Le grandi donne nell’arte

I libri di storia dell’arte sono costellati di figure maschili, di grandi nomi di artisti e di trattati provenienti dalle loro penne: ma le donne? Le donne sono sempre state le muse, le modelle, le protagoniste di grandi tele e sculture ma quasi mai le artefici. In un campo interamente di carattere maschile, per un pennello femminile farsi strada era un’impresa giudicata impossibile, impensabile ma la prima a riuscirci, in un periodo dominato dal lascito di Leonardo, Michelangelo e Raffaello, fu Lavinia Fontana.

Lavinia è una delle pittrici più importanti del XVI secolo e sicuramente la migliore ritrattista. Giostrandosi tra il suo ruolo di moglie e madre, con il supporto di suo marito anch’egli pittore, riuscì ad aprire una bottega e a scalare la vetta del successo. Avendo trascorso la sua infanzia nella bottega del padre, l’arte ha sempre fatto parte della sua vita e di conseguenza iniziò ad affinare le sue tecniche in tenera età. Le sue opere sono caratterizzate da una minuziosa attenzione per i dettagli, che riescono a diventare protagonisti dei quadri e che le fanno guadagnare una fama sempre crescente. Lavinia era richiesta da tutte le nobildonne che si contendevano un suo ritratto per loro o per i figli, ma la sua commissione più importante le venne affidata da papa Gregorio XIII, quando la chiamò per farla lavorare alla sua corte. Una volta diventata la “pontificia pittrice”, il suo tocco artistico venne commissionato da personalità come il re di Spagna Filippo II, nobili, cardinali e vescovi importanti.

Se Lavinia Fontana ha posto le basi per una rivoluzione del pensiero, la strada per l’uguaglianza delle possibilità è ancora lunga e la sua prossima esponente è un’altra donna nata nell’arte: Artemisia Gentileschi.

Artemisia Gentileschi è una reduce del tardo rinascimento, nata alla fine del ‘500 e ricordata per essere stata la prima donna ad accedere all’Accademia di Arte del Disegno di Firenze. Vittima di violenze da parte di un amico del padre, Artemisia si è resa icona della lotta contro la violenza sulle donne e dalle sue stesse opere emerge una forza carica di rabbia e risentimento. La sua guida, oltre al padre pittore Orazio, era un collega e amico di quest’ultimo, Caravaggio, dal quale Artemisia trae grande ispirazione e insegnamenti che caratterizzeranno il suo operato in maniera unica e che la renderanno una vera e propria precorritrice dell’arte barocca.

Facendo però un salto temporale di circa trecento anni, ci si imbatte nella più conosciuta tra le artiste della storia, il volto del femminismo Frida Kahlo. Con lei si passa ad un tipo di arte quasi opposto a quello operato dalle precedenti. Ci troviamo all’inizio del ‘900, in un momento in cui nell’aria si sente odore di cambiamento, quando Frida viene al mondo. Tutta la sua vita è una dimostrazione di forza e determinazione, rivoluzionata da un incidente che la confina a letto per anni e che come unico passatempo le offre la pittura, prima d’ora mai annoverata tra i suoi interessi. Col passare del tempo così il sogno di diventare medico cede il posto alla prospettiva di divulgare il suo messaggio attraverso l’arte: un messaggio di dolore, idee e sentimenti raffigurato attraverso un nuovo (e proprio di Frida) linguaggio figurativo.

Le donne, anche quando silenziate a forza da un bigotto periodo storico, hanno sempre trovato il modo di far sentite la loro voce. Che sia con tratti di matita o con pennellate cariche di colore e sentimenti, hanno segnato pagine di storia dell’arte lasciandoci capolavori immortali che dimostrano la loro immane determinazione.

Alice Trombino

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