Il Bello

Partendo dalla concezione antica di “bello” che rimanda a qualcosa che offre alla mente e all’occhio proporzione e armonia, in virtú del quale le cose si ordinano, l’arte dell’uomo viene inizialmente considerata come un’imitazione dell’imitazione, ovvero della natura. Per i Greci, per esempio, il bello si manifesta anche dove c’è il vero: una cosa o una persona bella non poteva essere malvagia o falsa. Con il superamento del pensiero medievale, e durante il Rinascimento in particolare, i pensatori iniziano a riconoscere l’autonomia della bellezza e dell’arte, riprendendo un pensiero per primo introdotto da Plotino.

Secondo questo infatti il bello è l’intuizione dell’artista, le cui abilità creano un’unità tra le molteplici parti di un oggetto. Il bello durante gli anni del Quattrocento inizia ad appartenere ad un’attività non del tutto comune: la produzione artistica. Proprio per ciò, e poiché aveva lo scopo di elevare l’essere umano tramite il suo godimento emotivo, la bellezza necessitava di richiamare a sé alcune abilità particolari: l’immaginazione, o fantasia, sensibilità e sentimento. L’obbligo di analizzare queste capacità spetta poi all’estetica, che diventa quindi la “dottrina della bellezza”. Colui che si pone come il vero fondatore dell’estetica filosofica intesa come dottrina dell’arte e della bellezza è Immanuel Kant.

Per Kant il bello è un valore in sé ed é l’oggetto di un sentimento di piacere disinteressato. Parliamo di bellezza quando qualcosa ci procura piacere indipendentemente dal fatto che lo possediamo o meno. Possiamo quindi riassumere il concetto affermando che una cosa è bella proprio perché piace. Egli, però, distingue il bello dal piacevole: a provocare piacere può essere ciò che è utile, e grazie al quale si ricava un guadagno, o ciò che è buono, inteso come ciò che piace solo per il suo concetto. Il bello, invece, non risponde né all’utile né al buono, motivo per cui è disinteressato. Ovvero, secondo Kant non c’è nessun passaggio dai sentimenti ai concetti perché il sentire non può essere un concepire. Se il gusto è una rappresentazione del compiacimento privo di interesse, significa che il mio giudizio esige di essere validato universalmente per ogni soggetto giudicante, non per gli oggetti giudicati. Esso può essere considerato come la fruizione che deriva da un’immagine o dalla rappresentazione di qualcosa. Il bello è quindi qualcosa che suscita in noi sensazioni piacevoli e che ognuno percepisce intuitivamente ma che nessuno sa spiegare intellettualmente. La personale concezione di qualcosa come “bello” è legata anche, e soprattutto, ai nostri sensi: se stiamo vivendo un periodo particolarmente felice ci verrà più facile riconoscerlo ed apprezzarlo.

Giulia Messina

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