La metamorfosi

Le farfalle, creature che da sempre ci mostrano la loro grazia attraverso le loro eleganti piroette in aria. Quando pensiamo ad una farfalla pensiamo subito ai fiori, alla primavera, difficilmente pensiamo a quello che era prima di diventare quest’insetto dall’aggraziato volo. La farfalla infatti è l’ultimo, e il più breve, stadio di una lunghissima trasformazione, che può richiedere da pochi giorni ad un intero anno, chiamata metamorfosi. Caratteristica principalmente di insetti e anfibi, consiste in un vero e proprio cambiamento dello stato fisico dell’animale, che quindi si presenterà come una creatura completamente differente, irriconoscibile persino a sé stessa. In seguito alla metamorfosi, infatti, gli animali avranno un aspetto, dei bisogni e, conseguentemente, delle capacità che ben poco hanno in comune con quelle che avevano da giovani. Le farfalle, così come le falene, insieme alle quali costituiscono l’ordine dei lepidotteri, ne sono l’esempio più spettacolare. Avendo vissuto in prima persona quest’esperienza, provo il desiderio di raccontarla e cercherò di condividere la conoscenza che ho sull’argomento, con persone come me interessate, dando soprattutto importanza alle emozioni che un’esperienza come questa mi ha suscitato.

Ebbi l’idea di allevare un bruco leggendo un libro di fotografia sulle farfalle; non riuscivo a capacitarmi di come un animale come un bruco potesse trasformarsi in una farfalla, per cui decisi di osservarlo dal vivo. Dopo qualche giorno di ricerca riuscii finalmente a trovarne uno, ed emozionatissimo lo portai subito a casa per accudirlo e dargli nutrimento, protezione e tutto quello di cui aveva bisogno con massima cura, in quanto i bruchi sono creature estremamente fragili. Era un bruco di Macaone (Papilio Machaon) ovvero quella che è probabilmente la farfalla più bella della nostra regione. Si trovava fermo sulla sua pianta nutrice (finocchio selvatico) su cui è possibile trovarlo alquanto facilmente. Il bruco era di colore verde e presentava strisce nere sul dorso con puntini arancioni. Era al suo ultimo stadio prima della crisalide; nel corso della sua vita, dal momento della schiusa dell’uovo, aveva compiuto 3 mute. Le larve di lepidotteri infatti compiono 4 o 5 mute nel corso della loro vita, durante le quali cambiano aspetto e aumentano le loro dimensioni attraverso il nutrimento che si sono procurati ininterrottamente sin dalla loro nascita.

Una volta nella sua nuova gabbietta, il bruco passò molto tempo ad esplorare, iniziò a cercare freneticamente un posto in cui iniziare la sua metamorfosi, ma mangiò poco e niente. A un certo punto si fermò, e stette nella stessa posizione per una ventina di ore. Vedendolo comportarsi in questo modo ero molto allarmato, tanto da arrivare a temere che fosse morto; rimasi quindi estremamente sollevato quando vidi, il pomeriggio del giorno seguente, che il bruco ricominciava a muoversi per cercare un posto dove fare la sua crisalide. Dopo qualche ora il bruco era appeso a un ramo verticale, agganciato ad esso da due minuscoli fili di seta. Tutto quel tempo lo aveva trascorso a “prepararsi” all’imminente trasformazione; durante la sua vita da bruco aveva accumulato abbastanza energie e adesso era pronto.

Quella sera avvenne la trasformazione: il bruco, ormai comodo e ben assestato sul suo ramo, era ancora una volta uscito dalla sua vecchia pelle, ma stavolta per trasformarsi in crisalide. A vederla si sarebbe detto che fosse una semplice fogliolina, una parte del ramo; era di un color verde acceso, la parte inferiore del suo corpo era divisa da fini strisce e la parte superiore sembrava costellata di piccoli puntini. La trovavo affascinante, principalmente per il fatto che non ne avevo mai vista una, e che sapevo che da quell’oggetto apparentemente inanimato sarebbe uscita una splendida farfalla.

