Siamo sicuramente in momento critico della scuola italiana, ma in realtà, possiamo con sicurezza
dire, di tutta l’Italia in generale. Siamo sul finire di una pandemia che ci ha causato non pochi
problemi, e per giunta la sicurezza che stia davvero per finire è comunque non una certezza, ma
fortunatamente molto probabile. Questa pandemia, come prima accennato, ci ha dato grosse
difficoltà economiche, sociali, istituzionali. Quello che ci interessa in questo articolo è soffermarci
sul duro colpo che ha dato agli studenti, e dunque alla Scuola. Forse, è uno dei campi dove la
pandemia ha fatto peggio: ragazzi che hanno dovuto vivere un cambiamento di stile di vita, in quel
periodo denominato “d’oro” delle loro vite, che, per via delle varie restrizioni, non hanno potuto
vivere; un apprendimento, già da tempo discutibile, che adesso è molto precario e instabile,
soprattutto se consideriamo la “didattica a singhiozzo”, ossia quella didattica che varia tra periodi di
presenza e periodi di Dad, e soprattutto se consideriamo che la Dad non permette di per se un vero e proprio apprendimento da parte degli studenti, poiché svista dell’approccio sociale e comunitario.

Ma in ogni caso, in qualsiasi tipo di didattica e di contesto, agli studenti viene chiesto sempre e solo una cosa: di prepararsi per quello che è un po’ per tutti, studenti e non, il salto di qualità. Il
passaporto per il mondo dei grandi, per iniziare la vita al di fuori della scuola: l’esame di maturità.
Per poter comprende appieno il caos generale che si è creato in questi giorni al riguardo, bisogna
tenere conto di alcuni dati sommari.
Due, al momento sono state le generazioni di ragazzi che hanno affrontato un esame di maturità in
queste condizioni pandemiche. La prima ha avuto 4 anni e mezzo di scuola in presenza, e 4 mesi di
Dad, e, per questo motivo, ha affrontato un esame di maturità semplificato. La seconda, invece, ha
avuto 3 anni e mezzo di scuola in presenza, 4 mesi di pura Dad, e 1 anno di didattica a signhiozzo, e per questo ha avuto un esame semplificato. La prossima generazione che si sta per approcciare
all’esame di maturità ha avuto 2 anni e mezzo di didattica in presenza, 4 mesi di pura Dad e 2 anni
di didattica a singhiozzo. Questi ultimi ragazzi, quindi, stanno per arrivare al momento dell’esame
con molti sforzi per poter stare al passo con le lezioni, con gli insegnamenti e con le loro vite, molti
di loro anche senza riuscirci, rimando indietro e perdendosi nel cammino, e sono curiosi di sapere
come sarà predisposto il loro esame.
In questo ultimo mese non si parla d’altro, infatti, all’interno della comunità scolastica. E purtroppo,
in questi ultimi giorni, è uscita la bozza dell’ordinanza che predisporrà l’esame di maturità. Dico
purtroppo perché leggendola non si può provare altro che tristezza per i ragazzi che la
affronteranno. Nonostante i vari svantaggi e le varie peripezie che questi ragazzi hanno affrontato, è stato deciso che affronteranno un esame simile a quello che era stato predisposto prima della
pandemia: l’esame contenente una prima prova scritta d’italiano, una seconda prova scritta
d’istituto, ed una prova orale della quale ancora non si hanno dettagli precisi. Nel 2019, questo
stesso tipo di esame, certo con variazioni, ma è ancora difficile fare dei veri e propri paragoni
entrando nei “particolari” visto che non si ha ancora una ordinanza precisa e dettagliata, ma
comunque molto simile in caratteri generali, è stato fortemente criticato sia dal corpo docenti, che
dal corpo alunni.

Alla luce di tutto ciò sovra-citato, chiedo semplicemente di fare una riflessione. Una riflessione che
non deve semplicemente fermarsi a guardare il piccolo cerchio, al guardare il fatto che piano piano
sta accadendo, come un semplice torto ai danni degli studenti, ma chiedo di guardarlo come goccia che ha fatto traboccare un vaso ormai pieno da un paio di anni, con o senza pandemia. Alla luce di ciò, e considerando anche ciò che è già successo negli anni, e l’istruzione che i ragazzi ricevono quotidianamente… siamo davvero convinti di vivere in uno stato dove il giovane, il futuro dello stato, venga preservato, protetto e valorizzato dallo stato stesso?
Daniele Tamburello
