L’indecisione tra la vita e la morte- Recensione di Norwegian Wood di Murakami

“La morte non è l’opposto della vita ma una sua parte integrante.”

Recensione non spoiler

Norwegian Wood è un libro scritto da Haruki Murakami, noto autore di letteratura giapponese che nel 2006 ha vinto il premio Frank Kafka per la letteratura; è stato pubblicato per la prima volta nel 1987.

Nelle prime pagine Toru, uomo di 37 anni, racconta la sua vita universitaria, di quando aveva vent’anni e della sua storia d’amore con Naoko e Midori, due ragazze che lo faranno dubitare di molte cose sulla vita.

Per quanto la premessa possa essere semplice, il libro narra una storia complessa, di vari personaggi legati tra loro da un filo unico di morte. Il tema della morte sarà ricorrente nel libro insieme ad argomenti come suicidio, salute mentale, abuso e molte scene sessuali, quindi per chiunque non si senta a suo agio con questi contenuti ne sconsiglio la lettura. Per tutti coloro che invece vogliono leggere questo libro lascerò una recensione senza “spoiler”, per scendere nei dettagli nella parte seguente.

Il libro si presenta come un invito alla vita da parte dell’autore e racconta la crescita di Toru come protagonista, una persona comune che decide di andare avanti nella sua vita nonostante tutto e di come verrà a contatto con temi e persone differenti tra loro. Il finale lascerà un amaro in bocca, che non nascondo di aver sentito. Ci vorrà del tempo, la rilettura di qualche passaggio e conoscenze di simbologie per farcelo apprezzare. La mia valutazione è un ⅘, consiglio come lettura sullo stesso filone “Kafka sulla spiaggia” del medesimo autore e “Lo squalificato” di Osamu Dazai.

Qui inizia la recensione spoiler

Il libro inizia la sua narrazione con il Toru del presente, 37enne, che ripensa alla sua giovinezza e gli eventi che l’hanno costernata, con un focus sul periodo universitario. Un’affermazione, che ammetto mi era sfuggita inizialmente, vi cambierà completamente la chiave di lettura del libro:

“Perchè Naoko non mi amava nemmeno”

Questa è la realizzazione di un Toru maturo, che ha una vita alle spalle, al contrario a noi viene presentato per tutto il libro un personaggio giovane senza esperienza, indeciso, travolto dalle sue emozioni e aggiungerei manipolabile da Naoko, la fidanzata dell’amico di infanzia che si era suicidato all’età di 17 anni. Viene narrata la sua vita universitaria, di Sturmtruppen, ragazzo comico agli occhi di Toru e suo compagno di stanza che lascerà il cast dei personaggi quasi “silenziosamente”. Successivamente veniamo a conoscenza di Naoko, con cui Toru aveva slacciato i rapporti, lei è vista quasi come una dea dal protagonista, la ragazza perfetta ma allo stesso misteriosa, imprendibile, quasi immateriale.

Poi ci verrà presentata Midori, compagna di scuola, diametralmente opposta a Naoko, con i capelli corti e disinvolta che parla dei temi più disparati senza contegno.

Abbiamo Nagasawa, uomo cinico che ritiene immeritevole la maggior parte dell’umanità e fidanzato con Hatsumi, composta ed elegante. Toru trova Nagasawa di compagnia perché entrambi appassionati di letteratura ma ci viene detto di come non si fidi di lui dopo che venne a sapere che da ubriaco aveva picchiato qualcuno. Troviamo anche Reiko, donna sui 40 anni che suona la chitarra e fuma sigarette, rimasta per 8 anni in un centro di cure psicologiche dopo una lunga lotta contro malattie mentali dopo aver subito anche uno stupro. Come avevo detto in precedenza, la morte è un filo conduttore che unisce tutti i personaggi i quali l’affrontano in modo diverso:

Toru lascia scorrere la sua vita, non eccelle in nulla in particolare, non è un tipo così interessante ma continua ad andare avanti, spesso, per esempio, utilizza Sturmtruppen come espediente comico perché non sa neanche lui di cosa parlare. Anche se seguiamo la storia dal suo punto di vista narrante, sappiamo poco di lui ma tutto il cast lo definisce come una persona di cui ci si può fidare e proprio per questo gli vengono raccontati tutti i problemi più disparati, come lo stupro che ha subito Reiko e i racconti delle morti delle persone che lo circondano: per primo Kazuki, della sorella suicida di Naoko, di Naoko stessa, Hatsumi e il padre di Midori.

Naoko, invece, era una donna già corrotta da prima del suicidio di Kazuki, non era mai riuscito ad amarlo e aveva creato una relazione con lui basata sul piacere fisico, sull’ovvietà del loro rapporto come se tutto fosse perfetto così. Dopo la morte di Kazuki, tenta di andare avanti con la sua vita ma è come se Kazuki si fosse preso una parte di lei e fosse un fantasma che l’avrebbe seguita per sempre. Sviluppa in sé pian piano seri problemi di salute a livello mentale, sempre più evidenti, per poi essere accettata da una struttura isolata per riprendersi, alcuni dei sintomi erano sentire voci e suoni che la portavano a un’incapacità di parola.

