La bellezza non ha causa,
ESISTE

Ormai qualche settimana fa si è concluso uno dei tanti progetti offerti dal nostro istituto: il progetto Eclipse.
Ideato dalla Professoressa Renata Barbagallo e Elisa La Scala, Eclipse è stato un progetto pomeridiano dedicato alla sperimentazione di nuove forme espressive (da qui il nome del progetto: eclissi il fenomeno atmosferico che scopre e copre al tempo stesso), composto da una parte audiovisiva e da una parte musicale. Io personalmente ho avuto il piacere di prenderne parte come musicista.
Sin da quando è comparsa la circolare sul sito della scuola che lo annunciava, questo progetto ha attirato la mia attenzione; ma quando poi la prof.ssa Barbagallo ne ha raccontato la storia in classe ho deciso finalmente di partecipare. Nella parte musicale sarebbero dovuti essere coinvolti i maestri Lelio Giannetto e Beppe Viola tuttavia a causa della pandemia di Covid19, Lelio è venuto a mancare poco prima dell’inizio del progetto… ciò non ha demoralizzato gli insegnanti che hanno portato avanti l’iniziativa in suo onore coinvolgendo per la parte audiovisiva anche la fotografa Lavinia Caminiti. Questa vicenda oltre ad avermi fatto sentire più parte integrante della società scolastica, mi ha resa fiera di avere contribuito nel mio piccolo a ricordare il maestro Lelio.
Ammetto che durante i primi incontri ero un po’ scettica, come credo tutti i miei compagni, perché sebbene la musica fosse la nostra passione, non era il tipo di musica che noi eravamo abituati a definire tale. Per esempio io che suono il pianoforte non avrei mai pensato a suonare le corde direttamente all’interno del pianoforte stesso senza l’uso dei martelletti ma pizzicandole come fosse una chitarra. Un altro aspetto molto particolare che mi ha affascinata sono state tutte le tipologie di partiture esistenti: dalla partitura classica, alla partitura grafica (simboli che vanno a libera interpretazione del musicista) oppure alla partitura dodecafonica (sequenza di dodici note della scala cromatica ripetute in serie). Insomma inizialmente sembrava più di stare suonando note a caso che altro/l’impressione generale era alquanto dubbiosa, tuttavia andando avanti nel corso dell’anno mi sono resa conto che quella che conoscevo io era forse neanche la centesima parte di quello che è il mondo della musica. È stato dal mio punto di vista un progetto molto interessante sia per l’interazione fra le classi che soprattutto per la crescita nell’ambito della musica.
Quando verso la fine dell’anno gli insegnati hanno annunciato l’imminenza del prodotto finale, quindi un concerto aperto al pubblico insieme alla mostra organizzata dalla parte audiovisiva, l’ansia e l’emozione erano sovrane nella stanza delle prove; ma ben presto ci si è resi conto che proprio quella “paura” avrebbe aiutato tutti noi a dare il meglio. Il prodotto finale è stata forse la parte più bella di tutto il corso perché il senso di soddisfazione misti alla paura che qualcosa sarebbe potuto andare storto è una delle sensazioni che a causa della pandemia ci sono mancate per molti mesi, ma che è sempre bene non dimenticare mai.

Spero che in futuro verrà organizzata una seconda parte di Eclipse perché avere preso parte ad un progetto simile non mi ha solo aperto gli occhi verso il mondo della musica o aiutata a superare la paura da palcoscenico, ma grazie ai docenti e ai maestri è stato capace di ridare un senso di normalità agli studenti che in questo periodo era decisamente mancato.
Chiara Maniscalco
