Il disastro di Chernobyl è stato un incidente nucleare. Si è verificato il 25 aprile 1986 nel reattore moderato n. 4 a grafite e acqua leggera presso la centrale nucleare vicino a Pripyat, in quella che allora faceva parte della Repubblica socialista sovietica Ucraina. L’evento si è verificato durante un test di sicurezza a notte tarda che ha simulato un’interruzione di corrente di una stazione, nel tentativo di incoraggiare la massima quantità di potenza in uscita dal reattore. È considerato il peggior incidente in una centrale nucleare della storia, sia in termini di costi che di vittime. È uno degli unici due incidenti di energia nucleare classificati al massimo, 7, sulla scala internazionale degli eventi di energia atomica.
L’esplosione di vapore e gli incendi risultanti hanno rilasciato grandi quantità di particelle radioattive nell’atmosfera, che si sono diffuse in gran parte dell’Unione Sovietica occidentale e nell’Europa. Queste nubi di gas hanno penetrato i polmoni delle persone, si sono depositate sulle case, sui campi e sui pascoli del bestiame e hanno contaminato le scorte alimentari. Latte, salumi e uova erano diventati “un sottoprodotto radioattivo”.

Questo fenomeno ebbe delle ripercussioni anche nell’Italia nord-orientale, Veneto e Trentino Alto Adige.
L’incidente ha ucciso 31 persone sul colpo ed esposto oltre 600.000 persone ad alti livelli di radiazioni. Da allora molte più persone sono morte per tumori correlati e si stima che il bilancio delle vittime potrebbe superare i 4.000. Il disastro ha innescato un importante ripensamento sulla certezza dei reattori nucleari e ha portato all’introduzione di nuovi standard di sicurezza in tutto il mondo.
Da allora, i ricercatori hanno monitorato la salute dei sopravvissuti al disastro di Chernobyl. Circa 35 anni dopo, un team internazionale ha analizzato in modo approfondito gli effetti genetici del disastro e la coppia di studi emersi dall’analisi ha rivelato nuovi dettagli rassicuranti.
Il più grande studio mai condotto, di questo tipo, non ha riscontrato prove del fatto che i genitori che furono esposti alle radiazioni di Chernobyl abbiano trasmesso ulteriori mutazioni ai figli concepiti dopo l’esposizione, dissipando così antichi timori sulla possibilità che il disastro avrebbe potuto influire sulle generazioni future.
I ricercatori sperano che i risultati saranno utili anche per altre popolazioni colpite da incidenti nucleari, come quelle costrette all’evacuazione dopo il meltdown della centrale nucleare di Fukushima Daiichi in Giappone nel 2011.
“Se c’è una mutazione dannosa, si tratterà di un evento raro. Non significa che non possa accadere ma non la consideriamo una questione di emergenza sanitaria pubblica”,
spiega Stephen Chanock, principale autore di entrambi gli studi nonché direttore della Divisione di epidemiologia e genetica dei tumori del National Cancer Institute statunitense.
Sicuramente l’episodio ha inciso sull’ambiente dove tutt’ora sentiamo le conseguenze della contaminazione del suolo, per esempio, i pini di una foresta situata nei pressi della centrale assunsero un colorito rossiccio-marrone prima di morire, tanto che il luogo, oggi tra i più radioattivi al mondo, è chiamato ‘foresta rossa’.
Ha inciso anche sull’influsso dei tumori nelle persone, soprattutto, troviamo un forte aumento di casi di cancro alla tiroide; ghiandola endocrina fondamentale per la nostra sopravvivenza a causa del compito da lei svolto, principalmente termoregolazione; negli abitanti della zona in particolare su persone che all’epoca del disastro erano nell’età dello sviluppo ed erano esposte alle radiazioni causate, soprattutto, del cesio-137, uno dei prodotti della fissione nucleare. Altri effetti del disastro, più indiretti, furono di natura economica e psicologica.
Durante gli anni le radiazioni sono diminuite notevolmente ma, nonostante questo, abbiamo un’eccezione rispetto alla riduzione generale delle emissioni a riguardo della contaminazione della carne di cinghiale, che ancora oggi può raggiungere valori di alcune migliaia di becquerel di cesio-137 per chilogrammo. Tendenzialmente i valori sembrano addirittura aumentare, motivo per cui l’Ufficio del veterinario del Cantone Ticino effettua dal 2013 misurazioni sistematiche di radioattività sui cinghiali abbattuti. Questa situazione particolare si spiega con il fatto che, dal disastro di Chernobyl, il cesio radioattivo si è depositato lentamente negli strati del sottosuolo, dove oggi è presente in concentrazioni maggiori rispetto alla superficie. In questi strati profondi del terreno cresce una specie particolare di fungo, detto tartufo dei cervi, che ha la proprietà di accumulare cesio. Per le persone non è commestibile, ma per i cinghiali è una vera prelibatezza. A seconda della quantità di funghi consumata da un cinghiale nel mese precedente alla caccia, la sua carne può venirne ancora oggi fortemente contaminata. Nel 2015, nella carne di un cinghiale abbattuto in Ticino è stato raggiunto un valore record di cesio-137 pari a 9900 Bq/kg, ossia a otto volte il valore limite in vigore. Come avviene per tutti i cinghiali in cui si constata un superamento del valore limite, anche questo esemplare è stato sequestrato dal veterinario cantonale.