Abbiamo Midori, invece, che affronta la morte in faccia in modo schietto con comportamenti anche fuori dalle righe e senza filtri. Ormai, dopo la morte a causa di cancro della maggior parte della sua famiglia è diventata insensibile a essa ma, a un occhio più attento, possiamo notare tutte le sue debolezze, tutte le crepe nella sua armatura di acciaio, come per esempio il suo bisogno di ricevere complimenti da Toru, di essere vista, di esistere come persona.

Nagasawa, che trattava l’amore e la morte come elementi lontani della sua vita, si ritrova a rendersi conto di essa solo dopo il suicidio di Hatsumi nonostante in passato l’avesse continuamente tradita con le prime donne che gli capitavano per strada per appagare il suo benessere fisico.

Reiko, invece, si ritrova ad avere a che fare con la sua morte interiore, la lenta morte del suo amore per il pianoforte e problemi di salute mentale. La sua anima già spezzata, non ha retto lo stupro subito da parte di una ragazzina di 12 anni alla quale insegnava il piano. Rendendosi conto di non riuscire più ad andare avanti in quel modo, decide di staccare i rapporti con tutte le persone che ha intorno e di farsi ammettere in una struttura privata dove incontrerà Naoko. Reiko aveva realizzato che la sua felicità e quella delle persone che la circondavano non sarebbero mai riuscite ad andare di pari passo e che scollegarsi da tutti sarebbe stato l’unico modo di guarire.

Il libro proseguirà grazie all’indecisione di Toru: l’alcol, il sesso occasionale per soddisfare il suo benessere fisico, amicizie scomode e il non saper scegliere cosa fare, anche con Naoko e Midori. Si sente legato a Naoko per la promessa che le ha fatto di amarla sempre ma la percepisce comunque lontana, inafferrabile. Quello che era inizialmente era un amore passionale di Toru, diventa quasi una necessità di mantenere una promessa fatta. Naoko è una donna che non ha mai amato nessuno nella sua vita, stava con Kizuki perché quella era ormai una normalità a cui ci si era abituata e, probabilmente, questa è stata anche la causa del suicidio di Kizuki dopo che lo ha realizzato. Continua ad usare Toru, indeciso e titubante, facendogli credere che lo amasse e che tenesse a lui per ottenere le stesse attenzioni che le dava Kazuki. Midori è definibile come l’anti Naoko, fisica, esistente, nel suo corpo scorre vita, intraprendente e amante di Toru, tutto quello che Naoko non era e non sarebbe riuscita ad essere.

Naoko deciderà di morire per suicidio, raggiungendo Kazuki, che aveva abbandonato.

A sottolineare di come non si curava della presenza di Toru l’ultimo suo massaggio prima di suicidarsi è stato quello di lasciare un ultimo appunto per Reiko, lasciandole i suoi vestiti. Reiko, anch’essa personaggio che si apre senza contegno al protagonista raccontandogli tutta la storia della sua vita, quasi usandolo e manipolandolo, per ottenere la sua compassione.

Toru paragona se stesso a un custode di un museo vuoto, dove fa la guardia solo per sé. In questo passaggio realizza il suo ruolo come colui che mantiene tutti i ricordi di quelle persone che non ci sono più o che non rincontrerà, quasi come un tramite tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti. Esempi sono: Naoko, Kagasawa con cui tagliò i rapporti dopo la morte di Hatsumi, il padre di Midori, Sturmtruppen che non vedrà più, andato via silenziosamente, quasi la morte lo fosse venuto a prendere.

Un’ultima parola la vorrei dire sulla scena finale del libro, tra Reiko e Toru. Per quanto assurda può sembrare la scena a una prima lettura se si osserva la simbologia prende un’altra piega: nei kanji (sistema di ideogrammi giapponese) del nome Reiko è presente il kanji di fantasma, quindi, Reiko in quel momento indossando i vestiti di Naoko è come se rappresentasse lo spirito di lei, una sorta di addio per sempre a Naoko.

È anche un addio alla sua vita come terzo incomodo: tra Naoko e Kazuki, tra Naoko e Reiko, tra Kawasagi ed Hatsumi. Segnando un nuovo inizio per lui, una rinascita.

Norwegian Wood, titolo tratto dal brano dei Beatles, è una storia narrata senza troppe pretese, narrando eventi tragici della vita degli individui che segue, ognuno di loro nelle sue imperfezioni e debolezze. Ritengo che il libro, nonostante la sua assurdità di certi momenti, riesce a trasmettere comunque un messaggio a chi legge: “la voglia di andare avanti nonostante tutto”.

Il brano dei Beatles nei suoi primi versi riassume il rapporto di Naoko e Toru:

I once had a girl

or should I say, she once had me?

She showed me her room

“Isn’t it good Norwegian Wood?”

She asked me to stay, and she told me to sit anywhere

So I looked around, and I noticed there wasn’t a chair

                                                                  Beatles, 1965, Norwegian Woods

Vi riporto alcune citazioni del libro:

“Ho vent’anni, ormai. E devo pagarne il prezzo per continuare a vivere” – Toru

“Naoko aveva vent’anni, Kizuki diciasette. Per l’eternità” -Toru

“A volte ho l’impressione di essere diventato il custode di un museo. Un museo vuoto, senza visitatori, in cui faccio la guardia solo per me” -Toru

 Flavia Fiasconaro

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