“Processo di integrazione di istanze pulsionali ed emotive in grado di stabilire legami intersoggettivi che possono anche travalicare il rapporto diadico. Se dal punto di vista della biologia evolutiva si configura come un sistema innato, la cui espressione è influenzata da segnali di natura sociale, i diversi approcci delle scienze umane insistono sul suo carattere di «emozione primaria» che non può essere spiegata come conseguenza di altri sentimenti o motivazioni”.
Questa è la definizione di amore secondo il dizionario di filosofia.
Che definizione alquanto arida per un argomento così travolgente, che accomuna tutti noi!
Eppure, quando ho letto il “Simposio” di Platone (filosofo ormai mio caro amico e fondamentale appoggio per ogni articolo) mi sono resa conto che l’amore può avere innumerevoli sfumature. Nel dialogo che si tiene a casa di Agatone, poeta e drammaturgo greco, per festeggiare con un banchetto la sua vittoria negli agoni delle Lenee, fra i vari invitati abbiamo Socrate e il suo grande discepolo Aristodemo, sarà proprio quest’ultimo a riferirci gli encomi fatti a Eros, dio dell’amore.
Il primo a parlare è Fedro, il quale afferma che, secondo il filosofo Parmenide e altre fonti, Amore è la più antica divinità e la causa dei beni più grandi, il coraggio, per esempio, deriva proprio dall’amore. Chi ama è disposto a morire per il proprio amato, ribadisce, ricordando il gesto di Alcesti, la quale si sacrifica per il suo sposo. L’amore la innalza talmente tanto che viene giudicata virtuosa da mortali e divinità. L’amore porta la felicità sia in vita che in morte.
Dopo Fedro segue Pausania che ci spiega la duplicità di Amore, infatti, Eros è inseparabile da Afrodite e, data l’esistenza di due di esse, ne deriveranno due Eros. Esiste Urania, figlia di Urano, che è celeste, e Pandemia, figlia di Zeus e Dione, volgare.
Amore, infatti, non è sempre bello: quando viene compiuto in modo bello acquista bellezza. Erissimaco, poi, medico rinomato e colui che propone Eros come tema centrale della serata, afferma che esistono due tipi d’amore (e riguarda non solo esseri umani bensì anche vegetali e animali): amore nel corpo sano e l’amore nel caso del corpo malato. Ci spiega che in questa duplicità si prova amore per il diverso, amore del corpo sano per il suo contrario e viceversa. L’opposizione che crea armonia, “gli opposti si attraggono”.
Successivamente a parlare è Aristofane, noto commediografo greco, che fa, a mio parere, dopo Socrate, l’intervento più toccante. Per parlare di Amore dobbiamo soffermarci sulla natura originaria degli uomini. La specie umana era costituita da tre generi: maschio, femmina e un terzo genere che partecipava a entrambi, l’androgino.
Questi esseri avevano due teste, quattro mani e gambe e due organi sessuali. La ragione è che il maschio era progenie del Sole, le donne della terra e l’androgino, partecipante dell’uno e dell’altro, della luna. Erano molto forti e volevano spodestare gli dei, così Zeus, accortosi del pericolo, decise di dividerli. Ora che l’uomo era diviso “dalla propria metà” la raggiungeva e rimaneva avvinghiato a essa, con il desiderio di fondersi nuovamente. Morivano così di fame e sete. Così Zeus, commosso spostò i genitali sul davanti (prima di ciò non generavano congiungendosi bensì si riproducevano sulla terra, come le cicale).
Ciascuno di noi cerca a vita la sua parte complementare. “Eppure costoro che passano insieme la vita dall’inizio alla fine sono persone che non sarebbero in grado di dire che cosa desiderano di ottenere l’una dall’altra”. Inoltre con Aristofane abbiamo una naturalizzazione dell’amore omosessuale, vengono infatti da un essere originariamente completamente maschile o completamente femminile. Ancora, questi, secondo il commediografo, sono proprio i migliori, i più virili. Così quando sento il solito retrogrado che afferma che l’amore omosessuale è contro natura non posso fare altro che farmi scappare un sorriso.

