Il giorno 25 di Novembre, alla vigilia del suo cinquantesimo compleanno, Alessandro Michele ha deciso di lasciare il suo ruolo come direttore creativo della maison di moda “GUCCI”: ma perché il suo contributo ha giocato un ruolo così importante nel campo della moda e, grazie a lui, si è cominciato a parlare di inclusività in questo mondo così esclusivo?In sette anni del suo operato lo stilista ha saputo rilanciare il marchio, rendendolo unico, a volte presentando un abbigliamento dai toni bizzarri e surreali e proponendo un’estetica sempre al passo con i tempi e che risultasse contemporaneamente inclusiva.

Infatti, non si limitava alla creazione di capi che fossero “unisex” e indossabili da tutti indipendentemente dalla forma fisica. In particolare, durante le sue sfilate Michele si dedicava alla scelta rigorosa di modelli e modelle che celebrassero, quanto più possibile, la diversità e l’unicità, dando voce all’immagine di una bellezza assolutamente al di fuori dei limitanti canoni estetici, eliminando qualsiasi barriera: persone affette da albinismo, sindrome di down, strabismo, di qualsiasi etnia, dalla taglia XXS alla 4XL. È chiaro che una mossa del genere, per quanto rischiosa, ha saputo portare alla luce alcune delle problematiche più diffuse (ma ben nascoste) della società odierna, e ha aperto gli occhi dormienti di chi li ignorava. Alessandro Michele è così riuscito a mettere in discussione i più radicati preconcetti del mondo della moda e dell’estetica, stupendo e creando meraviglia, porgendo una mano a chi per anni non si è visto rappresentato guardando fra le passerelle delle più importanti sfilate.

Fra polemiche e dibattiti sui suoi concetti di bellezza e unicità, la sensibilità dello stilista ha saputo mettere in discussione la necessità di canoni e principi così ristretti e retrogradi. E guardando indietro a tutto ciò che il suo operato ha saputo offrirci in questi anni, cosa possiamo aspettarci per il futuro?
Fabiana Curatolo
