I giovani e lo smartphone: questioni di sopravvivenza?

Erano semplici i tempi in cui si viveva di cabine telefoniche e comunicazioni via radio o via lettere? Di certo, gran parte dei giovani, della cosiddetta “generation z”, risponderebbero di no. 

Fino a un paio di decenni fa non si immaginava che la tecnologia potesse fare dei passi da gigante: nuovi strumenti, nuove soluzioni, nuovi cambiamenti, nuove tendenze. Al giorno d’oggi siamo muniti di svariati strumenti tecnologici, ma, tra computer, iPad, cuffie ed eBooks, non manca mai lo smartphone. 

Ormai è quasi di vitale importanza e tutti siamo consapevoli che non lo usiamo solo ed esclusivamente per telefonare qualcuno: scattiamo tantissime foto, mandiamo messaggi, ascoltiamo musica, giochiamo e curiosiamo tra le foto dei nostri idoli. Potremmo allora considerarlo un nuovo metodo per socializzare? Personalmente risponderei di no. Socializzare è parlare, ridere davanti agli occhi dell’amico e non davanti una barriera touchscreen che, sì, ci permette di comunicare, ma senza un approccio vivo. Potremmo considerare allora il cellulare fonte di distrazione dal mondo reale? E qui risponderei positivamente. La maggior parte dei ragazzi ritiene che lo smartphone sia uno strumento indispensabile: secondo la nuova generazione, esso, non permette solo di comunicare quando si è lontani ma può permettere ai più timidi di rompere il ghiaccio e parlare. Dunque i ragazzi usano i propri telefoni e computer di continuo, ma lo fanno in prevalenza per connettersi con gli amici. I veri problemi nascono quando questo uso va a discapito di altre attività, come la scuola o i rapporti familiari: ed è qui che entra in gioco l’argomento distrazione. L’eccessivo utilizzo del telefonino può provocare gravi danni alla salute come il danneggiamento della vista a cause delle dannose radiazioni che emette, ma da un punto di vista psicologico può provocare -in base all’individuo- un altro effetto, ovvero l’isolamento, il blocco di comunicazione quando ci si trova di fronte agli altri. Può provocare serissime distrazioni nella vita scolastica: gli studenti odierni preferiscono fare delle (lunghe) pause dallo studio scrivendo messaggi su WhatsApp o “scrollando” su TikTok e spesso finiscono per studiare superficialmente o per tralasciare qualcosa. Tutti noi, giovani e adulti, siamo consapevoli di questo smodato uso del cellulare, ma non provvediamo mai sul serio. La verità è che continuiamo a rimandare e rimandare e ci distrarremo ininterrottamente. 

Lunedì 8 novembre 2021: la mia classe, la 3^A, su iniziativa della professoressa Barbagallo, ha deciso di attuare un “esperimento” che alcuni hanno visto come una gara di sopravvivenza, altri non proprio.

L’esperimento consisteva nell’allontanarci seriamente dallo smartphone per poter studiare senza distrazioni dalle 16 fino alle 19. Il cellulare doveva trovarsi in un’altra stanza o semplicemente lontano dalla nostra vista per poter scappare dalla tentazione di allungare la mano e afferrare il dispositivo. Ognuno di noi, compresa la professoressa, ha svolto l’attività: c’è chi è rimasto quasi “traumatizzato”, c’è chi non è riuscito a sopraffare la tentazione e chi è rimasto tranquillo. 

Di seguito le esperienze di alcuni miei compagni:

“Ho studiato in molto meno tempo in confronto alle altre volte perché non mi distraevo e le pause che mi prendevo duravano molto meno. Inoltre avevo pure la percezione che il tempo passasse più lentamente e soprattutto non ho avuto la sensazione di stanchezza degli altri giorni.”

“Pensavo fosse ingestibile, invece non ho sofferto la mancanza e ho riscontrato una concentrazione maggiore nello studio.”

“Per me quest’esperienza ha avuto successo sotto alcuni punti di vista. Sono riuscita a studiare senza distrazioni, senza avere l’impulso di prendere il telefono per controllare le notifiche ed eventuali messaggi. Ho studiato con molta più tranquillità e molto più velocemente. Non nego però, che durante le piccole pause tra una materia e l’altra mi è mancato poter prendere il telefono, leggere i messaggi dei miei amici e guardare qualche TikTok per svagarmi. Penso che comunque sia ripeterò questo esperimento, magari per un lasso di tempo più breve.”

Riporto adesso il mio pensiero: 

“Personalmente, questo esperimento ha avuto successo. Avevo messo in atto questa pratica già dai tempi della prima quarantena quando mi accorsi che, privata del contatto sociale, non potevo più studiare con i compagni o tramite spiegazioni dei professori. Dalle ore 16 fino alle 19 sono riuscita a studiare efficacemente silenziando il telefono, togliendolo dalla mia vista e facendo a meno di rispondere a tutte le solite notifiche pomeridiane. Non ho riscontrato difficoltà o la frenetica voglia di riprendere il telefono per vedere se qualcuno mi aveva “pensata”, ho studiato più efficientemente, senza alcuna distrazione. Come già detto, avevo sperimentato ciò durante i primi mesi di didattica a distanza. È incredibile dire che è stato il telefono stesso a fare andare via questa continua voglia di rispondere ai messaggi. Grazie all’utilizzo di un’app, denominata “forest”, ho impostato il tempo in cui desideravo non toccare il telefono e una volta avviato il timer bloccava tutte le app, impedendone l’uso. Più aumentava il tempo più cresceva una piantina virtuale, ma se mi fossi arresa prendendo il telefono la povera piantina sarebbe appassita assieme alle altre nella mia foresta virtuale. È stato così efficace che la utilizzo ancora adesso dunque sono felice di essere “sopravvissuta” a questo esperimento.” 

La chiave per un uso responsabile degli strumenti tecnologici? Il buon senso. Certo, si tratta di un “buon senso” che deve essere al passo con i tempi che viviamo e le sfide che si presentano davanti a noi: siamo nati per affrontarle ma senza costruire barriere. 

Yasmine Boukhalfa

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