È la volta dello stesso Agatone, padrone di casa, il quale dichiara che coloro che avevano parlato prima di lui ne avevano descritto i benefici e le cause dell’amore. Prima è necessario definire Eros, il quale è il più felice tra gli dei, è bello ed eccellente. Giovane e tenero. Amore domina la temperanza, guida, infatti, piaceri e desideri. Possiede lo stesso Ares, dio della guerra, che è dominato dall’amore per Afrodite, quindi, è anche coraggioso. Al tocco dell’amore tutti diventano poeti.
In questi interventi, come dicevo all’inizio, troviamo innumerevoli sfaccettature dell’amore, tutti essi però si rifanno a un amore sensuale, ai primi stadi dell’amore, come direbbe il più celebre e ultimo interlocutore, Socrate.
Socrate, appunto, è l’unico uomo che ha esperienza del vero amore, proprio quello che oggi chiamiamo “amore platonico”. Tutto ciò che ci viene raccontato dal filosofo gli è stato riferito a sua volta da Diotima, sacerdotessa di Mantinea.
Amore è amore di qualcosa e desiderio di ciò di cui si è privi, la stessa definizione di desiderio implica qualcosa che manca. Ciò che manca è la natura dell’amore. Eros è un demone, metà mortale e metà divinità, e fa da intermediario tra uomini e dei. Amore è figlio di Poros, l’espediente, e di Penia, la povertà. Eros, infatti, è povero ma mai a mani vuote. Amore è filosofia proprio perché si trova in questo intermezzo tra mortali e divinità. Gli dei sono onniscienti, chi è sapiente non si impegna nella ricerca della conoscenza, tuttavia non lo fanno neanche gli ignoranti i quali si credono sapienti e non la cercano. Amore è un cammino, si parte infatti dall’amore per il corpo, poi amore per l’anima, amore per la conoscenza e, infine, amore dell’idea di bellezza (del bello in sé). L’amore come percorso per arrivare alle idee, la verità. Incredibile la potenza dell’amore che ci vuole trasmettere Platone, l’amore puro ci porta addirittura alla conoscenza dell’intera realtà, la quale, secondo il filosofo, non è conoscibile attraverso l’esperienza sensibile ma è trascendente. Eppure Amore è un intermezzo, magari Platone, con la sua definizione del dio, voleva dare maggiore importanza alla conoscenza attraverso i sensi, rendendo la realtà proprio un interludio tra trascendente e immanente.
Il Simposio, infine, si conclude con una scena che mi ricorda qualche mio post-sabato sera, Alcibiade, uomo politico ateniese, ubriaco dichiara tutto il suo odio, e il suo amore, per Socrate che, dopo aver mostrato atteggiamenti ambigui, lo aveva illuso e non gli si era concesso. La giovinezza e la bellezza fanno di Alcibiade un amato perfetto. Socrate dovrebbe essere l’amante e infatti è questo che Alcibiade si aspetta e da cui rimane deluso. “Spesso poi mi piacerebbe vederlo sparire dalla faccia della terra, ma nel contempo sono certissimo che, se questo accadesse, ne proverei una pena ancora più grande”.

La prima volta che la filosofia si occupa del tema dell’amore fu con Empedocle, filosofo e politico siceliota. Secondo la sua concezione, tutte le cose hanno origine dalla fusione dei quattro elementi naturali (acqua, fuoco, aria e terra), ciò che li unisce è proprio l’amore che si contrappone all’odio che li divide, il prevalere dell’uno sull’altro è determinato dal destino. Al contrario il cosmo è originato dall’equilibrio tra le due forze.
A mio parere questo concetto si ricollega alla teoria del motore immobile della Metafisica di Aristotele. Il motore immobile, infatti, è la causa prima del divenire dell’Universo, per questo in continua attività, una causa eterna che muove il mutamento altrettanto eterno, atto puro (secondo la teoria di potenza e atto, aristotelica). Il motore immobile, afferma Aristotele, “Muove come oggetto d’amore”, l’amato che pur non muovendosi attira a sé l’amante.
Quando l’amore è visto addirittura come ragione dell’essere, come se la realtà fosse plagiata da questa singola forma alquanto potente, continuo a chiedermi “Esisti davvero se nessuno ti vuole bene?” (Domanda che mi ero già posta in un articolo precedente). Se l’amore (o il bene) è ciò che fa l’essere, la realtà, idea anche noi stessi umani che siamo legati da questa armonia incontrollabile, esiste davvero qualcuno che non è amato e che di conseguenza non ama?
L’amore come misura di tutte le cose.
Adelaide Zerbo
