Il “presidente” Lukashenko è salito al governo nel 1994, e da allora ha instaurato un regime dittatoriale. Nel 2020 è stato eletto per la sesta volta come presidente della Repubblica, anche se non sembra affatto ricoprire questa carica visto che in Bielorussia non è più presente una repubblica, figuriamoci una democrazia. In Bielorussia gli attivisti, oppositori al regime dittatoriale di Lukashenko, manifestano ogni giorno, dall’Agosto 2020, per creare una democrazia che al momento non c’è.
Manifestano pacificamente, scendendo in strada con i propri cartelloni, la loro voce. La parola è l’unica arma che gli è concessa usare, ma non hanno libertà di espressione: nessuno può permettersi di esprimere un pensiero contrario al regime, ogni giorno avvengono torture e condanne ingiuste, attivisti e giornalisti vengono incarcerati ingiustamente.
La gente viene portata in carcere inizialmente per 7/15 giorni le prime volte, poi vengono date condanne assurde, anche da 10 anni, in base a quanto si prenda parte alle manifestazioni. Gente che viene presa anche dalle proprie case per essere portata in carcere. Bussano alle porte, le buttano anche a terra se necessario.
Il carcere è disumano: niente beni essenziali, no vestiti o spazzolino, letti senza materasso, no docce, 15 persone in una cella da 2/4 persone, non c’è spazio neanche per stare in piedi (oggi 873 detenuti). La repressione è anche contro i giovani universitari che vogliono esporre le loro idee, diverse dal regime dittatoriale. Durante le manifestazioni la gente viene picchiata, anche le donne.
Paolo Greco presidente dell ISCOS dice- “Non hanno diritto allo sciopero, non viene rispettato nessun diritto umano”. Il dittatore nell’agosto 2020 disconosce e falsifica i risultati delle elezioni del popolo che avevano eletto con 9 milioni di voti Svetlana Tikhanovskaya che si era candidata al posto del marito che aveva provato ma a arrestato a Maggio senza motivo. È un uomo in gamba, carismatico, un buon oratore che con i suoi comizi aveva conquistato tutto il paese. Svetlana al momento ha spostato il governo in Lituania.

Ad oggi in rete c’è davvero poco sulla verità dei fatti accaduti, perché anche i media sono stati attaccati. Ma le persone più in pericolo in questo momento sono i giornalisti, e ne è un esempio Roman Protasevich. Quest’ultimo si trovava su un volo Ryanair da Atene a Vilnius il 23 Maggio, l’aereo è stato dirottato e costretto ad atterrare all’aeroporto di Minsk dalle autorità bielorusse per consentire il suo arresto. Dirottare un aereo civile è un atto che probabilmente nessuno si sarebbe immaginato potesse accadere nell’Europa del 2021. Ha solo 26 anni ma è un dissidente temutissimo dal regime poiché ha avuto un ruolo decisivo per le proteste dell’opposizione bielorussa e senza di lui non è detto che avremmo sentito parlare di Tikhanovskaya. Perché Protasevich non è solo un giornalista ma uno dei due principali organizzatori del canale bielorusso Telegram Nexta, che è diventato la principale fonte di informazione sulle proteste. Aveva ottenuto asilo politico in Lituania, e si era recato ad Atene proprio per incontrare la leader dell’opposizione bielorussa. Dopo essere stato catturato è stato maltrattato e costretto a dire davanti ai media che appoggiava il governo di Lukashenko.
Stefano Montanari capo ufficio stampa per i diritti umani dice- “Niente notizie sui media italiani di ciò che sta accadendo, se ne parla solo per i migranti che sono al confine con la Polonia e che quest’ultimi rifiutano”.
Il giorno in cui è avvenuto l’incontro ci è stato comunicato in diretta che Italia e Germania avevano votato contro le sanzioni da dare al dittatore. Molto probabilmente perché la Bielorussia li ha minacciati di togliere il gas all’Europa. Ma non diamo tutta la colpa al gas. Ammettiamo che ai politici italiani interessa solo del loro bene, e non di aiutare gli altri se non c’è un proprio tornaconto.
Il 14 maggio si è tenuto presso il Tribunale del distretto Oktjabrskij, città di Minsk, il processo sul “Caso degli studenti”, che vede coinvolti 11 studenti e studentesse di diverse università bielorusse e una loro docente. Questi prigionieri politici sono attivisti e attiviste del movimento studentesco ZBS Union, l’Associazione degli Studenti Bielorussi che riunisce studenti attivisti dei 15 atenei del Paese, e si trovano in prigione per essersi espressi contro il regime dittatoriale di Lukashenka e per aver partecipato alle manifestazioni pacifiche. La maggior parte di loro è stata arrestata giovedì 12 Novembre 2020, definito giovedì nero, con l’accusa secondo l’art. 342 comma 1 del Codice Penale della Repubblica di Belarus di organizzazione o partecipazione ad eventi di gruppo che violano gravemente l’ordine pubblico.

Il dittatore si è rivelato apertamente maschilista e patriarcale. Definisce la donna come una semplice procreatrice che deve stare in casa e che non può fare politica perché non ha la forza necessaria. Sono viste come una figura complementare all’uomo, non devono esporsi. Ma per fortuna le donne si sono messe in vista, e la prima dimostrazione ci è stata data da Svetlana che ha preso il posto del marito.
Inoltre ci sono state anche delle manifestazioni di sole donne. La prima protesta femminile è partita quando i primi prigionieri sono usciti dal carcere e le donne hanno visto le torture che hanno subito, allora sono scese in piazza e i primi tempi, forse “grazie” alla visione patriarcale del governo secondo cui le “donne non si toccano”, per l’appunto non sono state toccate, però dopo qualche settimana hanno superato questa barriera psicologica e picchiato anche loro.
COSA POSSIAMO FARE PER AIUTARLI? Diffondere, far vedere che noi sappiamo; e poi seguire la pagina Facebook e Instagram dell’associazione italiana della Bielorussia e se vogliamo per natale mandare dei regalini ai bambini che si trovano in Polonia, Lituania, senza famiglie. Per fare ciò basta andare sulla pagina Facebook.

Clara Giambona
