Come un romanzo

Ad ogni persona è capitato di trovarsi tra le mani un libro che lo abbia incuriosito e, in un impeto di felicità, iniziare a leggerlo, affamato di quelle sensazioni che solo un buon libro sa dare. Eppure, non sempre le aspettative vengono soddisfatte. Un libro che può aver suscitato il nostro interesse grazie ad una validissima trama, o perché scritto da uno scrittore che è rinomato per le sue opere, non è sinonimo di garanzia. Tuttavia, nonostante il proprio “mal contento”, per senso del dovere, molti sentono di avere l’obbligo di portare a termine la propria lettura, mettendo da parte il proprio gusto personale. Questa forzatura, in realtà, può essere estenuante e può anche portare ad estraniarsi per un periodo dal gusto del leggere. Tra le altre motivazioni che possono portare una persona a non leggere vi è la concezione della lettura stessa da parte delle persone considerate. Infatti, sono molte le persone che si astengono completamente dalla lettura perché la considerano come noiosa o priva di alcun gusto.

Proprio per questo motivo, lo scrittore Daniel Pennac ha dedicato una delle sue opere alla figura del lettore, mettendo quindi in primo piano non il libro che viene letto, ma colui che lo legge. Leggere è come entrare in un nuovo mondo: più si legge, più sono i mondi che si visitano. Ciò deve essere fatto con piacere, perché solo in questo modo si può veramente apprezzare l’argomento delle pagine. A questo scopo, Pennac postula quelli che lui stesso definisce “i dieci diritti del lettore”. Questi sono:

  1. l diritto di non leggere: “La maggior parte dei lettori si concede quotidianamente il diritto di non leggere. (…) Tra un buon libro e un brutto film, il secondo ha, più spesso di quanto vorremmo confessare, la meglio sul primo. Inoltre, non leggiamo sempre. I nostri periodi di lettura si alternano sovente a lunghi digiuni”;
  2. il diritto di saltare le pagine: “Se il libro è noioso, abbiamo il diritto di saltare qualche pagina, nella speranza che la narrazione migliori, che la trama diventi più avvincente, che il saggio sia meno soporifero”;
  3. il diritto di non finire il libro: “Ci sono mille ragioni per abbandonare un romanzo prima della fine: la sensazione del già letto, una storia che non ci prende, il nostro totale dissenso rispetto alle tesi dell’autore, una tesi che ci fa venire la pelle d’oca (…)”;
  4. il diritto di rileggere: “Ma rileggiamo soprattutto in modo gratuito, per il piacere della ripetizione, la gioia di un nuovo incontro”;
  5. il diritto di leggere qualsiasi cosa: “Ci sono “buoni” e “cattivi” romanzi. Molto spesso sono i secondi che incontriamo per primi sulla nostra strada. E, parola mia, quando toccò a me, ricordo di averli “trovati belli un casino””;
  6. il diritto al bovarismo: “(…) la soddisfazione immediata ed esclusiva delle nostre sensazioni: l’immagine che si dilata, i nervi che vibrano, il cuore che si accende, l’adrenalina che sprizza (…)”;
  7. il diritto di leggere ovunque;  
  8. il diritto di spizzicare, ovvero la facoltà che ci prendiamo di prendere un libro, aprirne una pagina e leggerla solo perché abbiamo a disposizione quel piccolo attimo;
  9. il diritto di leggere ad alta voce: “L’uomo che legge a viva voce si espone completamente agli occhi che lo ascoltano (…)”;
  10. il diritto di leggere a bassa voce: “L’uomo costruisce case perché è vivo ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo. La lettura è per lui una compagnia che non prende il posto di nessun’altra, ma che nessun’altra potrebbe sostituire. (…) le nostre ragioni di leggere sono strane quanto le nostre ragioni di vivere (…)”.

L’intento di Pennac è quello di avvicinare più persone possibili alla lettura e indurle ad apprezzare un buon libro come passatempo. Perché la lettura è un diritto e non un dovere. 

Giulia Messina

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