Black Mirror è una delle icone di Netflix che ha saputo conquistare il cuore degli spettatori, compreso il mio, con la sua particolarità: la serie ha una struttura unica. Ogni episodio ha una storia, dei personaggi ed un messaggio diversi ma il tema centrale rimane sempre e comunque la distopia: il futuro viene rappresentato in una delle sue possibili (e molto spesso inquietanti) evoluzioni, la realtà viene riflessa attraverso il “black mirror” e gli scenari portano a riflettere tutti gli spettatori con uno sguardo più attento. Cosa succederebbe se si potesse estrarre la coscienza da un uomo mentre il suo corpo fisico sta morendo e proiettarla in un mondo dove non esiste la morte? Cosa succederebbe se fosse possibile guardare attraverso i ricordi degli altri mentre si sta svolgendo un’indagine per omicidio? Cosa succederebbe se esistesse un mondo in cui la persona con cui dovrai avere una relazione fosse decisa da un sistema digitale che indica anche la durata della relazione stessa? A queste e tantissime altre domande i produttori hanno cercato di rispondere nella maniera più originale possibile, raccontando storie in cui tutti possono ritrovarsi, storie di persone comuni che hanno saputo in alcuni casi cambiare il mondo, e che in altri sono state sconfitte dalla società. Noi stessi rappresentiamo uno degli sviluppi di un futuro che dai nostri antenati era definito distopico. Questa serie fonde la realtà con la fantascienza, l’emozione con la riflessione, la sorpresa con la confusione, il dolore con gli insegnamenti ed è straordinario che così tante emozioni possano colpirci da dietro uno schermo, da dietro uno specchio nero, che proprio nella sigla si “rompe” quasi per far passare la luce attraverso lo schermo.

Uno degli episodi che dimostrano tutto il potenziale di questo, a mio parere, capolavoro cinematografico è: “Caduta Libera”. Viene rappresentato un mondo in cui è letteralmente possibile votare le persone, assegnando loro un punteggio da una a cinque stelle. Il sistema farà poi una media di tutti i voti ricevuti nel corso della propria vita: chi riceve valutazioni alte ottiene privilegi fiscali e prestigio sociale.

Durante il corso della storia non è difficile accorgersi di come essere sempre cortesi per cercare di piacere alla fine porti ad odiare se stessi e la propria immagine costruita, finta, irreale e soprattutto non è difficile capire come per quanto ci si sforzi non si riuscirà mai a piacere a tutti. L’insegnamento più grande di questa realtà parallela è che riuscire ad essere se stessi e piacersi, riuscendo ad essere veri, vale molto di più di ogni costruzione; il valore che noi diamo a noi stessi deve essere sempre più importante di quello che gli altri danno a noi e che, paradossalmente, le persone che non danno alcun voto, sono quelle che non ci giudicano.
Luna Infantino – Studentessa di Giurisprudenza
