegri e devo dire anche molto belli di aspetto. Ogni popolazione è unica nei suoi pregi e nei suoi difetti: una società ideale è quella in grado di apprezzare la bellezza della diversità, motivo per cui, adesso, sono veramente grata di essere qui.”
Yasmine Boukhalfa
