Breve analisi sul Ponte dello Stretto

Non costruire il ponte sullo stretto di Messina è una autentica follia. Perché l’insularità della Sicilia, ovvero il fatto che sia l’unica isola da 5 milioni di abitanti sul pianeta a non essere connessa per soli 3 chilometri di mare al continente eurasiatico, costa miliardi e miliardi di euro all’anno (si stima 6, ma non è facile calcolarlo con precisione, potrebbero essere anche di più).

 

Cosa significa questo? Che il ponte (5 miliardi) si ripagherebbe in meno di un anno. Avete capito bene. Meno di un anno e già rientri nell’investimento, che comunque per una nazione come l’Italia (una delle prime dieci potenze mondiali per PIL) è poca roba (una finanziaria può arrivare a 50 miliardi, cosa sono 800 milioni in dodici mesi?).

 

WeBuild ha ricevuto l’incarico di realizzare l’opera. È la stessa azienda che ha costruito in tempi record il nuovo ponte di Genova ed altri capolavori in giro per il mondo. Cosa aspettiamo a farla procedere? Perché non arriva un governo con un briciolo di buonsenso? Possibile che il migliore fra tutti sia risultato Berlusconi, l’unico che è riuscito a far partire i lavori dieci anni fa, prima che venissero bloccati da Monti, negando lavoro a 118.000 persone e buttando più di 50 miliardi in insularità?

 

il Movimento 5 Stelle si è espresso dichiarandosi contrario a spendere 4 miliardi per il ponte sullo stretto di Messina che crea un indotto per la nazione di 100 miliardi in trent’anni, abbassa l’inquinamento del 90%, dà lavoro a 118.000 persone e riduce i tempi di percorrenza nello stretto a cinque minuti.

 

Molto meglio spendere 4,7 miliardi per il cash back di Stato o 20.000.000.000 per una linea ad alta velocità che dovrà fermarsi a villa San Giovanni senza poter proseguire.

 

Mario Bianco

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