Oscar Wilde

Uno dei principali esponenti del Decadentismo inglese, nato a Dublino nel 1854, Oscar Wilde ha contribuito a cambiare il mondo della scrittura. In epoca vittoriana fu Oscar Wilde a fare rinascere il dandismo: per Wilde l’abbigliamento doveva stupire in nome del bello e dell’arte, sempre con un pizzico di ironia. Tra le sue stravaganze c’era l’abitudine a indossare abiti neri in occasione del suo compleanno e dire che era a lutto per la morte di uno dei suoi anni.

In Inghilterra, la crisi del Romanticismo è principalmente dovuta alla convinzione, sviluppata durante il periodo vittoriano, della superiorità inglese, alla filantropia e alla fiducia nella scienza, che si impongono sugli ideali di libertà e uguaglianza. A dettare leggi, nell’Inghilterra economica, è la classe mercantile che fa suo il moralismo calvinista e puritano. In questo contesto, il giudizio della società diventa quasi più importante di quello divino. Oscar Wilde si trova fuori posto: influenzato dalla cultura dublinese dell’Ottocento e dalla Francia, in lui la componente puritana, tipica degli uomini del suo secolo, è assente. Attraversati da una sottile linea di ironia, le sue parole mirano a colpire e a restare impresse, a criticare e descrivere la società a lui contemporanea, assumendo il tono di chi non parla mai troppo sul serio. I temi delle sue opere sono vari, ma quelli a lui più cari sono, appunto, il distacco dal suo tempo, perché attaccava la società in cui viveva, la bellezza, che è opera d’arte così come può essere la vita stessa, l’importanza dell’arte, che può salvare la vita di un uomo, e l’amore, descritto in modo contraddittorio.

A quest’ultimo tema possiamo ricollegare il “De profundis”, una lettera di venti pagine, dal carattere memoriale, scritte a mano durante il periodo della sua carcerazione. Queste pagine, indirizzate all’ex amante dell’autore, hanno, inizialmente, lo scopo di ricordare i cinque anni della relazione da loro vissuta ma poi, assumendo un aspetto autobiografico, tende a mostrare la propria evoluzione spirituale avvenuta in carcere e dalla quale emerge come tema principale quello dell’auto-realizzazione. La lettera venne poi pubblicata, parzialmente censurata, nel 1905 col titolo De Profundis, mentre per la versione integrale si dovette aspettare la pubblicazione del manoscritto originale dopo il 1960.

Nella lettera Wilde descrive, con una tensione emotiva veramente drammatica, la volgarità di Alfred Douglas, suo amante e figlio di un importante aristocratico, il modo in cui il ragazzo si serviva di lui solo per ottenere soldi, vino e feste; il suo penoso narcisismo e la sua rabbiosa rivendicazione di ogni capriccio; il modo in cui Alfred sfruttasse la sua protezione per farsi scudo del padre, nei confronti del quale provava un odio profondo. Perfino la colpa della sua condanna alla prigione, per Wilde non è da attribuire alla società, al padre del ragazzo o a chicchessia, ma allo stesso Alfred, che aveva costretto Wilde a denunciare suo padre per una bagatella familiare e la cui accusa s’era presto ritorta contro lo scrittore. Il De Profundis di Wilde è importante proprio per questo: in quest’opera lo scrittore irlandese fa i conti con se stesso, con la sua vita e con la sua attività di letterato prima di entrare in carcere, rivendicando i propri meriti ma anche riconoscendo i propri sbagli. Wilde rivendica l’attività di letterato, il culto dell’estetismo, l’amore per il bello e per le arti; ma allo stesso tempo abiura le sue eccessive concessioni, che traspaiono anche da qualche aforisma poco felice, ad una concezione tutta edonista della vita, ad una sprezzante ironia nei confronti del popolo e delle persone semplici, ad una visione del mondo disincantata e cinica.

Giulia Messina

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