Molti libri sono diventati famosissimi, nei secoli, per vari motivi, in base anche alle tematiche trattate dai loro autori. In generale, molte di queste vengono utilizzate per comprendere il contesto sociale del periodo storico dell’autore o comunque del periodo da lui trattato. Grazie a tali libri, infatti, è possibile far luce sulle cause di diversi avvenimenti storici.
Nonostante l’accoglienza positiva che molti hanno incontrato, ne esistono altri che ne hanno incontrata una estremamente negativa.
Guardando indietro nei secoli, infatti, troviamo come esempio un libro che in molti scaturiva terrore, ovvero l’indice dei libri proibiti, Era un libro che conteneva tutti i titoli che, secondo il Tribunale dell’Inquisizione, non dovevano circolare, poiché non idonei alla valutazione morale dell’epoca. Vediamo quindi come nasce questo indice e cosa comportò la sua divulgazione.

Durante il periodo pre-illuminista, il clima della riforma stava iniziando a farsi sentire. In particolare, la Chiesa Cattolica con il concilio di Trento stava cercando un modo per riconquistare il potere perduto a causa di quanto accaduto nel secolo precedente con la diffusione della Riforma Protestante. Il secolo della Controriforma è caratterizzato dal desiderio della Chiesa di mettere in atto un’organizzazione capillare della società con lo scopo di controllarla ideologicamente. A questo proposito, possiamo dire che il periodo è caratterizzato dalla nascita del Tribunale dell’Inquisizione, che aveva provocato un enorme terrore nella popolazione, soprattutto sotto la dominazione spagnola dei Castiglia, in cui aveva raggiunto i suoi massimi livelli. Occorreva, quindi, l’autorizzazione ecclesiastica per qualunque libro venisse stampato negli Stati Cattolici, senza la quale nulla poteva essere pubblicato. Da questa esigenza repressiva, che si manifesta nella censura, nascono gli indici proibiti, prodotti da papa Paolo IV nel 1559. Questa serie di provvedimenti finì per isolare la cultura italiana. Pio V nel 1571 istituì la Sacra Congregazione dell’Indice, con lo scopo di mantenere i cataloghi dei libri da sequestrare e bruciare aggiornati, sino al 1966, anno in cui fu soppresso dalla Congregazione. Tra i titoli contenuti nell’indice troviamo:
- Il De Monarchia di Dante; è un’opera pubblicata nel 1312. È un saggio politico scritto in latino, formato da tre trattati in cui si parla di uno dei temi più caldi dell’epoca, ovvero il rapporto tra il potere temporale e l’autorità religiosa. In particolare, Dante aderisce alla teoria dei due soli. Nel 1329 fu posto al rogo con l’accusa di eresia da Bertrando del Poggetto. Nel 1559 fu inserito da Sant’Uffizio nel primo Indice dei libri proibiti e la condanna fu confermata nelle successive edizioni sino alla fine del XIX secolo. Nel “In Praeclara Summorum” papa Benedetto XV scrive di Dante “In verità Noi riteniamo che gli insegnamenti lasciati da Dante in tutte le sue opere, ma specialmente nel suo triplice carme, possano servire quale validissima guida per gli uomini del nostro tempo”;
- Il Decameron di Giovanni Boccaccio; fu inserito nella lista a causa dei temi trattati, ritenuti troppo osceni per i costumi dell’epoca.
- Il Dialogo sopra i due massimi sistemi di Galileo Galilei: è un’opera che l’autore voleva utilizzare per confermare la teoria copernicana secondo la quale la terra gira intorno al sole. L’opera fu proibita e Galilei fu costretto a firmare l’abiura. Alla fine, essa ottenne l’autorizzazione nel 1710.
- Tutte le opere di Nicolò Machiavelli, Pietro Bembo, Guglielmo di Ockham, Ludovico Ariosto e Arnaldo da Brescia.

Sicuramente, l’indice dei libri proibiti è stato un libro che portava sé il grande pericolo della perdita dei testi lì inseriti, e che perciò sarebbero potuti non arrivare a noi. Come abbiamo visto, i titoli riportati sono tra i più importanti della storia della letteratura italiana che studiamo tutt’oggi. Possiamo ritenerci veramente fortunati, poiché, alla fine, questo grande esempio di censura non ha impedito comunque la promulgazione delle grandi opere da parte degli intellettuali dell’epoca.
Isabella Incannila
