Originariamente riconosciamo tra le più grandi casate romane quella Cornelia, questa grande “famiglia” patrizia si suddivideva a causa della sua vastità in più rami, tra questi vedremo oggi gli Scipioni.
L’origine degli Scipioni come ramo viene attribuita a Publio Cornelio Scipione, questi fu un comandante dell’esercito dei cavalieri nominato dal dittatore Marco Furio. Riconduciamo, pertanto, la sua prima apparizione militare nel 396 a.C., per poi divenire un tribuno militare. Come vedremo a breve, gli Scipioni fecero strada lungo l’avanzata delle maggiori casate romane soprattutto per merito delle loro grandi imprese belliche, difatti, potremo distinguere una notevole ascesa al potere dei medesimi nel IV secolo a.C. quando possedevano un solo consolato, sino ad ottenerne otto solo un secolo dopo. Questi sin dal principio si contrapposero ai conservatori in politica puntando principalmente più che sulle mire espansionistiche alle imprese di battaglia contro Cartagine, idee poi riprese da Scipione l’Africano (Publio Cornelio Scipione Africano).
Scipione l’Africano fu una figura leggendaria nella storia romana, circolavano, persino, voci leggendarie riguardanti la sua nascita, difatti si narrava fosse nato da un serpente materializzatosi nei pressi del letto della madre. Tralasciando il mito, con certezza affermiamo che la sua prima esperienza militare riusale al 218 a.C. a soli 17 anni, quando Roma ebbe il primo scontro diretto con Annibale. Due anni dopo riuscì a sopravvivere allo sterminio avvento a Canne e in fuga da tale disfatta riuscì a riorganizzare l’esercito e prese le redini delle legioni con un’insolita fermezza.

La sua mitica storia venne persino elogiata, in un encomio denominato “Scipio”, realizzato da Quinto Ennio, il quale fu un importantissimo autore latino celebre soprattutto per la sua vasta attività letteraria intrinseca con la filosofia. Quinto è soprannominato poeta dei tre cuori, questi infatti era capace di parlare tre lingue: latino, greco e osco. Come anticipato in precedenza compose un’opera in onore di Scipione l’Africano, ciò poiché era legato alla famiglia degli Scipioni e il solo metodo per ricompensarli della loro benevolenza era elogiarne le doti. Tuttavia bisogna approfondire il perché di questo legame con un poeta da parte degli Scipioni. Tale casata era contrapposta al partito conservatore del quale facevano parte gli anti ellenici come Catone il Censore, pertanto, gli Scipioni appartenevano alla corrente di pensiero dei filo ellenici. Tale movimento si basava sull’interesse di favorire gli scambi culturali tra il popolo ellenico e quello latino in un periodo di rinnovamento culturale, quando non solo gli stili artistici si evolsero ma con essi anche la visione della vita. Nacque, così, da tale incontro l’humanitas, cioè un nuovo modo di vedere la vita, unendo il rigore del mos maiorum alla “raffinatezza” ellenica, congiungendo quindi il negotium (impegno nella vita pratica) e l’otium (la sfera dedicata a se stessi e allo svago inteso come accrescimento della propria persona).
Da questo scambio interculturale, allora, ebbe origine il “Circolo degli Scipioni”, cioè ciò che oggi verrebbe definito un salotto culturale dove venivano preservati ed incoraggiati gli autori emergenti.

Tra questi distinguiamo in particolare Livio Andronico al quale attribuiamo comunemente l’origine della letteratura latina, precisamente nel 240 a.C. quando venne per la prima volta rappresentata un’opera teatrale. Una delle sue più celebri imprese, oltre alle celebri tragedie, fu la traduzione dell’Odissea. Sarebbe, però, riduttivo definire la sua impresa come una traduzione, difatti, nel passaggio da l’Odissea nell’Odusía transcodificò l’opera adattandola a usi e costumi romani, rimodellandone quindi in parte la forma; si può dire in breve che romanizzò Omero.
È importante menzionare anche Gneo Nevio, questi un orgoglioso e fiero autore molto legato agli Scipioni, così orgoglioso da oltrepassare il limite della critica politica inimicandosi la famiglia dei Metelli che era contrapposta agli Scipioni. Come gli autori poliedrici della sua epoca compose sia commedie che tragedie, ma la sua più grande innovazione è la contaminatio, cioè la fusione di elementi provenienti da più commedie volti alla realizzazione di una nuova composizione.
Il suo capolavoro fu il Bellum Poenicum, cioè un poema epico-storico sulla prima guerra punica, celebre per la sua divisione in due parti: una epico-mitologica e una narrativo-storica. Uno dei principali aspetti che vedremo in Nevio è la rappresentazione dell’eroe visto come una figura che, a dispetto dell’egoismo omerico, si sacrifica per il bene della collettività. Infatti, tale aspetto del modello eroico latino era ben definito nella società romana.
Mostrati ormai le grandi opere donateci dagli Scipioni, non possiamo far altro che dirgli:
“Grazie”.
Lucio Catalano
