Alessandro Michele per Gucci : l’addio alla maison

Il giorno 25 di Novembre, alla vigilia del suo cinquantesimo compleanno, Alessandro Michele ha deciso di lasciare il suo ruolo come direttore creativo della maison di moda “GUCCI”: ma perché il suo contributo ha giocato un ruolo così importante nel campo della moda e, grazie a lui, si è cominciato a parlare di inclusività in questo mondo così esclusivo?In sette anni del suo operato lo stilista ha saputo rilanciare il marchio, rendendolo unico, a volte presentando un abbigliamento dai toni bizzarri e surreali e proponendo un’estetica sempre al passo con i tempi e che risultasse contemporaneamente inclusiva.

Modella per la campagna Gucci autunno 2019

Infatti, non si limitava alla creazione di capi che fossero “unisex” e indossabili da tutti indipendentemente dalla forma fisica. In particolare, durante le sue sfilate Michele si dedicava alla scelta rigorosa di modelli e modelle che celebrassero, quanto più possibile, la diversità e l’unicità, dando voce all’immagine di una bellezza assolutamente al di fuori dei limitanti canoni estetici, eliminando qualsiasi barriera: persone affette da albinismo, sindrome di down, strabismo, di qualsiasi etnia, dalla taglia XXS alla 4XL. È chiaro che una mossa del genere, per quanto rischiosa, ha saputo portare alla luce alcune delle problematiche più diffuse (ma ben nascoste) della società odierna, e ha aperto gli occhi dormienti di chi li ignorava. Alessandro Michele è così riuscito a mettere in discussione i più radicati preconcetti del mondo della moda e dell’estetica, stupendo e creando meraviglia, porgendo una mano a chi per anni non si è visto rappresentato guardando fra le passerelle delle più importanti sfilate.

Kim Seokjin dei BTS per un photo shoot nel 2021

Fra polemiche e dibattiti sui suoi concetti di bellezza e unicità, la sensibilità dello stilista ha saputo mettere in discussione la necessità di canoni e principi così ristretti e retrogradi. E guardando indietro a tutto ciò che il suo operato ha saputo offrirci in questi anni, cosa possiamo aspettarci per il futuro?

Fabiana Curatolo

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