
Negli ultimi anni dell’Ottocento e nelle prime decadi del Novecento assistiamo a quello che viene definito come “crollo delle certezze”: nulla sembrava giusto o certo.
In questi anni filosofi e scienziati distrussero il vecchio “universo”: nuove idee circa l’uomo, la natura e la scienza cominciarono a diffondersi nella società.
Gli studi sull’elettromagnetismo misero a dura prova le teorie sulla dinamica e sulla relatività del moto di Newton e Galilei. Secondo Galileo tutte le grandezze, incluse le velocità e quindi anche quella della luce, sono relative al sistema di riferimento in cui vengono misurate. Maxwell a fine Ottocento nelle sue equazioni, sintesi ed apice dell’elettromagnetismo, considerò la luce come un invariante. Studi successivi portarono alla verifica della tesi di Maxwell. Partendo da questa considerazione Albert Einstein formulò nel 1905 la Teoria della Relatività Ristretta che portarono all’abbattimento di uno dei concetti di fondo della fisica: l’assolutezza del tempo.

Per Einstein spazio e tempo non sono assoluti bensì relativi al sistema di riferimento in cui vengono misurati, tale scoperta portò ad un radicale sconvolgimento della fisica e del pensiero in generale. Alla Relatività Ristretta seguirà nel 1915 la Teoria della Relatività Generale che, ampliando quando già enunciato dieci anni prima, porterà al definitivo crollo delle teorie newtoniane e galileiane proponendo nuove teorie sostitutive di esse basate sulla relatività di spazio e tempo.
Einstein non fu l’unico a far crollare le certezze precostituite.
Durante gli ultimi decenni dell’Ottocento il filosofo tedesco Nietzsche abbatté ogni forma di morale e metafisica, considerate come “menzogne” costituite dall’uomo, sostituendole con l’esaltazione della vita di ogni giorno e dei poteri degli esseri umani.

Il medico viennese Sigmund Freud distrusse il concetto dell’unità della mente umana. Freud, partendo dagli studi dell’isteria, dall’ipnosi e dall’interpretazione dei sogni nel 1904 nella sua prima grande opera “L’interpretazione dei sogni” enunciò per la prima volta in termini medici la suddivisione della mente umana approfondita negli studi e nelle opere successive. Freud vedeva la mente come divisa in conscio ed inconscio, il quale a sua volta era diviso in Es (costituito dalle pulsioni più oscure e nascoste), Io (la parte razionale dell’inconscio) e SuperIo (una sorta di “morale” che limitava gli impulsi dell’Es).

La frammentazione della mente portò inevitabilmente alla frammentazione dell’uomo: per Pirandello l’uomo altro non è che una maschera lacerata dalla perpetua lotta tra “essere” ed “apparire”, per Svevo, come per Joyce, dal tempo della vita si divide il tempo della propria coscienza e dei propri pensieri.
Salvador Dalì abbandonò totalmente l’arte precedente e cominciò a dipingere la parte più nascosta dell’uomo e delle cose, il loro “essere”, mostrando anche l’inconsistenza del loro “apparire”.
In arte, musica e letteratura assistiamo alla nascita di nuove tecniche più appropriate con le scoperte compiute.
La Prima Guerra Mondiale distrusse ogni certezza rimasta: la vita perse ogni valore e caos e distruzione regnarono.

Bisognerà aspettare soltanto la seconda metà degli anni Venti, dove benessere economico e sociale cominciarono a diffondersi, per ritrovare l’equilibrio perso: l’uomo comincerà a ritrovare la sua solidità accettando e continuando le scoperte già compiute ma con la Seconda Guerra Mondiale torneranno caos e distruzione.
Giancarlo Altieri
