Il grido delle sorelle iraniane

Una sera di agosto di quest’estate mi ritrovo a passeggiare al centro storico di Mazzara del Vallo. Trovo emozionante come tutto mi riporti alla mente quelli che sono, gli odori, i colori, i suoni delle Kasbah magrebine. Qui l’integrazione fra gli immigrati nord africani e gli indigeni rasenta la perfezione. Le donne più adulte indossano il velo, le giovani ragazze per lo più no e sono libere di sfoggiare pettinature alla moda e make-up impeccabili oltre che minigonne e dress-code da pin-up. Sorrido con soddisfazione ma nel contempo mi torna in mente il bel volto di Hina Saleem, la ragazza pakistana uccisa dai parenti perché non voleva adeguarsi agli usi tradizionali della cultura d’origine.

Hina Salem, ragazza pakistana morta in Italia l’11 agosto 2006 all’età di 21 anni.

Torno con lo sguardo alle ragazze che in un negozio guardano come me delle calzature da acquistare, sorridenti, vispe, a tratti chiassose. Nella mia mente si fanno largo le immagini di vecchie foto degli anni ’70, quando in Afghanistan, prima del regime talebano, le donne passeggiavano in minigonna, allegre, mentre in gruppo si recavano o tornavano dall’università.

Iran, Iraq, Afghanistan, paesi dove è più forte la discriminazione, la violenza, l’annullamento totale della persona, delle donne. Cosa è stato fatto negli anni passati e come si è potuto tornare così tanto indietro in materia di diritti e tutela delle donne?! L’ONU riferisce che solo 89 paesi hanno una legislazione sulla violenza sulle donne: omicidi, mutilazioni genitali, sfruttamento, matrimoni di minori sono ancora una “prassi” in tantissimi paesi del mondo. Al momento la situazione più drammatica è quella dettata dalla degenerazione della religione islamica. Un islamismo o meglio un’eresia della religione maomettana, nella quale la figura della donna viene vista come oggetto sacrilego e profanatore, la cui fisicità è oggetto di scandalo e dunque da nascondere con un hijab o da celare completamente sotto il chador o il burqa integrale. Viso o semplicemente i capelli diventano oggetto di scandalo, l’uso più o meno corretto del velo diventa causa di omicidio. Ciò che più colpisce noi donne fortunate, che pure lamentiamo nei nostri paesi “civili” ancora una mentalità maschilista e una società di retaggio patriarcale, non è tanto (ed è tantissimo) la mortificazione del corpo, quanto l’annullamento dell’ego, della personalità, dell’indole, dei sogni e delle speranze della persona. Coetanee di noi liceali, uccise barbaramente solo perché colpevoli di ascoltare musica rap o di indossare (seppur dentro casa) una maglietta del gruppo musicale preferito.

Masha Amini, 22 anni, uccisa dalle “pattuglie guida” della polizia morale che le tolsero la vita per non aver indossato in modo consono l’hijab.

Come si è arrivati nel 2022, nell’era della globalizzazione, ad assistere ai fatti dolorosi di queste settimane? È frutto, dunque, di una politica internazionale che in nome dell’antiterrorismo e della difesa della democrazia, null’altro ha provocato se non la destabilizzazione politica degli stati islamici e della proclamazione di regimi integralisti che hanno visto proprio nella donna l’oggetto della loro realizzazione? Tutto ciò deve farci riflettere sulla precarietà a cui sono soggetti nella storia gli assetti politici e le fugacità delle ideologie, sulla pericolosità di regimi anche di quelli che si ergono a baluardi della democrazia. Forse la comunità internazionale, più che alla difesa dei territori e dei loro confini e degli arsenali, dovrebbe intervenire per assicurare i diritti e l’uguaglianza a tutti gli esseri umani indipendentemente dalle etnie e religioni. Le proteste di questi giorni delle donne iraniane ribellatesi al regime, ci siano d’esempio per continuare a difendere i diritti conquistati e che non dovranno mai essere messi in discussione. Dalle prime suffragette alle compagne, amiche, iraniane non si fermi la protesta.

Nika Shakarami, 17 anni, giovane ragazza iraniana unitasi alle proteste per l’uccisione di Masha Amini. Le forze dell’ordine le hanno barbaramente tolto la vita e minacciato la famiglia che ritrovò il corpo 10 giorni dopo.

Che si scenda in piazza o che si lotti negli appositi organi di governo, si alzi alto il grido per il rispetto, per l’uguaglianza, la libertà, per l’acquisizione della più semplice umanità.

Fabiana Curatolo

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