Il professore, o l’insegnante, chi odi? Io lo stereotipo del primo, perché professore ci diventi con
l’assegnazione della cattedra, sia di ruolo, che stabile. Il professore parla, e assegna esercizi,
sta dietro il banco del diavolo, la cattedra, un luogo ignoto, chi vi si pone dietro può
essere salvatore o boia. L’insegnante non sta dietro la cattedra, non pone una linea di
confine con i ragazzi, con essi comunica, parla, si mescola. L’insegnate insegna, il professore
parla o ripete, il professore sta comodamente seduto dietro la cattedra, con la faccia nascosta
dietro un banco più grande degli altri, come in posizione di difesa; l’insegnante rischia
invece, non si nasconde, combatte l’ignoranza allo scoperto, senza l’ausilio di nulla,
eccetto il verbo, l’insegnante infatti sta sopra la cattedra, seduto davanti ad essa,
dandole le spalle.

Così si distinguono i professori dagli insegnanti:
-Il professore:
Il professore esige rispetto, come fosse una figura soprannaturale venuta da un’esistenza
parallela, un essere fantastico, o sciocco in termini giovanili. Non ripete due
volte la stessa cosa, non chiarisce i dubbi, non cura l’alunno, insomma non fa nulla al
di fuori della sua paga. Lui lavora semplicemente, senza passione, troppo attaccato al
suo ruolo, al suo titolo.
-Il titolo:
Anni di studio a cosa portano? Anni di fatica, sudore, lacrime e sofferenza, anni che
non torneranno indietro. Al termine di essi si riceve l’ambita “laurea”, e tutto ciò che
ne consegue, concorsi, fallimenti e successi. Al termine della gavetta, ti attende la
cattedra, l’arma del male, che segnerà il tuo percorso: Professore, dietro la cattedra, Insegnante, davanti la cattedra.
-L’Insegnante:
Il maestro, la guida, perché si interessa a noi ragazzi? Cosa ottiene in più? Cosa ci
guadagna? Nulla, l’insegnante ama il suo lavoro e basta, non vuole nulla in cambio,
solo il successo dei ragazzi, non esige un trattamento simil-divino, non esige
prestazioni perfette in un primo impatto.
“Una scuola senza alunni impreparati sarebbe come un ospedale senza malati, non
avrebbe senso altrimenti” V. Graziano.
Queste sono le parole della mia Insegnante di Italiano nel triennio delle medie, brillante
preparata, e saggia. Che senso avrebbe esigere ragazzi perfetti, un professore senza
alunni impreparati sarebbe disoccupato, non servirebbe a nulla. Allora perché esigono
capacità fuori dal comune? Un mistero, nemmeno io vi trovo una risposta, però spero
di trovarla il più presto possibile.
Lucio Catalano