Nonostante l’aumento della percentuale di tumori non si sono verificate mutazioni genetiche trasmissibili alle generazioni successive.
Le stime più preoccupanti parlano di decine o addirittura centinaia di migliaia di morti di cancro dovute a Chernobyl, destinate a continuare per molti decenni a venire. D’altro canto, è difficile dire quali fossero, prima del disastro, le statistiche relative al cancro nelle zone più critiche, considerando anche che il tumore è una malattia che si sviluppa talvolta lentamente e spesso è difficile stabilirne le cause precise. Nonostante queste difficoltà, è sicuro che Chernobyl provocò danni gravissimi ai terreni e alle acque e che pregiudicò seriamente la salute di migliaia di persone.
Il cimitero di Mitino è l’ultimo luogo di riposo di 28 vigili del fuoco morti mentre spegnevano le fiamme, sepolti in mini sarcofagi in cemento armato, in quanto i loro corpi erano fonte di radiazioni.
I liquidatori sono i lavoratori che operarono al recupero della zona del disastro di Chernobyl soprattutto negli anni 1986-1987, con un prosieguo delle attività fino al 1990; i loro compiti furono la decontaminazione dell’edificio e del sito del reattore, delle strade, la costruzione del sarcofago per contenere il reattore e altre mansioni collegate.
Questo gruppo di persone portano un distintivo d’onore con loro in modo da essere riconosciuti, questa è l’unica medaglia al mondo istituita per premiare le persone che hanno partecipato alle operazioni per mettere in sicurezza un impianto nucleare dopo un incidente o che hanno effettuato le successive operazioni di decontaminazione e bonifica dei territori circostanti.
Il distintivo speciale del liquidatore di Chernobyl raffigura i percorsi dei raggi alfa, gamma e beta su una goccia di sangue, a significare gli impatti sulla salute umana dell’incidente di Chernobyl. Furono promessi loro, in cambio di un prestabilito numero di ore di servizio, la possibilità di un pensionamento anticipato e un salario durante il servizio. Alcuni, provenienti dalle campagne, si fecero avanti o per sostenere economicamente la famiglia o mossi dalla povertà tipica dei contadini russi. I giovani, in particolare modo, erano entusiasti di ricevere uno stipendio vero e guadagnarsi la pensione servendo il proprio paese. Purtroppo molti di loro non arrivarono a maturarla.

Nel 1991 furono assicurati ai liquidatori diversi diritti, tra cui l’assistenza sanitaria gratuita e la possibilità di viaggiare gratuitamente sui mezzi pubblici. Nel 2004, tuttavia, 10 di questi 25 privilegi furono soppressi. Ora versano in condizioni di estrema povertà senza avere nemmeno più la possibilità di curarsi.
Una delle particolarità di Chernobyl è il piede di elefante, una grande massa di corium, un materiale simile alla lava che si viene a creare nel nocciolo di un reattore nucleare durante una fusione, formatosi durante l’esplosione, questo residuo è tutt’ora molto radioattivo.
Tutt’ora Chernobyl è ancora un luogo di morte a causa dell’invasione russa avvenuta questo febbraio, dove furono fatti prigionieri i soldati ucraini che sorvegliavano l’ex centrale.
Riccardo Lizio
