
Come è ben risaputo ormai, la pandemia ha scosso gli animi dei governi mondiali, che si sono ritrovati a dover far fronte ad una situazione conosciuta solo attraverso i libri di storia. Ma oltre al campo medico, questi ultimi mesi hanno portato rivoluzioni anche sul campo politico: i governatori hanno aperto gli occhi sul futuro delle nuove generazioni, che si ritroveranno un’economia martoriata e debiti esponenziali se non si prendono provvedimenti nell’immediato. Per questo motivo, l’Unione Europea ha attivato il progetto Next Generation EU, mettendo a disposizione oltre 800 miliardi di euro per i paesi membri, che si pone come obiettivo principale risanare i danni economici e sociali portati dalla pandemia e infine contribuire a creare un’Europa più verde, digitale, resiliente e adeguata alle sfide presenti e future.
Il piano prevede uno stanziamento dei fondi ben preciso verso molti campi, che vanno dalla ricerca scientifica alle transizioni climatiche, dalla salute alla biodiversità.
Il quadro finanziario copre una periodo di 6 anni (2021-2027), e divide i fondi in base alle necessità economiche dei paesi, erogando determinate quote con il passare dei mesi: L’Italia ha avuto accesso a una quota di 209 miliardi, che equivale al 27,8% dell’intero importo.
Il fulcro del progetto è il dispositivo per la ripresa e la resilienza, che ha messo a disposizione 723,8 miliardi di euro di prestiti e sovvenzioni per sostenere le riforme e gli investimenti effettuati dagli Stati membri, i quali saranno illustrati nei rispettivi piani di ripresa e resilienza stilati dai governi nazionali.

In più sono stati stanziati 50,6 miliardi di euro per REACT-EU, una nuova iniziativa che porta avanti e amplia le misure di risposta alla crisi e quelle per il superamento degli effetti della crisi, operato fondamentale in questo arco di tempo segnato dalla pandemia.
Il piano di ripresa e resilienza italiano si pone come priorità trasversali i giovani, la parità di genere e la riduzione del divario di cittadinanza: si articola in sei missioni principali, comuni a quasi tutti i paesi membri, che affrontano sfide specifiche, composte a loro volta da Investimenti e Riforme. Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo, Rivoluzione verde e transizione ecologica, Infrastrutture per una mobilità sostenibile, Istruzione e ricerca, Inclusione e coesione e Salute sono i macro campi in cui l’Italia si propone di investire, in modo tale da sfruttare i fondi nel miglior modo possibile e raggiungere il livello di progresso delle altre nazioni.
Per il 2022 Draghi si è prefissato il raggiungimento di ben 102 obiettivi, per un erogazione totale di 40 miliardi della quota a noi destinata. Sin’ora sono stati centrati 7 target previsti per il 2021, 5 per riforme e 2 per investimenti. Inoltre sono state già approvate due delle quattro riforme previste per quest’anno: una riforma normativa e governance per gli investimenti nelle infrastrutture di approvvigionamento idrico e una per la semplificazione delle procedure del processo di pianificazione strategica portuale.
Nonostante i numerosi oppositori all’accettazione dei fondi Europei seduti in parlamento, il PNRR si sta rivelando all’altezza delle aspettative, raggiungendo la maggior parte, se non la totalità, degli obiettivi prefissati per ogni fascia di tempo. Sperando in una solida continuità governativa adesso non si può far altro che aspettare il 2027 e collaborare, per quanto sia possibile, nel nostro piccolo di cittadini.
Alice Trombino
