La vita

Che senso ha vivere? 

Perché aggrapparsi costantemente ad un filo teso fino al limite, se tanto questo stesso filo è destinato a spezzarsi? Cosa ci fa continuare a combattere contro la beffarda sorte, o quello stupido del datore di lavoro che ti minaccia costantemente? Perché avanzare quando tutto si può spegnere in una sola sincope sonora?

Vivere è routine, una tradizione perpetuata negli anni. Originariamente vivere era un impulso, o meglio un istinto da primate, come mangiare o riprodursi, il vivere era quotidiano, ma la “vita” no, quella avviene spesso, ma raramente, la vita è un fenomeno equiparabile alla nascita di nuove galassie, una vita è un sogno, un desiderio o un errore. La vita è la promessa di  un riscatto, la promessa di vivere, ciò è complicato, la nostra prima decisione, vivere è sicuramente l’unica cosa su cui abbiamo libero arbitrio, un’occasione irripetibile, vita significa mamma e papà, vivere significa doverli salutare; vita è osservare con occhi lucidi un film d’amore, vivere è essere il protagonista di quella storia. Vivere è la vita, nella sua adolescenza, la vita è un neonato privo di peccato, innocente come un bambino per l’appunto, vivere invece è un azzardo, peggiore di una roulotte russa, poiché peggio del caso c’è solo il libero arbitrio, l’assoluta certezza che tutto è nelle tue mani…creare altra vita, vivere puzzando di alcool, non vivere.

Ma perché dovremmo non vivere?
E’ giusto porre fine a tutto, quando altri non hanno potuto scegliere?
Cosa ci dovrebbe indurre a non vivere?
La paura, l’angoscia del libero arbitrio, l’angoscia di esseri liberi, poiché la libertà originaria è la prima catena da spezzare in un percorso lungo anni luce.

Tutto è vita, la pioggia, il fumo, un bambino, un ghiacciolo alla menta sciolto sotto il picco del sole, vita è tutto ciò che ha un nome, la vita è essere nominati, vivere invece è essere ricordati. Vivere è complicato, vivere è pericoloso, poiché il filo della vita è sottile migliaia di volte più di un ago e fragile come il nostro spirito.

Materialmente tutto può fermare il vivere, un treno, un autobus, un tumore, persino lo stesso vivere può cessare autonomamente, esso ha il potere di interrompere il proprio percorso…un potere al di sopra delle competenze divine descritte da Omero, poiché il più grande potere nelle mani di un uomo toccare il filo. Davanti alla vita siamo tutti uguali, liberi di scegliere cosa fare del nostro vivere, ma la vita, lei non può essere rifiutata.

La vita è un pesciolino rosso, gettato in un mare di squali pronti a divorarlo, un pesciolino molto carino quanto indifeso, innocente, di una purezza straordinario, destinato però a sporcarsi e perdere il candido velo che lo caratterizza.

“La vita somiglia a una bolla di sapone che continuiamo a gonfiare il più a lungo possibile, ma con l’assoluta certezza che scoppierà.” -Arthur Schopenhauer

Schopenhauer definiva la vita una bolla di sapone, ma essa è il vivere semmai.

Le bolle di sapone son colorate e allegre… il divertimento dei bambini, insomma un elemento gioioso, ma le bolle sono una grandissima bugia, esse sono vuote, al loro interno non vi è nulla, non hanno scopo ,inizio o significato, Schopenhauer seppur in maniera molto superficiale, ha peccato nell’utilizzare questa metafora, poiché definire una vita come insignificante o incredibile dipende tutto da un punto di vista, ma chiamarla “bolla di sapone”-vuota- è un grande errore poiché nulla è vuoto.

In fisica la materia si definisce tale quando occupa dello spazio e possiede una massa, anche la minima quantità, nella stessa maniera il vivere e la vita di una persona occupa un tassello nel mondo, e per tal  motivo ogni vita è definibile tale poiché esiste, occupa uno spazio nel mondo ed ha una massa, insignificante o notevole che sia.  

Tutti ci siamo interrogati almeno una volta sul significato della vita, e sul perché del vivere, ma nessuno ha mai trovato una risposta scientifica o divina che potesse soddisfare il primo mistero irrisolto dell’uomo, io credo però che il senso della vita si può scoprire solo alla fine di essa, e non ha senso tormentati aspettando quel momento, importa solamente dedicare la nostra vita al vivere ignorando la morte.

La morte, la sorellastra della vita, odiata e temuta, ma più innocente di qualunque altra manifestazione dell’essere, la morte riceve, non prende, lei incontra tutti, soffre poiché costretta a questo ruolo straziante, quello di “brutta verità”.

tutti piangiamo quando la morte riceve, la morte viene vista come il capolinea, la fine di tutto…ma se in fondo essa fosse solamente la medicina alla vita, troppo straziante al suo calare? Se la morte fosse vista come il “tramite” verso qualcosa di inspiegabile? 

Guardate il cielo, le stelle e l’immensità dell’universo, può mai finire tutto in un istante come se nulla fosse?! Non avrebbe senso, non  si può minimizzare il creato e la vita in ciò che vediamo e che può estinguersi, poiché tutto perderebbe il suo colore, caratteristico del vivere.

La vita è tutto ciò che possiamo immaginare.

Lucio Catalano

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