La mattina dopo la crisalide aveva un colorito marrone chiaro, molto diverso dal giorno prima, e adesso si mimetizzava perfettamente col rametto a cui era appesa. Nella settimana seguente non ci furono grandi cambiamenti, se non il fatto che sembrava apparire leggermente più scura. A quel punto si trattava soltanto di avere pazienza. Da un momento all’altro la nuova farfalla, creata all’interno di quel guscio, avrebbe deciso di uscire. Trascorsero undici giorni di attesa. Nell’undicesimo giorno la crisalide era visibilmente più scura, quasi color carbone. È incredibile come la sera di quello stesso giorno appariva completamente diversa: la crisalide era adesso trasparente, e si vedeva perfettamente il disegno delle ali della farfalla, ormai completamente formata. Non avevo più dubbi, il giorno dopo avrei visto la nascita di una farfalla, la mia pazienza sarebbe stata ricompensata. L’emozione di quel momento era indescrivibile, pensai soltanto a questo tutta la notte.

La mattina seguente, dopo dodici giorni, arrivò il momento tanto atteso. Erano circa le sei di mattina, mi alzai per andare a controllare, e quello fu un momento indimenticabile, una felicità, un’emozione che non si può capire se prima non si vive. Al posto della crisalide, di quello che prima era semplicemente un bruco, adesso c’era una magnifica farfalla, dalle ali ancora umide, leggermente accartocciate, che ferma sul ramo si abituava al suo nuovo corpo, dopo una lunga attesa di dodici giorni. La farfalla aveva ali gialle decorate da disegni neri, rese ancora più splendenti dai dettagli blu e rossi nella parte inferiore delle ali. Era un maschio, si può capire dal corpo, che è più corto e affusolato rispetto a quello delle femmine.

Arrivò per la farfalla il momento di provare a volare, fece un primo volo, ma fallì. Le ali non erano ancora totalmente asciutte, doveva abituarsi al clima fuori dalla sua gabbietta. E fu allora che successe qualcosa che mi stupì molto ma che mi inondò di gioia: vedendola in difficoltà avvicinai la mano, come per aiutarla, e senza nessuna esitazione la farfalla si poggiò sulla mia mano. In quel momento la farfalla non era più una semplice farfalla, ma la sentivo come la mia farfalla. Per tutto il tempo che trascorse sulla mia mano sentii la farfalla come un vero e proprio amico, che mi stava ringraziando per la cura che mi ero preso di lui.

Sembrava che la farfalla fosse tanto incredula nel vedersi nella sua nuova forma quanto me. Passò molto tempo a muovere le sue ali, chiudendole lentamente ed aprendole bruscamente, ma anche le sue lunghe zampette, la sua spiritromba, cercava di sperimentare qualsiasi cosa ci fosse di nuovo nel suo corpo.

Le sue ali erano ora completamente asciutte, ed era il momento di spostarla dove avrebbe potuto facilmente prendere il volo. La spostai quindi sul ramo di una pianta di bouganville. Non era più sulla mia mano, e già ne sentivo la mancanza. Ovviamente rimasi con lei fino al momento del volo. Continuò a fare prove tecniche con le ali, che stavolta aprì con molta lentezza, impiegando addirittura minuti per aprirle completamente. Le ali anteriori e posteriori erano più vicine le une alle altre, muoveva le zampe freneticamente, entrambi capimmo che era pronta per volare.

Non successe nulla di particolare prima del momento del volo rispetto ai cinque minuti precedenti, ma ormai mi sentivo così legato a quella farfalla, capii immediatamente quando stava per prendere il volo, e infatti, pochi istanti dopo, lo fece.

Quel momento fu un misto di emozioni, la maggior parte nuove per me, felicità per ciò che io ero riuscito a fare, tristezza perché quello che ormai consideravo quasi come un figlio era riuscito a spiccare il volo verso la libertà, lasciandomi come ancorato al pavimento. Ne sentii subito la mancanza, ma ero felice. Fu uno dei momenti più belli della mia vita. Tutto questo percorso fu una successione di bei momenti e di emozioni, un’esperienza unica, irripetibile. Un’esperienza che mi ha lasciato stravolto, il fatto che un essere come un bruco possa trasformarsi in una creatura splendida come una farfalla è qualcosa che ancora non riesco a comprendere, che mi lascia stupefatto al solo pensiero.

Spero di essere riuscito a trasmettere ai lettori le stesse sensazioni, le stesse emozioni che ho provato durante questa esperienza e che sto provando scrivendo questo articolo e ricordando la libertà e la felicità di quei momenti. Spero che tutti possano, almeno una volta nella loro vita, provare la stessa felicità che ho provato io e la stessa libertà di una farfalla.

Giuseppe Gurgone

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